Amore con il “da capo”?

14 Dicembre 2020



Amore con il "da capo"?
Amore con il

È possibile innamorarsi due volte della stessa persona? Per affrontare questa domanda, occorre avvicinare la questione del tempo, e possiamo provare a farlo attraverso la musica, che è fatta di tempo.

Prendiamo una sonata senza parole per violoncello e pianoforte, di un compositore romantico, Felix Mendelssohn, quella in Re maggiore*. Non importa che la conosciate o no. Lasciatevi condurre: si tratta di una romanza, una breve composizione di carattere sentimentale, capace di muovere con abilità i sentimenti e le emozioni di chi ascolta.

Pensate ad un breve racconto, quasi una fiaba, dove da una situazione iniziale ci si immerga in un tempo impervio, per poi uscirne. Si tratta di una composizione in forma tripartita, una delle più usate in musica (questo è uno spunto da indagare!) basata su due tecniche fondamentali: la ripetizione (far sentire più volte lo stesso materiale), e il contrasto (affiancare materiali diversi tra loro).

La struttura di questa forma è dunque A – B – A’. Immaginiamo due persone che si incontrano, si innamorano, trovano un ritmo ed un’armonia che li unisce in una fusione (parte A, detta esposizione). Poi, nel vivere, il loro rapporto si logora e muove verso una rottura: il ritmo e l’armonia si modificano, si sfaldano e i due si allontanano (parte B, detta anche sviluppo). Ma ad un certo momento si incontrano di nuovo, il loro legame riaffiora, è vivo, e si fondono ancora, si innamorano ancora (parte A’, detta ripresa).

Che cosa è successo agli amanti? Come è possibile che un’esperienza tanto dirompente e assolutamente nuova come quella dell’innamoramento possa essere ripetuta? 

Occorre sicuramente l’azione del tempo: come la musica, anche noi siamo fatte e fatti di tempo. Mutiamo senza tregua, senza accorgercene, perché questo ci darebbe le vertigini. Siamo protetti da una tale nauseante percezione attraverso stabilizzatori neurologici e psicologici. Lo stesso si può dire della percezione dello spazio: pensate a come potremmo vivere se percepissimo la rotazione terrestre? Il tempo ci rende impercettibilmente e inesorabilmente altri, diversi, nuovi.

Oltre al divenire che ci rende altri, nel tempo facciamo esperienze puntuali che ci cambiano, ci fanno acquisire prospettive nuove, sguardi nuovi su di noi e sugli altri. Per esempio possiamo scoprire qualcosa rispetto ad una persona o ad una situazione, ristrutturando la percezione che di esse avevamo.

Sia lo scorrere del tempo, dunque, che le esperienze puntuali, sono fattori trasfiguranti, in grado cioè di modificare profondamente, ri-plasmare noi stessi e la nostra relazione con la realtà.

Questo offre la condizione fondamentale di novità, necessaria ad un nuovo innamoramento.

Ripetere l’esperienza dell’innamoramento, per la stessa persona, è possibile dunque a condizione che siamo completamente altri, perché l’innamoramento è irruzione del nuovo. Innamorarsi di nuovo non significa però ripetere l’esperienza, ma innamorarsi ancora, dove abbiamo acquisito quel non so che in grado di renderci indefinibilmente e incommensurabilmente altri.

Quel quasi niente capace di trasfigurare gli stessi temi musicali al nostro orecchio, perché il percorso nello sviluppo, il tempo che è passato, l’aver vissuto, li ha cambiati.

Non si tratta di una ripetizione perché tutto è trasformato, in musica la ripetizione è solo apparente: “Anche se si risuonano da capo la sonata o le variazioni, la seconda volta succede ancora alla prima e procede irreversibilmente in una temporalità più vasta che ingloba le ripetizioni stesse: cosicché, dato che la seconda volta, seconda ordinalmente, è ancora una prima volta, una seconda-prima volta, sempre fresca e nuova. È come se io non avessi mai sentito prima la musica sentita una seconda volta” (Vladimir Jankélévitch, Il non-so-che e il quasi niente).

La trasfigurazione in musica

La trasfigurazione avvenuta nel tempo, nello sviluppo del brano musicale, per riprendere l’analogia, ha inoltre ripristinato la distanza necessaria, non solo tra il primo innamoramento e il successivo, ma anche tra i due innamorati, i quali nella distanza, tornano a percepire quei dettagli reciproci, che nella consuetudine della fusione andavano sfuocati: la consistenza della pelle, il suo profumo, la precisa sfumatura degli occhi. 

Tuttavia le sole condizioni di novità e distanza, derivate dalla trasfigurazione, non sono sufficienti. È necessario che l’antico legame affiori, sgorghi, come un fiume carsico, che ha continuato a scorrere, e di cui l’emersione è dirompente. La sua intensità nasce dall’aver inglobato, armonizzato gli elementi che prima lo indebolivano.

Ecco perché la ripresa, A’ nella romanza, ci fa percepire i temi musicali, presentati all’inizio, con un’ampiezza maggiore. Portano con sé, compongono, tutto il materiale acquisito nello sviluppo, come un fiume che nel suo scorrere aumenti la propria portata e trascini e levighi nelle sue acque ciò che incontra.  

Innamorarsi di nuovo della stessa persona può accadere. La musica ce lo insegna. 

*Per ascoltare il Lied ohne Worte (Lied senza parole) in Re maggiore per violoncello e pianoforte, op. 109 (MWV Q34) di Felix Mendelssohn-Bartholdy, consiglio l’interpretazione insuperata di Jacqueline Du Pré  disponibile su YouTube a questo link https://youtu.be/F7P6YBc9KFA

 

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Roberta Castoldi

Roberta Castoldi è poetessa, musicista e si occupa di progetti in ambito culturale e scolastico. Laureata in Filosofia all’Università degli Studi di Milano, ha conseguito il Dottorato di Ricerca in Scienze Cognitive presso l’Università degli Studi di Messina. Il suo principale tema di studio è il pensiero analogico. Le sue poesie sono apparse sulla rivista Poesia (Crocetti) e poi raccolte in La scomparsa (LietoColle Libri, 1999) con prefazione di Franco Loi, e nel 2007 in Il bianco e la conversazione (Marietti) a cura di Davide Rondoni. Ha curato per Einaudi Il libro di Morgan (2015) e tradotto saggi di filosofi francesi contemporanei. Come violoncellista ha collaborato con molti artisti italiani e stranieri: Afterhours, Bluvertigo, David Byrne, John Parish, e tanti altri. www.robertacastoldi.it

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