Soldato che scappa è buono per un’altra volta

6 Marzo 2019



Soldato che scappa è buono per un'altra volta
Soldato che scappa è buono per un'altra volta

 

Come sopravvivere in una società complessa

Il grande studioso Henri Laborit (1914-1995) osservava che la struttura nervosa umana non è stata progettata per vivere in grandi città e in una continua competizione sociale, ma per vivere in natura dove il nemico è un altro organismo vivente contro il quale ti batti singolarmente o unito ad altri, in piccoli gruppi coesi. Dai suoi esperimenti di biologia animale derivava l’evidenza che il  nostro organismo, per stare in salute, deve poter agire: combattere, oppure, se il nemico è troppo pericoloso, fuggire.

Se resti nel mezzo, se non combatti e non fuggi, se resti immobile, sei perduto e vieni ucciso.

Nel mondo moderno noi dobbiamo vivere in grandi collettività, in strutture organizzate e pur correndo dei pericoli non possiamo rispondere secondo i nostri impulsi naturali. In una struttura burocratica, statale, in un’impresa, dove sei assunto, sei un dipendente, entrandovi perdi la libertà dell’azione naturale. La società è un potente meccanismo di inibizione dell’azione. Se il nostro capo ci minaccia non possiamo gettarlo dalla finestra e non possiamo neppure salire su un taxi e scappare. Non possiamo agire con l’attacco o la fuga. Siamo come soldati in trincea, immobili  e silenziosi di fronte alle linee nemiche.

Una battaglia si svolge, ma è soprattutto mentale: dobbiamo calcolare, pianificare, fingere, fare accordi, dire di sì anche se non siamo d’accordo. Dobbiamo sempre aggregarci agli altri e negoziare ogni cosa. E nemmeno questa è un’impresa facile.

Partecipare a ciò che sta nascendo

Ma a guardare bene le cose, non tutte le imprese sono uguali: se ti trovi all’inizio, quando partecipi alla costruzione di strutture che stanno nascendo, hai la possibilità di scavarti un posto adeguato e anche combattere, unito ai tuoi soci, contro un nemico. Se vincete, farai parte del corpo dei vincitori. Ti troverai tra i fondatori iniziali e parteciperai a costruire la nuova impresa, vicino al tuo capo.

Molto diverso è quando entri in una struttura già costituita, già strutturata, con dei livelli già fatti da altri, allora vieni inserito in una casella e ti trovi in un ambiente in cui ci sono già tante persone, tante forze, di cui devi capire l’orientamento, le alleanze e poi la mentalità le esigenze il carattere di ciascuno. In una situazione strutturata hai molte probabilità di vivere in relativa tranquillità, di poter programmare il futuro. E questo è possibile, a condizione che tu continui a lavorare, come accade in acqua dove resti a galla solo se continui a nuotare. La stranezza è che questo nuotare nelle strutture burocratiche da fuori non appare, tutto appare immobile, eppure i movimenti sono continui e, anche se invisibili, producono un forte stress. Ti è stato assegnato un posto definito, che è stabile se è in fondo della gerarchia. In compenso ti sono richiesti grandi sforzi e alleanze per ottenere piccoli avanzamenti. Ma basta che tu sia qualche gradino sopra al minimo per essere sempre passibile di un attacco, che qualcuno ti sorpassi o addirittura prenda il tuo posto.

È un mondo, in fondo, anche quello burocratico, che appare il più stabile e il più sicuro, ma è solo apparenza: se guardate le cose più da vicino, vi accorgete che la gente è presa da una sotterranea inquietudine, c’è sempre un’ ombra di paura, la situazione può sempre cambiare da un momento all’altro. Anche chi occupa i vertici, posizione che riflette la posizione iniziale di vicinanza al leader, deve lavorare attivamente per resistere a tutti i cambiamenti, di cui il più insidioso è la caduta del leader all’ombra del quale era cresciuto. Gli è stato vicino, ne ha beneficiato, ma  nel frattempo si preoccupa di offuscare il suo legame con lui.

E nella crisi?

Nei periodi di grande sviluppo economico, i poteri tendono a restare stabili e anche la paura scompare o si attenua perché tutta la società corre avanti e tutti hanno l’impressione di poter migliorare. Invece nei periodi di recessione o difficoltà economica la paura aumenta, perché aumenta realmente il pericolo di perdere il lavoro, di venire scavalcato, di fare un errore, di irritare un superiore e qualcuno ne approfitta subito.

Quindi il lavoro non è soltanto quello che devi fare, ma c’è un lavoro sociale, una fatica per stare a galla, per conservare la tua posizione. In queste situazioni tu non puoi usare i meccanismi fondamentali dell’azione e della fuga. Non puoi seguire quello che è il tuo impulso primitivo.

Freud ne Il disagio della civiltà  sosteneva che il disagio nasce proprio dalla fatica di controllare i propri impulsi. Lui pensava in particolare all’impulso sessuale, ma oggi in cui non c’è più repressione sessuale, è molto più importante il controllo dell’aggressività o della tendenza a fuggire.

 

Le ingiunzioni sottili del doppio legame

In questa situazione di stallo tra due impulsi contraddittori, in cui non puoi seguire il tuo impulso, molta gente cerca degli stati di rilassamento, di sospensione della lotta e dell’azione. Fugge senza fuggire, si rifugia in stati mentali che l’allontanano dalla tensione. In certi casi la ginnastica, la palestra, lo sport, sostituiscono bene l’azione. Vi sono pratiche che sostituiscono la fuga, come alcune discipline orientali di tipo apatico, come la meditazione. Esci dal mondo, sospendi l’azione, diventi per il tempo in cui lo fai un eremita dell’Himalaya.

Ma a complicare le cose vi è il fatto che  la stessa società odierna mette gli individui in continua competizione, soprattutto per influenza dell’attivismo americano del sogno del successo accessibile a tutti: sei spinto alla ricerca continua del successo e della competizione. Viene elogiata soltanto la competizione e la vittoria. Ti mostrano sempre quelli che stanno in cima  e se sei un po’ lento vieni stimolato in tanti modi a cercare di salire la scala sociale e a considerarti un vinto se non lo fai. Contemporaneamente però e in modo contraddittorio ti richiedono l’ubbidienza cieca e assoluta, la puntualità negli orari, ti aggraviano il lavoro, ti vogliono gentile, ossequiente.

È quello che Bateson chiamava, in riferimento alle famiglie patologiche, il ‘doppio legame’: quando un genitore dà due ordini contraddittori al bambino per cui costui, qualunque cosa faccia, sicuramente sbaglierà sentendosi colpevole.

“Andrea prendeva tutti 10 sin da piccolo, Giacomo è troppo violento, stai seduto e non disturbare” sono alcuni mantra che tutti noi abbiamo sentito, insieme alla poetica affermazione che i bambini sarebbero tutti buoni e tranquilli se educati nella pace e nella gioia. A questo stesso bambino, che deve essere silenzioso e ubbidiente, chiedono poi di essere il primo in ogni competizione, in ogni gara e lui vede che quelli che si comportano in modo violento e saltano le regole vengono elogiati e ottengono posizione di potere.

 

Soldato che fugge è buono per un’altra volta

Veniamo ora al secondo istinto altrettanto importante, quello della fuga. Laborit in diversi esperimenti aveva dimostrato che ritirarsi dalla lotta è spesso un vantaggio. Anche osservando il comportamento dei malati in sala operatoria, aveva scoperto per primo che anziché eccitanti ai pazienti andavano somministrati dei sedativi per evitare la reazione difensiva dell’organismo.

Egli stesso cercò sempre di essere indipendente nelle sue ricerche e consigliava di conservarsi preservando la propria indipendenza. Vi  è un piccolo libretto,  L’elogio della fuga, in cui mostra  perché molto spesso la fuga sia la nostra migliore opzione e che è  tutt’altro che disonorevole. La fuga diventa addirittura un dovere in condizioni in cui sei sicuro di perdere.

Sostare a lungo in situazioni in cui non puoi né attaccare né fuggire, almeno sul piano dell’azione, è per Laborit la causa primaria delle malattie psicosomatiche. Ipertensione arteriosa, gastrite cronica, ulcere, coliti, scompensi emotivi e disturbi importanti dell’umore. Da lui è derivata una immensa mole di ricerca sulla relazione tra il mondo sociale e la salute organica.
Stare fermo in allerta per molte ore tutti i giorni porta ad assumere posizioni innaturali che provocano danni all’apparato scheletrico; ma anche a malattie come la bronchite spastica, la cefalea. Altre malattie contagiose sono dovute alla caduta delle difese immunitarie. Per non parlare delle vere e proprie nevrosi che oggi si scaricano in modo cronico, talvolta violento nell’ambito della famiglia e nelle relazioni amorose, che non reggono più l’impatto e si disfano.

 

L’immenso potere dell’immaginazione

Laborit la elogiava come la vera fuga rimasta all’uomo moderno, ma era già ampiamente utilizzata dagli uomini preistorici: è l’immaginazione, tanto passiva quanto attiva.

Guardiamo i film, seguiamo gli spettacoli di teatro, viviamo la vita di personaggi immaginari, oppure, se siamo in grado di passare dall’immaginazione passiva a quell’attiva,  siamo noi stessi che inventiamo, ricostruiamo. Il mondo da noi immaginato non ha nulla di vero, è creato dal nostro sistema mentale, ma è per ciò stesso immensamente libero.

La sua verisimiglianza con la realtà ci permette di diventare creatori di una storia che potrebbe essere vera, di cui decidiamo la trama, interamente, dall’inizio alla fine.

C’è a mio avviso, e anche per Laborit, un’immensa differenza  tra la fuga passiva e quella attiva: nel momento in cui io mi impegno attivamente in una costruzione immaginaria do forma a un mondo che mi allontana da quello che mi fa star male.

Costruisco un  mondo dove posso esprimere le mie emozioni, le mie ambizioni e capacità, è il momento di massima creatività in cui si manifesta pienamente  la natura umana. Dove scopriamo l’ispirazione che un tempo si riteneva essere un dono divino, possiamo sconfiggere il male a nostro piacimento e far trionfare i nostri valori.  Ma non è solo una fuga. Oggi si dice che manchino capolavori in tutti i campi: film mediocri sostituiti da serie in cui i team di esperti danno le indicazioni di quel che il telespettatore si aspetta. No, la vera immaginazione sovverte il gioco, crea un nuovo genere, rompe schemi vetusti. I grandi della storia hanno creato uno scenario in cui il loro messaggio diventava vitale.

È nell’immaginario che pensi le cose che poi farai. Il grande architetto che costruirà una città, prima la deve immaginare e a volte poi non la costruisce neppure. La Gerusalemme terrestre fu costruita sul modello immaginato della Gerusalemme celeste.

Leonardo ha immaginato una grande varietà di cose che poi non ha costruito: furono state fatte secoli dopo. La strada della poesia dell’arte dello studio, del sapere coltivano la civiltà, oltre che la salute e la felicità della nostra vita. E producono cultura, civiltà, raffinatezza.

 

 

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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