Nostalgia dello stato nascente

27 Ottobre 2021



Nostalgia dello stato nascente
Nostalgia dello stato nascente

Un sentimento la nostalgia composito, fatto di ricordi, immagini, sensazioni che ci riportano improvvisamente in un altro tempo. Un tempo che avevamo dimenticato perché la nostra vita è cambiata. È come una porta che si apre e ci mostra un paesaggio, come quella foto di quando a sei anni eravamo in riva al mare per mano alla mamma. Ed ecco che la mamma si ricompone davanti ai nostri occhi, ne rivediamo ogni aspetto, persino i gesti che a partire dalla foto ella faceva quando si ravviava i capelli o quel modo particolare con cui ci prendeva in braccio. E poi quel giorno, si quel giorno prima di essere in riva al mare, eravamo andati a prendere un gelato e poi la sera era venuta una bambina a giocare. Improvvisamente quella giornata è chiara e limpida nella mia mente, come la me bambina insieme ai suoi i colori, le persone, gli oggetti, persino gli arredi. Quando metto la testa nella nostalgia, avviene qualcosa che ogni volta mi sorprende. È come se si aprisse una porta del tempo e io fossi letteralmente strappata al presente e a tutto quello che lo rende tale, per diventare altra da me, risucchiata in un altro tempo, in altri odori, in altre luci, con altre persone. Quasi non ci credo quando nell’atto in cui decido di tornare, mi rendo conto che quel tempo che per me esiste e in cui sono immersa, in realtà non c’è più. E tra poco sarà di nuovo sparito nella memoria.

Un’esperienza del genere mi ha colta oggi mentre cercavo un articolo sulla gelosia. Un articolo tra diversi che la nostra rivista ha pubblicato cercando di cogliere questa esperienza da tanti punti di vista. Io in particolare me ne ricordavo uno, con un incipit brillante. Ma quando ho messo la voce gelosia nel motore di ricerca mi è riapparsa la pagina di uno dei primi numeri che componevano la vecchia rivista. Essa si intitolava “Amoreamori” e aveva una bella immagine della Primavera del Botticelli. Ma soprattutto la rivista nella prima versione era un mensile. Aveva una copertina, proprio come una rivista cartacea, un tema principale al quale tutti gli articoli in un modo o nell’altro si riferivano. Ed ecco che sono rimasta a bocca aperta a guardare la bellezza di quelle immagini, di quei titoli, di quell’insieme. Il tutto è più della somma delle parti è uno delle rivelazioni più interessanti e utili che ci ha lasciato la psicologia della Gestalt.

Di colpo mi ritrovo nello studio della nostra redazione, siamo quasi tutti quelli di un tempo, con qualche aggiunta, con qualche perdita. Ma i più siamo ancora noi, anche se meno trepidanti, meno pieni di voglia di diffondere un messaggio di conoscenza, di un modo di fare psicologia, sociologia, cultura. Ci divertiamo meno.Eravamo uniti come mai più saremmo stati in seguito, quando ognuno di noi avrebbe perso, ciascuno in modo diverso, il grande entusiasmo originario. Rivedo i nostri occhi e mi sembrano d’improvviso occhi di bambini che stanno facendo il più bel disegno della loro vita.

La nostalgia. Certo. Il nostro impegno è proseguito. Più di alcuni che di altri, con più cuore di alcuni e un po’ meno di altri. Ma è naturale, è sempre così. Quello era lo stato nascente della nostra rivista. Il nostro stato nascente. E quindi anche se tutto è ancora presente, lo siamo noi, lo è il giornale, al contempo mi accorgo che quella luce che esce dagli articoli e mi colpisce era dentro anche i nostri occhi.

E mi è venuto voglia di ributtare tutto all’aria e rifarla da capo. Tornare a un giornale mensile, dove tutti insieme con le teste curve cerchiamo le immagini più adatte, suggeriamo i temi degli articoli. Dove lasciamo a Enrico, il nostro grafico,  il compito più prezioso, quello di fare il giornale, la copertina, organizzare gli articoli nella pagina. Me lo ricordo come un artigiano e noi come degli scopritori dei lati nascosti delle cose.

I nostri primi numeri infatti erano ciascuno una vera e propria rivista che si potrebbe ricevere a casa.

Poi abbiamo sentito degli esperti e ci hanno consigliato di passare a una struttura diversa, più facile, più scorrevole, dove ognuno di noi inserisce il suo articolo appunto scorrere. E ci avevano assicurato che modernizzarci ci avrebbe aiutato a trovare uno sponsor indispensabile per continuare a creare in libertà senza dover strappare sempre il nostro tempo al resto come fosse solo un passatempo.

Tutto è diventato più facile da quel momento in poi, ognuno scriveva il suo articolo e lo inseriva. Facile no?…. ma “Il tutto è più della somma delle parti”.

Improvvisamente rivoglio con tutto il cuore rivivere quel momento magico insieme a tutti loro, quel nostro stato nascente.

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Il primo anno della rivista

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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