Università ed élite

28 Settembre 2021



Università ed élite
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Università ed élite 

Negli ultimi decenni è avvenuto anche in Italia una profonda trasformazione dell’insegnamento superiore e in particolare dell’insegnamento universitario e quindi del significato che hanno diploma e laurea in un sistema economico e politico come il nostro.

Gli anni Cinquanta

Torniamo indietro nel tempo, agli anni Cinquanta quando era ancora valida la riforma Gentile e il sistema scolastico e universitario erano modellati per rispondere alle esigenze della società della fine Ottocento e dell’inizio del Novecento. Vi erano scuole professionali, scuole tecniche che producevano lavoratori capaci di risolvere problemi del loro campo. Fondamentali dal punto di vista dello sviluppo economico perché l’Italia si stava avviando a diventare una nazione industriale. Infatti tanti progressi tecnici furono dovuti a operai, operai specializzati, periti, oltre che ovviamente a ingegneri molto abili.

Vi era poi un secondo settore dove era molto elevata la domanda di competenze ed era quello della legge, della amministrazione, di qui l’importanza delle facoltà di legge da cui uscivano avvocati, magistrati, funzionari. Questo campo assicurava una carriera lunga e regolare.

Tutto il settore medico della salute, dell’igiene era coperto dalla produzione di medici preparati e presenti su tutto il territorio, la cui preparazione richiedeva lunghi anni di studio e specializzazione.

In sostanza esponendo le cose in modo estremamente semplificato le lauree si distinguevano in base al tipo di settore. Uno seguendo il suo corso di laurea uno prefigurava il tipo di lavoro che avrebbe svolto in seguito. Il medico faceva il medico. Il farmacista metteva su la sua farmacia; l’ingegnere entrava nel sistema industriale. Chi studiava Scienze politiche nell’amministrazione. Ciò che caratterizzava l’intero sistema scolastico dalle elementari, alle medie, all’università, lo spirito che l’informava era ugualitario. Non nel senso che nella società non vi fossero delle differenze di ruolo, potere, responsabilità, l’università era frequentata da un élite, ma che a tutti i cittadini venisse data la possibilità di accedere ai ruoli superiori. La scuola elementare era qualcosa che dava a tutti i fondamenti del sapere e del vivere civile: non discriminava. I programmi erano gli stessi, gli esami erano gli stessi. I criteri con cui venivano dati i voti erano gli stessi in tutto il paese. La differenza più grande era tra le scuole tecniche e i licei. Anche  il liceo scientifico e classico erano differenziati, ti preparavano a indirizzi diversi.

Quindi, una volta che gli studenti erano incamminati lungo il loro percorso lo seguivano sino alla fine.

Il processo di “sdifferenziazione”

Verso gli anni Sessanta è avvenuta una rivoluzione. Gli studenti pensavano che i binari prestabiliti dall’ordinamento fossero troppo limitati. La società richiedeva competenze differenziate, cambiava velocemente, lo studente si rendeva conto che nel corso degli anni i suoi interessi, il suo orientamento cambiavano.

La nostra era diventata una società aperta, dinamica e di conseguenza vi fu una spinta fortissima a cambiare e ad allungare i tempi della scelta.

Si moltiplicarono all’interno delle facoltà i corsi di laurea e vennero rivisti dalle fondamenta i requisiti per l’accesso. Ora chiunque poteva andare in qualsiasi corso di laurea, da qualunque scuola superiore.  Ed erano molto più numerosi gli studenti che potevano studiare sino al conseguimento della laurea.

Nel corso del tempo questa apertura portò a un grande ampliamento dell’offerta universitaria con l’apertura di molte sedi nuove e anche nuovi corsi di laurea che cercavano di rispondere alle nuove richieste del mercato del lavoro non sempre riuscendo a restare allineati ai cambiamenti delle dinamiche produttive.

Le università che sino a quel momento avevano prodotto le élite della società, non erano più in grado di fornire, in molti campi,  un titolo valido per l’inserimento lavorativo e la carriera.   Mentre prima tutte le lauree erano giuridicamente uguali e davano grossomodo un’analoga possibilità di affermazione professionale e il mercato del lavoro era in grado di inserirli.

Per contro iniziarono a mancare le figure operative, operai specializzati, tecnici, informatici.

Come ha risposto il settore a queste sollecitazioni? Da un lato ritornando a puntare sugli istituti tecnici e creando nuovi percorsi parauniversitari di formazione tecnica. Corsi di uno o due anni, istituiti in stretta connessione con le aziende che formano professionalità molto richieste dal mondo del lavoro e che vengono subito assorbiti nel circuito produttivo. Paradossalmente è molto più facile l’inserimento lavorativo per queste figure che per molti laureati  in alcune discipline tradizionali.

E in campo universitario si è ritornati a introdurre criteri di selezione,    sbarramenti in entrata.  Per accedere ad alcune facoltà universitarie  devi avere un voto di diploma alto, e questo è legato ad aver ottenuto punteggi elevati anche negli anni precedenti. Per accedere devi avere un iter scolastico ineccepibile. Ma si sono anche create grandi differenze tra le varie università. Alcune sono in grado di fornire una formazione di primo livello che ti mette in grado di competere nel mondo.

Chi vuole avere successo

Oggi chi vuole avere successo, vuole fare carriera, guadagnare molto, non deve solo riuscire molto bene, deve cercare un’Università di altissimo pregio e ben inserita nel sistema industriale.  Deve saperla individuare per tempo e finalizzare tutte le energie per potervi accedere.

Questo modello è totalmente derivato dagli stati Uniti d’America dove vi sono Università di primo, secondo terzo grado. Le prime ti assicurano un successo immediato e un ottimo posto di lavoro, mentre le altre non ti assicurano niente. Le famiglie sin da quando il bambino è piccolo hanno in mente questo schema e di conseguenza cercano di farlo arrivare nei college più noti e prestigiosi, collocati ad alto livello nel sistema professionale politico ed economico. La maggior parte dei grandi manager esce da poche università di altissima qualità che ti assicurano il tipo di inserimento giusto e il tipo di relazioni che ti permettono di riuscire  nel sistema produttivo e sociale.

Dunque oggi il divario che prima vi era tra chi frequentava l’Università e chi no, tende a ripresentarsi sotto un’altra forma, quella tra le differenze nel prestigio dell’Università frequentata. Non ci sono bravi professori in molte università? Certamente, ma è soprattutto ciò che non si vede a fare la differenza: un certo ambiente sociale, rapporti con le élite economiche, tecniche e scientifiche, importanti relazioni internazionali.  Dunque dovremo abituarci al fatto che la classifica delle Università avrà sempre più una reale e concreta conseguenza sul valore, sulla spendibilità del titolo di studio.

E di questo, soprattutto i più bravi e ambiziosi, devono tenerne conto.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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