Un Ballo tra Storia e Memoria:
«Un ballo in maschera», celebre capolavoro verdiano del 1859, ha segnato una vera svolta
nel panorama della lirica. In quest'opera, Giuseppe Verdi non si limitò alle consuete prodezze vocali tanto care all'epoca, ma infuse nel dramma una nuova dimensione teatrale, alimentata da un fitto intreccio poliziesco e politico. La vicenda si svolge nella Boston del XVII secolo, dove un ballo in maschera diviene per un gruppo di congiurati il palcoscenico ideale per l'assassinio del governatore del Massachusetts.
Dal punto di vista simbolico, la trama è densa di significato: la trasgressione emerge come il motore immobile di cambiamenti drastici e irreversibili. Al di là di ogni giudizio morale, l'atto compiuto sembra cancellare il passato, travolgendo con sé ogni etica preesistente.
Riflesso di Venezia
Mentre seguivo le note dell'opera in televisione, sono riaffiorati in me frammenti di ricordi legati a una sera di fine dicembre, durante la ricorrenza dei Santi Innocenti. La mente è volata subito alle immagini del Carnevale catturate dal fotografo Fulvio Roiter, e da lì alla "Serenissima": Venezia, la Città dei Dogi. Più che una semplice città, Venezia è uno stato d'animo, una Pasqua di resurrezione, una Fenice dalle cui ceneri ci si risveglia rinati - ammesso di aver dormito - travolti da un incanto inesorabile e sempre nuovo. Immerso nel ricordo di un ballo in maschera in un palazzo storico, mi sono ritrovato a viaggiare nel tempo e nell'ignoto. Ho abbandonato la visione dell'opera di Verdi, lasciando che il canto continuasse a cullarmi, per sprofondare in immagini del passato: visioni potenti, iscritte nella memoria corporea e ben più profonde di una semplice suggestione visiva. II ballo in maschera favorisce gli incontri: quelli che prediligono l'apparenza fisica, l'espressione corporea, il movimento, la raffinatezza nel vestire, l'eleganza dei gesti, il timbro della voce e le parole ricercate. Tutto ciò avviene a scapito delle regole sociali che, per l'occasione, vengono escluse o sostituite da altre, ridotte senza alcun obbligo per persone intente e consapevoli, risolute a trasgredire. La maschera, spesso dai materiali, dalle forme e dai colori ricercati, copre un volto lasciando apparire solo gli occhi - uno sguardo insolito, talvolta pungente - e raramente la bocca, secondo un simbolismo più o meno sofisticato, tutto da decifrare. Nella sua espressione più semplice: "Baciare non esclude un amore nascente"; "labbra e lingua celate" suggeriscono una relazione carnale senza séguito né esclusiva. In ogni caso, l'anonimato è di rigore. Esso apre le porte a una libertà illimitata e sostituisce l'identità con un'immagine effimera, durata il tempo di una notte, che non verrebbe riconosciuta fuori dalla pista da ballo o dai camerini dove si ritrovano gli amanti. Il ballo funge da valvola di sfogo per la società: i suoi rituali, teatralizzati dall'inventiva di ogni individuo, diventano approcci erotici variabili, sia per l'intento perseguito da ognuno sia per gli imprevisti che ne conseguiranno. Seta, velluto, piume, perle, foglie d'oro o pietre preziose: le maschere sono inviti che travestono la realtà per cambiarla o sconvolgerla, non per renderla perenne, ma per segnare una ribellione. Raffigurazioni di animali selvatici o di tenebre insondabili, di astri splendenti o di tormenti nascosti, dissociano i desideri dormienti dal quotidiano. Se nella mitologia antica, con il culto di Dioniso tra follia ed ebbrezza, le baccanti esprimevano - come la loro divinità - una profonda tristezza e una disarmonia caotica capaci di dissimulare solo momentaneamente il vuoto delle anime, il ballo in maschera moderno rompe l'insipidità delle gerarchie attraverso una ricercatezza estetica ostentata. Tessuti, ornamenti, gioielli, parrucche e scollature ridefiniscono i generi. Una luce diversa, allusioni fugaci, ciglia che battono: i travestimenti investono ruoli vari e portano a esplorare attitudini sconosciute. L'amore o il sesso: una trappola o un'illuminazione? Col passare della notte, mentre l'alba è ancora lontana, tra gonne sollevate, abiti sbottonati e pelli nude, le maschere perdono il loro lustro, così come l'identità ostentata e l'anonimato iniziale. Lo svolgimento della festa dimostra quanto gli individui, malgrado il rigetto dei valori consueti, stentino a liberarsi dai soliti modelli tramandati nel tempo. Galanti o premurosi, gli uomini si riconoscono in atteggiamenti convenzionali; le donne, apparentemente indifferenti o spensierate, oscillano tra disinvoltura e ritegno. Le danze hanno sciolto gli ospiti dalle convenienze quotidiane. Una volta alzato il sipario, essi desiderano scoprire le quinte: dal salone da ballo al retroscena, dal momento vissuto all'ignoto. Catarsi o semplice divertimento, l'immediato sostituisce la continuità del tempo. In quella notte di sfasamento si cercava di percepire un riflesso dell'eternità. Se la "persona" muore, lo sconosciuto svanisce e sprofonda nelle identità perdute, senza celebrazione. Che l'oblio sia il segno di un morire anzitempo, rimanendo vivi senza più coscienza della propria condizione umana? La danza contrasta il tempo, risale alle origini e cerca di fermare ogni scadenza. Appare una strana silhouette solitaria, simile a uno scheletro: invita a un'orgia o riserva predizioni malefiche? Trasgredire, comunque, oltrepassando i limiti. È interessante soffermarsi su questo paradosso, già sottolineato da Freud nella teoria delle pulsioni (Eros e Thanatos), che rimanda simbolicamente all'opposizione tra Caos e Paradiso. Interrogandoci sui costumi odierni, troviamo similitudini con iI mondo antico, ma con un profondo travisamento del senso, come notava Jean-Pierre Vernant. La visione "sessantottina" della festa viene qui respinta: per Vernant, Dioniso rappresentava I'alterità e l'ambiguità che portava l'individuo alla demenza. Tuttavia, la similitudine con il ballo in maschera si ferma qui. Nelle baccanali, i contrari (maschile/femminile, ricco/povero, divino/umano, al di là/al di qua) erano tipici e il vino era la bevanda d'elezione per accedere sia alla verità che alla ferocia. L'edonismo degli anni Sessanta manca di discernimento: non può esserci amore senza odio, né festa senza monotonia. Il ballo in maschera è più sofisticato: i riferimenti sociali non sono eliminati, ma camuffati per rivelare, attraverso il "falso", una veracità più profonda. Tra poco spunteranno i primi bagliori dell'alba. Gli ospiti lasciano il palazzo, saluti discreti, abbracci insistenti, piccoli gruppi, coppie e singoli a poco a poco, chi con la gondola, chi per le calli, che presto sarà immerso nel silenzio, interrotto solo da qualche ritardatario, sfatto dagli eccessi, qualcuno da una disperazione sorda appena frammezzata con qualche singhiozzo o dal respiro affannoso di chi è sprofondato nei fumi dello spirito. Una ragazza balla da sola evocando un'eclissi. Non cerca dietro le tende la luna, ma accenna al tempo. L'esistenza: un ballo mascherato in cui ciascuno recita un ruolo a volto scoperto, ma con il pensiero trattenuto, fino a non riconoscere più se stesso? Ogni epoca propone la sua versione, e qualcuna deriva verso mari prosciugati, dove si è incagliato un vascello fantasma.







