L’identità oggi

24 Febbraio 2021



L'identità oggi
L'identità oggi

Abbiamo parlato  in un precedente articolo (La costruzione dell’identità in un mondo che cambia)  dell’azione di decostruzione operata, in campo psicologico e culturale dalla psicoanalisi.  E abbiamo osservato che la psicoanalisi pur avendo dato grandissimi contributi, ha fallito in quanto non ha indicato una via per la ricostruzione.

Freud si era reso conto del problema, si era accorto che da un lato si doveva liberare una persona dai sintomi che le impedivano una vita piena,  ma che restava in lei il bisogno di un appoggio continuativo, un accompagnamento, una guida per le sua crescita personale.

Ma questa richiesta eccedeva le possibilità dello psicoanalista, che non poteva diventare una guida genitoriale,  perché era un professionista della cura, un medico. Infatti  Freud consigliava ai pazienti di non prendere decisioni importanti, come ad esempio sposarsi, durante la terapia analitica.  Solo che la terapia durava diversi anni e spesso si creava una dipendenza dallo psicoanalista.  Nei suoi primi film Woody Allen si presentava come un uomo insicuro che di  fronte a ogni problema doveva chiedere cosa ne pensasse il suo psicoanalista. Perchè non sapeva che direzione prendere, non sapeva chi era.

E mentre distruggere puoi farlo da solo, costruire è un atto volontario e difficile; richiede sempre una comunità. Ecco perché scarseggiano le figure dei costruttori. Ecco dove la Psicoanalisi non ha potuto dare risposte. Perché ciò che trovava come ostacolo, il rapporto col padre o la difficoltà a staccarsi dalla famiglia, la repressione sessuale, non sono più diffusi come allora. Ma non ha indicato una meta.

Tu non hai più problemi a dire che hai due amanti o sei trans o lesbica. Puoi avere qualche noia, ma nessuno ti può perseguitare, quindi non c’è più una sessualità da liberare. Ritieni di avere il diritto di avere il piacere sessuale, perché liberamente dato, da chi vuoi.

Cosa è allora represso? Io credo che noi reprimiamo tutto quello che prima consideravamo un valore. I doveri supremi, l’etica, la comunità.

Tutti oggi hanno difficoltà a dire che si sacrificano per qualcosa, per un’idea, per un valore, per un figlio, per un marito, per una moglie.

La cosa che noi abbiamo più vergogna a confessare è di sentirci parte di qualcosa più grande di noi che vogliamo, che sentiamo il dovere di difendere e che difendiamo con le nostre azioni. La stessa parola dovere ci appare insensata vergognosa. Suvvia. Abbiamo liberato il piacere! Abbiamo liberato l’individuo. Cosa c’è di più grande di me?

Il nostro inconscio allora cosa contiene oggi? forse contiene il nostro mondo collettivo, il senso della comunità, del noi, la forza delle radici. Noi ci vergogniamo a dire che facciamo parte delle nostre radici.  Lasciare, partire, recidere, per un secolo sono stati sinonimi di liberazione e crescita, di successo.

Se oggi ciò che è rimosso è la comunità, il nostro mondo collettivo, quello che dura, quello che non è negoziabile, si comprende perché il risultato sia il  diffuso senso di solitudine, di spaesamento, di distacco.

La sorgente da cui siamo staccati oggi è il collettivo, ecco il grande successo di film come Avatar, delle rappresentazioni suggestive quanto fantastiche di Gaia, la madre terra di cui tutti siamo figli e che non ci giudica ma ci da sempre cibo e frutti. e noi reciprocamente solidali.  Solo che quelle visioni, come Avatar, come Gaia, sono simboli nostalgici, nascondono tentazioni regressive, non  indicano la via della crescita ma la decrescita. Noi possiamo solo andare avanti.

Per andare avanti oggi occorre ricostruire  insieme il valore della comunità, del riunirsi verso la stessa meta, e la meta deve essere collocata oltre noi stessi.

L’inconscio il rimosso è la comunità, è il sacrificio per la comunità.

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L'identità oggi

Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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