Una comunità ideale

2 Luglio 2019



Una comunità ideale
Una comunità ideale

Nel film Mission viene narrato  l’esperimento delle Riduzioni Gesuite del Paraguay. Ma in cosa consisteva? Come ho scritto in un precedente articolo  (Un esperimento riuscito) il principio ispiratore era la città ideale di Campanella che i Gesuiti avevano il sogno di realizzare.

I gesuiti puntavano molto sull’educazione dei giovani e delle giovani. Educazione che si protraeva fino al loro matrimonio (15 anni le ragazze e 17 i ragazzi)e comprendeva l’insegnamento religioso, quello delle materie scolastiche tradizionali, quello artistico-sportivo e quello professionale.

Il sistema economico si basava sul comunismo dei beni, su una forma di stato assistenziale e sull’obbligo di lavoro per tutti, compresi i gesuiti e coloro che rivestono cariche politiche.

Anche se le leggi spagnole vietavano la proprietà privata di terreni agli autoctoni, nelle Riduzioni si concedeva la proprietà privata di uso vitalizio della casa, di un orto, di un piccolo lotto di terra che veniva attribuita a ogni giovane coppia al momento del matrimonio. Le famiglie possedevano anche gli animali domestici, portati nelle Riduzioni dai gesuiti, i monili femminili, purché di peso inferiore a due once d’oro, e i prodotti dell’opera artigianale e agricola svolta al di fuori del lavoro comune.

Due giorni alla settimana il lavoro si svolgeva nei campi comuni e il provento viene distribuito a coloro che non erano in grado di mantenersi – orfani, vedove, anziani, ammalati, per i quali venivano costruite grandi case d’accoglienza-, ma anche per artigiani e militari. Il resto della settimana ognuno lavorava per la propria famiglia. Dato che i Guaranì non sono portati per i lavori agricoli, la giornata lavorativa si limitava a 4 o 6 ore, e nei periodi di maggior attività non superava comunque le 8 ore. La domenica è dedicata alle attività religiose e ai divertimenti.

All’inizio di ogni stagione agricola, a ogni famiglia si affidava un giogo di buoi che quella si impegnava a restituire alla fine, in buone condizioni. Le sementi e i raccolti erano tenuti in magazzini comuni e distribuiti a seconda dei bisogni.

I gesuiti introdussero giardini di acclimatazione in cui sperimentarono la coltivazione di prodotti ambìti come la yerba, il cotone e il tè, poi prodotti su vasta scala e oggetto di un commercio redditizio con le colonie. Tanto redditizio che le grandi somme inviate a Roma per l’invio di altri missionari, quelle date alla Spagna per pagare le tasse e quelle spese per procurarsi materiali di ogni tipo, ha fatto parlare a lungo di “oro escondido” proveniente da miniere segrete. In realtà, si trattava solo di un’ottima gestione economica.

Un’altra grande fonte di ricchezza era costituita dall’allevamento di centinaia di migliaia di bovini in pascoli comuni .

Viste le abilità manuali della popolazione locale, questa veniva impiegata in gran misura nel settore secondario. Lo stato gesuita era l’unico paese industriale dell’America latina. Ogni riduzione possedeva infatti industrie molitorie, fonderie di metalli, fabbriche d’armi, cantieri navali, segherie, falegnamerie, filande. In alcune c’è anche la tipografia. I lavori industriali venivano assegnati ai giovani selezionati in base alle loro vocazioni e capacità, svolti a settimane alterne e compensati con i fondi della comunità.

Anche gli assistiti ospitati nella grande casa che ospitava chi aveva bisogno di assistenza c’erano vari laboratori e ognuno era tenuto a dare il proprio contributo secondo le sue possibilità. E, per evitare ogni spreco, dopo il raccolto del cotone, le scolare venivano mandate nei campi assegnati alle famiglie, per recuperare tutto quello che restava e darlo alla comunità.

 

Gli impianti e l’architettura

Ogni Riduzione aveva ospedali, offriva visite mediche gratuite a tutti e procurava i farmaci da una farmacia centrale della Repubblica gesuita. I medici gesuiti istituirono corsi di infermieri per i Guaranì.

Ma ciò che ha più sorpreso i rari visitatori delle Riduzioni era il loro aspetto urbanistico, gli impianti e l’architettura.  Oltre a un’accurata pianificazione delle piazze, degli isolati e delle strade con intenti sia funzionali sia simbolici, c’era una grande attenzione per la situazione igienica. A tale scopo, si costruirono cisterne di acqua potabile, pompe e conduzioni che portassero acqua anche ai lavatoi, agli impianti di refrigerazione e ai gabinetti pubblici, canali per l‘irrigazione dei campi e impianti di evacuazione delle acque reflue.

Quanto alle realizzazioni architettoniche, c’erano chiese barocche imponenti a tre navate realizzate da grandi architetti e ricche di affreschi, statue, tabernacoli d’oro, suppellettili e lampadari d’argento finemente cesellati e pesanti fino a settanta chili. Sappiamo per esempio che per costruire la chiesa nella riduzione di San Miguel sono occorsi 10 anni e il lavoro di mille uomini.

Le chiese dovevano essere soprattutto grandi e magnifiche in grado di accogliere e meravigliare numerose persone. I Guaranì, prima dell’arrivo dei gesuiti, avevano un dio protettore a cui però non attribuivano alcun onore – nessun tempio, sacerdote, sacrificio- per cui non è stato difficile introdurre statue di nuovi santi protettori di ogni località e costruire chiese per il nuovo dio.

Come capo della comunità c’era un “cacicco” spesso anche stregone. I gesuiti mantennero il potere dei cacicchi attribuendo loro le cariche civili, mentre verso la Repubblica gesuita il responsabile era il capo di ognuna delle trenta Riduzioni che la compongono. Venne anche redatto un codice civile e penale interno alle Riduzioni che rispetto a quelli del tempo, era più rispettoso dei diritti umani e infliggeva pene molto più lievi e solo in rare circostanze.

 

Il successo dell’esperimento

Questo è solo un accenno a quello chi i gesuiti sono riusciti a fare in un territorio esteso e in 150 anni. Certamente, si sono trovati davanti a una popolazione relativamente pacifica, già dedita al comunismo, senza una religione istituzionalizzata, e con una cultura che ha reso possibile la loro opera di “civilizzazione” nonostante le difficoltà e le minacce esterne. Ma ciò che li ha resi unici è stata soprattutto la loro capacità di conciliare la realtà – naturale, economica, sociale, umana – trovata sul luogo, con i loro ideali cristiani, e di adeguarsi alle inclinazioni di quelle popolazioni assecondando e valorizzando le loro abilità, senza ricorrere a processi di conversione forzata e cruenta come è avvenuta spesso nella storia coloniale.

Il film Mission, Palma d’oro del 1986, nonostante alcune imprecisioni storiche, è basato sugli eventi che seguirono il Trattato di Madrid del 1750.

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Rosantonietta Scramaglia

Laureata in Architettura e in Lingue e Letterature Straniere, ha conseguito il Dottorato in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale. Ha compiuto studi e svolto ricerche in Italia e in vari Paesi. Attualmente è Professore Associato in Sociologia presso l’Università IULM di Milano. È socia fondatrice di Istur – Istituto di Ricerche Francesco Alberoni. È autrice di oltre settanta pubblicazioni fra cui parecchie monografie.

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