Un esperimento sociale riuscito

1 Luglio 2019



Un esperimento sociale riuscito
Un esperimento sociale riuscito

Un sogno divenuto realtà

La Città del Sole di Tommaso Campanella non è mai stata realizzata. Tuttavia la sua idea di società ideale non è caduta nel nulla, ma ha influenzato l’opera dei Gesuiti nei territori ancora inesplorati dell’America latina.

Ma che cosa ha reso possibile la realizzazione di una società ideale in territori tanto lontani? La risposta è complessa. Perché un progetto diventi realtà occorre la presenza di molti elementi favorevoli: un contesto geografico ed economico adatto, una tradizione sociale e culturale abbastanza duttile e delle persone oggetto dell’esperimento propense al cambiamento, ma soprattutto, un gruppo al comando che abbia capacità e competenze sufficienti da un lato e forte motivazione e spinta morale dall’altro.

Mondi alternativi perfetti sono stati sempre sognati e alcuni hanno anche cercato di realizzarli, ma pochi sono i modelli che hanno visto la luce: poche città ideali, poche comunità alternative, pochi villaggi operai modello…

Ma un esperimento di grande portata, di cui si è sempre parlato pochissimo, c’è stato ed è noto come le Riduzioni Gesuite del Paraguay, anche se in realtà ha interessato i territori ancora inesplorati degli attuali Brasile, Argentina, Paraguay, Uruguay e Bolivia fra gli inizi del 1600 e la metà del 1700.

Difficile però stabilire l’entità della popolazione coinvolta a causa della reticenza dei gesuiti nel dichiarare alle autorità il suo numero reale – un massimo di 140.000 persone secondo le dichiarazioni dei gesuiti, almeno il doppio secondo le ricostruzioni esterne. Minimizzando l’importanza del più grande esperimento utopico forse mai tentato, evitavano così sia le tassazioni della Monarchia spagnola, sia le invidie dei coloni vicini. Invidie che non solo costarono alla Compagnia di Gesù la fine forzata dell’esperimento, dopo un successo durato circa 150 anni, ma le causarono anche l’espulsione da tutti i territori coloniali e la messa al bando da molti paesi europei.

 

Come salvare una popolazione

“Riduzioni” perché l’intento dei gesuiti era quello di “reducere ad ecclesiam et vitam civilem” le popolazioni che vivevano in quei territori e, al tempo stesso, di proteggere le popolazioni autoctone dai conquistatori spagnoli e portoghesi sostenuti peraltro anche dal clero secolare. Fra queste popolazioni vi erano i Guaranì, la popolazione più numerosa e, secondo i criteri del tempo, la meno “civilizzata” dell’America latina, parlavano 39 dialetti, codificati poi dai gesuiti in una sola lingua, sapevano contare fino a quattro, abitavano in capanne collettive, praticavano la poligamia e la sodomia e si ubriacavano spesso. Non conoscevano l’agricoltura, ma erano caratterizzati da una grande capacità artistica ed eccellenti abilità manuali che i gesuiti hanno valorizzato nella realizzazione di chiese e statue. Erano portati per la musica e la danza. Passioni che venivano assecondate organizzando spettacoli e sfilate.

Per salvare questa comunità dalle pressioni spagnole e portoghesi, l’unico modo dei Gesuiti era quello di isolarla e nasconderne l’entità della popolazione e la ricchezza. Così, nonostante le continue minacce e i conflitti militari e commerciali con l’esterno, internamente le Riduzioni sono riuscite a prosperare e a espandersi fino al 1750 quando è stato firmato il “Trattato dei Confini”. Con questo, la Spagna, ignara delle persone e dei beni che le Riduzioni contenessero, avrebbe ceduto sette villaggi della Repubblica Guaranì al Portogallo. Villaggi che, secondo le testimonianze dei visitatori, avevano tutto il diritto di essere chiamati città – per la loro struttura urbana, le opere architettoniche e gli impianti idraulici e industriali – se li si confrontava con le cosiddette città coloniali del tempo.

 

I risvolti imprevisti della storia

È stato allora che la strategia adottata dai Gesuiti per preservare quei territori si è ritorta contro di loro. La politica del silenzio che per 150 anni aveva funzionato, da un lato, e l’ignoranza e i pregiudizi della Monarchia spagnola, fomentata anche da tutti coloro che avevano interesse a distruggere le Riduzioni, portano quest’ultima a sottovalutare che cosa sta cedendo. Sono i risvolti imprevisti della storia. Sta il fatto che alcune riduzioni si ribellano a tale decisione e i gesuiti, ritenuti colpevoli di aver fomentato la rivolta, vengono accusati di tradimento.

Intanto, in Europa, i numerosi avversari dei gesuiti ne approfittano per coalizzarsi contro di loro. A quelli si aggiungono gli illuministi che, partendo dal mito del “buon selvaggio”, si dichiarano favorevoli all’autodeterminazione dei popoli e i teologi che disapprovano l’attività condotta con le masse invece di concentrarsi su una religiosità interiore. Così, alla fine, tra il 1767 e il 1769, 2337 gesuiti sono espulsi dall’America latina, anche se al tempo dell’espulsione quelli rimasti nelle Riduzioni erano ormai solo un centinaio.

 

Cosa resta di 150 anni di storia

Oggi, delle Riduzioni non resta più nulla. Una volta scacciata la Compagnia di Gesù dai territori coloniali, gli Indios si sono dispersi abbandonando le strutture urbane costruite dai missionari e nel corso dell’Ottocento, si sono via via integrati nelle diverse nazioni che stavano sorgendo e che comprendevano le loro terre. Delle grandiose realizzazioni architettoniche vi sono solo cumuli di ruderi nascosti dalla vegetazione e alcune statue sacre trasferite nelle città vicine. Di 150 anni di storia restano pochi documenti e qualche testimonianza degli esploratori e dei militari giunti fino alle Riduzioni.

Oggi, la riflessione che possiamo trarre da quell’esperimento è che, quando non accettiamo la realtà presente e non abbiamo i mezzi di combatterla apertamente e in modo diretto, vale comunque la pena di sognare e progettare un mondo alternativo come avevano fatto Tommaso Campanella e altri come lui, perché, se ci crediamo veramente, un semplice modello teorico astratto  potrà servire se non a noi, agli altri dopo di noi, da punto di partenza per la costruzione di una nuova realtà sia essa in un luogo lontano o in un tempo futuro.

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Un esperimento sociale riuscito

Rosantonietta Scramaglia

Laureata in Architettura e in Lingue e Letterature Straniere, ha conseguito il Dottorato in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale. Ha compiuto studi e svolto ricerche in Italia e in vari Paesi. Attualmente è Professore Associato in Sociologia presso l’Università IULM di Milano. È socia fondatrice di Istur – Istituto di Ricerche Francesco Alberoni. È autrice di oltre settanta pubblicazioni fra cui parecchie monografie.

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