Un amore normale

24 Ottobre 2019



Un amore normale
Woody allen

Woody Allen nei suoi primi film, metteva in scena un uomo pieno di dubbi e di complessi, un uomo che non poteva fare a meno di parlare continuamente con la donna di cui era innamorato e poi di analizzare ogni singolo aspetto del suo rapporto sentimentale, con le amiche, e infine di raccontare ogni cosa al suo  psicoanalista, cercando di spiegare anche ciò che non si può spiegare. Nel suo continuo snocciolare i dubbi, le paure, le incomprensioni, le attrazioni, la sua filmografia faceva saltar fuori un tipo di uomo moderno, che non era mai stato al centro di una storia e che non era mai stato vincente.

Eppure, due aspetti si distinguevano nettamente rispetto al mondo (e a molti film ) di oggi: il personaggio Woody riteneva che l’amore fosse una cosa importantissima, centrale, forse la sola cosa importante dell’esistenza, e non esitava mai a combattere per avere la donna che desiderava.

Il suo personaggio poteva essere problematico, ma mai rinunciatario.

Alla fine ti accorgervi che questo piccolo uomo gracile, che non poteva esibire un corpo atletico, privo di qualsiasi attrattività muscolare ed estetica, riusciva a fare breccia utilizzando il  soggetto che conosceva meglio: se stesso. Woody usava se stesso e le sue nevrosi per muovere al riso. E a furia di ridere di lui, si finiva col ridere con lui, perché riusciva a farti entrare nel suo mondo utilizzando una capacità affabulatoria che non aveva pari.

Il telespettatore riceveva così una lezione duplice: che il mondo dei sentimenti è importante e che l’amore richiede più che doti di bellezza e prestanza fisica, di saper entrare in sintonia  con l’altro, e una smisurata capacità di non cedere mai.

Nel mondo di oggi il personaggio tormentato e gracile, ma riflessivo, è scomparso. Allen stesso ha cambiato il soggetto dei suoi film da ormai molte decadi, anche se continua a fare film di grande qualità e con delle trame intriganti e divertenti.

Invece oggi, in generale, nella cinematografia,  viene rappresentato  l’uomo macho, l’uomo potente, che appare forte. E la donna non è quella timida problematica, anch’ella un po’ nevrotica, che si affiancava a Woody.  Il sesso è  spesso un atto di irruenza,  un raptus improvviso che esprime un bisogno che deve essere soddisfatto immediatamente, ma che non viene fatto oggetto di alcuna riflessione verbale e che non sembra aver molto a che fare con l’amore. Esso come inizia, finisce.

Quello che inoltre viene meno nelle storie di oggi è una vera trama.

Sempre più storie non riescono a svilupparsi  a partire da situazioni normali, come quelle di Woody, che ti mostrava i tentativi di avvicinamento tra uomo e donna e tutte le difficoltà del caso, ma hanno bisogno di situazioni eccezionali, fuori dal consueto. Il cinema oggi racconta la malattia. Ad esempio sono aumentati enormemente i film che raccontano le storie di persone gravemente malate. Il paralitico, la malata di alzheimer, il bambino autistico, la ragazza cieca, il malato terminale. È come se noi non potessimo più immaginarci una storia tra persone che vivono un’esistenza normale, ma che, con i loro difetti e limiti  riescono a incontrarsi (oppure che raccontano perchè non riescono).

Solo nelle situazioni limite, in quelle gravi, dove ogni piccolo passo è una conquista estremamente difficile e la vita normale non c’è più, molti film di oggi riescono a rappresentare un vero innamoramento, oppure il nascere di una vera amicizia. La formazione di legami forti tra le persone. Legami che riescono a superare le incomprensioni e non si fermano al primo ostacolo  sembra non abbiano più chance.

Questa difficoltà riflette il racconto che domina il mondo di oggi: e cioè che l’innamoramento bilaterale e duraturo è impossibile. Qualunque persona su cui farai affidamento prima o poi ti tradirà o ti lascerà, oppure lo farai tu. Oppure dovrete separarvi perché la società vi costringerà a accettare lavori a migliaia di chilometri di distanza. Lavori che non rappresentano una vera realizzazione, ma solo un po’ migliori di quelli di cui vi potreste accontentare se metteste in cima la volontà di stare insieme. Si tratta di una narrazione sociale, di un così fan tutti, che non rappresenta la verità del mondo intimo delle persone.

L’innamoramento è stato espulso dalla vita normale, si è dimenticato che richiede un’arte, una fatica, un volere e che arte, fatica e volere fanno parte della vita normale e di qualunque conquista nella nostra esistenza.

Questo deriva, come ho detto, dal fatto che si è diffusa l’idea che amare e essere amati sia qualcosa di impossibile e soprattutto che se ne possa fare a meno.

Ma tutti quando riflettono su loro stessi sanno ben distinguere, pensando alle loro esperienze, quelle insignificanti dai veri amori. E i veri amori sono quelli che riempiono la nostra esistenza.

Per questo non bisogna stancarsi di dire a chi non l’ha provato, che le esperienze erotiche senza amore sono come acqua che scorre senza lasciare segni, ricordi, impressioni. Anche l’ardore erotico più intenso non è che una lontana e pallida imitazione di ciò che si prova nel  fare l’amore con la persona di cui sei innamorato.

Puoi farne a meno? Di tutto si può fare a meno, ma fare a meno dell’amore, significa inaridirsi.

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Un amore normale

Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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