Ricatto

17 Ottobre 2020



Ricatto
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Gentile dottoressa,

ho 75 cinque anni e sono vedova da 10. Avevo ormai accettato il mio destino la solitudine e ho colmato il vuoto riprendendo i rapporti con le mie amiche e facendo dei viaggi. Tuttavia il periodo di totale chiusura per il covid è stato intollerabile. La mia casa è piccola e ho sofferto moltissimo la solitudine. Vicino a me abita un uomo che avevo conosciuto ai tempi dell’università, ma quando ci incontravamo non andavamo oltre a un veloce saluto. Ritrovandoci a fare la spesa, abbiamo iniziato a parlare e poi a frequentarci. È un uomo piacevole, mio coetaneo e di bell’aspetto. Non so come sia accaduto ma in poco tempo mi sono accorta che pensavo sempre a lui. Insomma il vuoto era scomparso. Anche lui ha vissuto la stessa esperienza. Ma questa insperata felicità che la vecchiaia mi sta regalando viene  messa in crisi ora da mio figlio. Al contrario di me, il Covid ha dato il colpo di grazia al suo matrimonio, sua moglie se ne è andata e ha lasciato a lui il bambino di cinque anni. Ora pretende che vada a stare da loro. Quando poi si è accorto che avevo un affetto, si è arrabbiato e i ha detto che io non sono stata una brava madre, sempre via per lavoro.

Abita a 100 chilometri di distanza.In pratica mi sta chiedendo di lasciare l’ultimo amore che la vita mi ha regalato e io i sento che non posso dire di no a mio figlio. Cosa fare?

Piera

 

Cristina Cattaneo BerettaCara Piera,

la sua storia ricorda la trama del film Le nostre anime di notte (con Robert Redford e Jande Fonda). Più che darle un consiglio, le propongo una lettura del film che potrà aiutarla a decidere cosa fare.

Come nel vostro caso, due persone anziane e sole iniziano a frequentarsi e stanno molto bene insieme, sono felici. Ma il figlio della donna irrompe un pomeriggio – si è separato, ha perso il lavoro –  e le affida il bambino. La donna, un po’ incerta lo prende con sé,  ma i timori svaniscono perchè il bambino con lei e il suo amico sta bene. Pranzano sempre insieme, l’uomo gioca con il bambino, vanno a fare delle gite  e un giorno l’uomo gli regala  un cane. A questo punto ci accorgiamo che questo insieme di persone ha raggiunto un equilibrio raro nelle famiglie di oggi. L’ insieme funziona come una famiglia che funziona. L’uomo e la donna hanno un rapporto esclusivo e il bambino ha il suo cane. L’equilibrio produce leggerezza e creatività. Il bambino lascia i videogiochi e inizia a interessarsi al mondo.

Ma  il figlio della donna torna a riprendersi il bambino.  Perché lo fa?   Si è accorto che il bambino finalmente sta bene, e pensa che deve stare con lui, con il padre. Ma lui da solo  non può dare al bambino il senso di una famiglia. Non può stare con lui, fargli da mangiare. Infatti una sera il bambino chiama perché il padre è uscito per andare a ubriacarsi. Lui allora pretende che la donna si trasferisca da sola a casa sua. Cosi lei perde il suo amore  che continuerà a sentire  solo di notte, al telefono.

Ma il film ci mostra una cosa che sembra fuori moda: che i bambini stanno bene in un nucleo familiare, anche atipico. La nonna, il suo amico, il bambino e il cane  sono un insieme di persone che formano un equilibrio familiare. Tutti stanno bene.

Invece quando la donna accetterà di trasferirsi a casa del figlio, per quanto lei si dia da fare nello stesso modo, ci accorgiamo che non c’è più in un nucleo sereno, domina il freddo senso del dovere:  la donna torna a essere la madre di due bambini. Suo figlio infatti, dopo il fallimento del matrimonio, preferisce regredire, tornare dalla mamma con il bambino, come se fosse un fratellino, anziché cercare una strada autonoma.

In ogni caso non si deve mai cedere per senso di colpa e non si ha il diritto chiedere a una persona di rinunciare all’amore.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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