Siamo in troppi? La demografia di Avengers Endgame

19 Luglio 2019



Siamo in troppi? La demografia di Avengers Endgame
Demografia e Avengers

Il film Avengers Endgame  è il film che ha avuto i maggiori incassi nella storia del cinema.

Come mai?

Di certo il motivo principale sta negli eroici protagonisti dei fumetti nella Marvel: Capitan America, Thor, Iron Man, Hulk  e nel fascino e nella bravura degli attori di Avengers Endgame, primo tra tutti l’irresistibile Robert Downey jr. Tuttavia tutto questo non basta a spiegare un successo planetario così clamoroso.

In Avengers Infinity War , il film precedente,  c’era stato un evento epocale, mostruoso, inaudito:  lo schiocco di Thanos, il cattivo, o com’è più di moda definirlo, il villain del film.  Il personaggio schiocca due dita  e provoca con quel gesto la morte di metà della popolazione umana. A caso. Senza distinzione di età, di sesso, di razza. La Terra si ritrova con metà degli abitanti. Per intenderci: da quasi otto miliardi a meno di quattro miliardi.

Ora, arrivati al capitolo finale, i protagonisti devono affrontare un mondo dimezzato e decidono di ripristinare la situazione precedente.

Sarà  un altro schiocco di dita, altrettanto drammatico, quello di Tony Stark/ Iron Man, che riporterà in vita il cinquanta per cento della popolazione pagando l’eroismo con la sua vita.

Thanos è sconfitto, ma anche nella sua ultima battaglia ripete le sue argomentazioni: siamo in troppi e occorre correre ai ripari, a qualunque costo.

Egli, infatti,  proviene da un pianeta che si è autodistrutto a causa dei danni provocati dall’eccesso di popolazione. Ha visto guerre, carestie, orrori di ogni tipo. Ora si teletrasporta da un pianeta all’altro alla ricerca di poteri che possano portarlo a uccidere metà degli esseri viventi, perché l’altra metà sopravvissuta prosperi e viva in pace.

Secondo i critici cinematografici Thanos, il titano dal volto mostruoso di Avengers Endgame, che porta un nome ispirato al sostantivo greco thanatos, morte, è uno dei cattivi più amati di sempre.

Ha un fan club su internet di un milione di sostenitori, e in migliaia di dibattiti on line molti affermano, anche in modo inquietante: “Thanos ha ragione”.

Non è che dentro di noi alberga Thanos di Avengers Endgame? Non è che tante persone pensano che si starebbe meglio in un mondo meno popolato? In fondo, basta voler parcheggiare a Milano in ora di punta per desiderarlo. Qual è il motivo del suo successo?

La spiegazione potrebbe essere più semplice: la demografia, ovvero la scienza che studia la popolazione con particolare attenzione alle sue variazioni numeriche e statistiche, catalizza da sempre molto interesse. Ognuno di noi è parte della materia,  ognuno di noi è presente nelle statistiche.  La demografia, in definitiva siamo noi.

In questo periodo storico  sta aumentando il timore del sovrappopolamento del pianeta, soprattutto in funzione dei cambiamenti climatici .

Il surriscaldamento sottrae parti della terra alla possibilità di coltivazione ed allevamento. La siccità e desertificazione potrebbero portare a uno scenario di lotta per garantirsi l’acqua potabile. Molti pensano che l’umanità sia a rischio di autoestinzione, anche per questo motivo.

Il progetto di diminuire la popolazione, comunque, non è di certo una novità.

Il controllo delle nascite è antico come l’uomo e l’ipotesi di sterminare intere città è presente anche nella Bibbia (Sodoma e Gomorra, per non parlare della catastrofe del Diluvio Universale), ma è stato solo con il reverendo Malthus che ha trovato una sua teoria, da cui è nato appunto il “malthusianesimo”. Malthus era un uomo del XVIII secolo, il secolo della transizione tra il mondo agricolo e il mondo industriale e la necessità di far figli per coltivare la terra stava venendo meno.

È nel sessantotto che però che scoppia la “bomba”. Nel vero senso della parola.

Un autorevole studioso dell’Università di Stanford (California) Paul Ehrlich pubblica un libro dal successo sensazionale:  The population bomb (la bomba demografica). I presagi sono drammatici: secondo Ehrlich con la crescita esplosiva della popolazione (era il periodo del baby boom), stava per aprirsi un’era in cui non ci sarebbe stato abbastanza cibo per tutti.

Nel 1972 il Rapporto sui limiti dello sviluppo commissionato al MIT dal Club di Roma, basato sulla simulazione al computer, predice le conseguenze della continua crescita della popolazione sull’ecosistema terrestre e sulla stessa sopravvivenza della specie umana.

Da allora, specialmente dalla nascita del movimento ecologista, da poco tornato in auge con il fenomeno Greta Thumberg , l’allarme popolazione è in aumento.

La Cina ha adottato la politica del figlio unico, molto controversa e di fatto terminata nel 2019, che però ha stabilizzato la popolazione del paese asiatico a meno di un miliardo e mezzo.

il sito  Worldometer in tempo reale, come un grande orologio mondiale,  fornisce i dati sul numero di persone viventi in quel preciso momento sulla terra (in questo periodo più di 7 miliardi e settecento milioni contro, ad esempio, i tre miliardi e mezzo del 1968, anno dell’uscita di The population bomb ), e altre statistiche demografiche, cliccatissimo.

Ci sono teorie ottimiste, basate sulla fiducia del progresso dell’uomo, e teorie pessimiste, fondate sulla sfiducia del comportamento umano e su una presunta scarsità di risorse.

La questione tuttavia è primaria, vitale, e dovrebbe essere al centro della politica e non ai margini, come ora.

L’interesse delle persone a riguardo arriva, tuttavia, attraverso altri ambiti, come quello di un film degli Avengers, in cui alberga senza vincitori il quesito: “Thanos ha ragione o Thanos ha torto”?

Anche questa è la modernità.

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Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico (email), laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pavia, è studiosa di geopolitica e di cambiamenti nella società. Collabora come sceneggiatrice con una casa cinematografica di Roma, è regista di documentari e scrive testi per il teatro. Una sua pièce: “Amaldi l’Italiano” è stata rappresentata al Globe del CERN di Ginevra, con l’introduzione di Fabiola Gianotti. Scrittrice e poetessa, è direttrice di una collana editoriale di poesia e giurata di premi letterari internazionali. Il suo ultimo romanzo è “La fidanzata d’America” ( Castelvecchi, 2020).

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