Una moderna schiavitù

10 Novembre 2017



Una moderna schiavitù
Una moderna schiavitù

Andrea è partito per le ferie estive senza dire a Sara quando tornerà. E’ il suo comportamento abituale: arriva all’ultimo momento e le telefona, Sara si precipita disdicendo gli altri impegni.  Questa volta l’attesa è stata più lunga del solito. Dopo venti giorni, finalmente, Andrea le scrive un breve messaggio: le scrive che rientrerà per un giorno in città e potrebbero vedersi. La cosa è umiliante. E’ agosto e Sara è nella sua città calda, assolata, mentre Andrea è via. Lei aveva sognato di fare qualche giorno di vacanza insieme. Nel rispondere che naturalmente ci sarà, gli chiede se sarà possibile passare insieme, quella  sola giornata, al mare…Sara sta vhiedendo una cosa molto piccola, minimale. in fondo stanno insieme da molti anni e  Andrea sembra accettare,  ma  dopo pochi minuti le scrive: “ scusa ma ho  un impegno urgente  e non posso più venire”. “Ma come, a ferragosto?” Scrive lei addolorata. Ha paura di averlo perso, ma è disarmata dalla menzogna e molto arrabbiata. Si rende conto che  Andrea non ha neppure il coraggio o il tempo  di telefonarle. E così sodo tanti anni di schiavitù, in quel momento qualcosa si rompe dentro di lei: ha un insight e finalmente VEDE LA SITUAZIONE.

Si rende conto che Andrea mille volte ha finto di sparire  e mille volte lei ha pianto un abbandono che non si è verificato.

Dunque, è probabile che Andrea tornerà  tra alcuni giorni, dopo averle fatto sentire la  sua mancanza, senza dire nulla, come se fosse normale, senza chiedere scusa,  rendendo normale quello che normale non è –  e lei, stremata dall’attesa, dimenticherà la rabbia e si dimenticherà di esprimere i suoi bisogni;  accetterà quello che lui le offre, un po’ di suo tempo come un grande dono.  Lei avrà vissuto, ancora una volta, la perdita e gli effetti terribili che provoca.

Situazioni come questa oggi sono molto frequenti e tendono a cronicizzarsi Due persone sembrano stare insieme, ma uno è innamorato e l’altro no. Uno aspetta trepidante e l’altro arriva quando ha un buco libero perchè sa che sarà trattato come un re, una regina.  Sara e Andrea sono figure tipiche (potremmo dire archetipiche tanto sono comuni) del panorama sentimentale di oggi. Andrea ha il  comportamento tipico del narcisista, di una persona che ha così paura del coinvolgimento affettivo,  di assumersi qualche responsabilità e soprattutto di “darsi”,  da poter avere relazioni solo con persone come Sara, le uniche disposte a frequentarli.  Sara ha il comportamento di una “dipendente affettiva”, triste espressione che indica un essere umano che continua a cercare l’amore dove non c’è, scambiando un’eco per il suono vero.

A ben vedere la verità è sotto i nostri occhi, ma mentre Andrea la conosce Sara non la vede.  La verità è un fatto e il fatto è che Sara è innamorata, mentre Andrea no. é un amore unilaterale.

nell’amore unilaterale su aspetti l’altro che ogni tanto arrivando ti riempie di felicità, ma poi se ne va ancora e tu piombi nell’attesa infelice,  un’attesa in cui vivi il rifiuto. ti senti non amabile, brutto, senza valore.

Ma in più, come Sara, diventi vittima del  sogno illusorio di vincere l’altro, di cambiarlo, di trasformarlo in quello che non è.  Andrea e Sara in questo modo non hanno una vera relazione, ma un braccio di ferro; Sara non molla perché  percepisce (sbagliandosi)  qualcosa dentro di lui oltre la corazza e non si arrende, perché ha fiducia. Sara non riesce a realizzare  che  quello di Andrea non è amore perché quando sono insieme, “si amano come per lei è amore”. Eppure Andrea, se vogliamo, non ha mentito. Le ha detto che vuole essere libero e che non si vuole legare. Solo che Sara queste parole non le sente, perchè quando lui l’abbraccia, la verità è in quello che lei prova, che non ha mai provato con nessuno.

E’ vero, non tutte le relazioni difficili sono solo strumentali. Potrebbe anche darsi che Andrea abbia verso Sara   anche un po’ di  vero affetto: talvolta persone come Sara e Andrea si vogliono bene ma  con un livello di consapevolezza e amore inferiore alle loro possibilità.

Ma una cosa è certa Andrea non ama Sara, perchè chi ama rompe col suo passato e muta profondamente e non può lasciar soffrire il suo amato. Chi ama fa un progetto di vita con la persona che ama, non la lascia sola a soffrire.

Se Sara tiene in piedi il rapporto significa che un nutrimento lo riceve. Ed è ingiusto definirla con disprezzo una mendicante d’amore.  E anche Andrea, con tutti i suoi limiti, torna sempre da lei. Ma perchè torna? torna da uomo adulto che sa quello che fa o torna come un bambino dalla mamma a cercare una fugace consolazione nel suo amore smisurato?
Sicuramente, possiamo dire a Sara che Andrea è un uomo difficile e non cambierà: ha stabilito sin dal primo giorno i confini di questa frequentazione e lei li ha accettati, salvo poi continuare per tanti anni a illudersi di poter cambiare  sia  le regole sia Andrea. E non si può fare a livello del quotidiano: bisogna rifare i patti.

Che fare?

Sara può iniziare  a liberare se stessa prima di fare qualunque nuovo patto con lui. Come? Osservando che quando Andrea si allontana, attiva in lei il meccanismo della perdita e questo agisce su di lei, rendendola arrendevole e passiva.

Sara può quindi iniziare a rendersi indifferente a un comportamento di Andrea che è indice di una grave immaturità o di abbandoni subiti a sua volta. Svuotare il comportamento di Andrea dal dramma, è il primo modo per liberarsi.

Poi Sara deve guardare come ha ristretto la sua vita a furia di aspettare Andrea e come questo l’abbia imbruttita e limitata. Questi amori tengono le persone ad aspettare perchè niente sembra avere più valore del proprio innamorato.

Si faccia altri amici, frequenti ambienti dove i suoi talenti, di Sara, abbiano valore. Dove si celebri chi arriva per restare  e condividere, non chi scappa.
Si tolga quella faccia triste e cerchi altrove quello che le manca. Andrea lo tenga pure, se le è difficile lasciarlo, ma non gli permetta più di essere l’unica presenza nella sua vita.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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