Scienza sapere

2 Luglio 2023



Scienza sapere
Scienza sapere

Se domandi cos’è il sapere oggi, ti rispondono che è la scienza; è solo la scienza che ti dà il sapere. Le altre sono opinioni, credenze, ragionamenti, ma il sapere, quello che è considerato sapere utilizzabile con cui puoi fare le cose e ottenere dei risultati, è il sapere scientifico fondato sulle leggi scientifiche, sulla matematica, sulle scienze esatte. Però, in realtà, la scienza ha dentro di sé una contraddizione insanabile, perché deve essere confutabile, perché sia scienza bisogna poter sempre dimostrare che quella teoria è sbagliata. Basta un caso, secondo la teoria della falsificabilità di Popper. La conseguenza di questo fatto pratico è che la scienza non è mai in un punto, si sorpassa sempre. Allora per sapere cosa è vero, devi guardare l’attualità. Se voglio conoscere qualcosa sui buchi neri, devo prendere gli ultimi articoli usciti sull’argomento, perché gli altri sono sorpassati. La scienza è un continuo confutare il passato e affermare il nuovo; quindi non è un sapere, ma un conoscere provvisorio. In passato, viceversa, si pensava che il patrimonio del sapere non sarebbe più cambiato. Si pensava che dopo duecento anni le leggi di Newton sarebbero state considerate ancora attuali.

D’altra parte, una società ha bisogno anche di un sapere stabile che affronti i grandi problemi dell’essere umano e della sua quotidianità, da cui trarre suggerimenti e conforto. I libri sapienziali, come la Bibbia, i Veda, il Tantra, i libri di Krishnamurti e di Osho ed altri forniscono un fondamento stabile e duraturo nel tempo, un sapere anche in epoca di trasformazioni scientifiche radicali.

Oggi perciò quando diciamo che una persona ha una cultura noi ci riferiamo a due fonti conoscitive: una a quella scientifica che si rinnova continuamente, l’altra sapienziale che invece permane nel tempo.

La prima non può indicare mete e valori, la seconda deve indicare mete e valori. Entrambe sono essenziali. Esiste un sapere storico filosofico e uno rivolto alla prassi. Ricordiamoci che per millenni l’artigiano, che produceva oggetti pratici, poteva farli solo illuminato dalla dimensione duratura nel tempo o sacra. Questo sapere duraturo, sacro era cumulabile. Ogni nuovo ritrovato o scoperta si aggiungeva all’antico e produceva una sorta di progresso. Tanto è vero che quando perdi quella tradizione, perdi l’arte. Infatti il fabbro per esempio era sacro, operava al confine del sacro o addirittura nel sacro. In particolare, costruire una spada era un’arte sacra perché rappresentava la croce e doveva essere costruita in un certo modo e accompagnata da certi riti, da canti, da cerimonie e solo a quelle condizioni era efficace. In ogni caso, questo sapere o sacralità a cui dovevi attingere era nel passato. Oggi restano i libri sacri, i libri religiosi, e questa componente artigianale non lo è più perché la scienza e la tecnologia la soppiantano, senza annullarla. Le due componenti del sapere restano entrambe. Ad esempio, gli Stradivari sono stati costruiti secoli fa, eppure hanno una perfezione non più raggiungibile. Oggi ci domandiamo se alcune opere morali non abbiano le stesse caratteristiche. Certi pezzi di Kant, di Schopenhauer sono fondanti. In ogni caso l’impressione è che se vuoi andare verso il futuro devi andare anche verso il passato. Attingi a un sapere del passato depositato nei libri, nei miti, affidato al discorso, al parlare, al sentire.

Nella scienza quello che è certamente vero è l’ultima ricerca che non è stata confutata. La sua verità è legata al presente. Nel presente poiché è vera diventa dogmatica, impone il suo comando in modo autoritario, ma può anche  emergere che avevi preso una strada sbagliata. Eppure non viene messa in discussione perché si dice: in quel momento era vero.

In questo modo la scienza ha sempre ragione anche se sbaglia e non da le risposte alle domande più inquietanti e profonde della vita. Per questo abbiamo bisogno di tutta la cultura e del nostro sapere.

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Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L'universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L'amore e il tempo (2020), Il rinnovamento del mondo. E' mancato il 14 agosto 2023.

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