Casa dolce casa

11 Marzo 2020



Casa dolce casa
Casa dolce casa

In questo momento abbiamo visto sorgere nuove grandi città, pensiamo a Dubai con grattacieli altissimi, città tutte verticali dalle forme stupende, con vegetazione sul tetto, piscine incredibili palestre e centri di benessere.  Per pochi.

C’è stata in questi anni una gara di tutte le città del mondo ad essere più alti e superare New York. Spuntano dal deserto incredibili edifici, nascono praticamente dalla giungla torri smisurate sempre più in alto sempre più potenti.

E chi ci sta dentro? I lavoratori del nuovo millennio. Gli impiegati i tecnici che operano nella finanza, nell’economia, nella politica, negli affari, nella burocrazia immensamente cresciuta delle procedure. Milioni di lavoratori, cattedrali di lavoratori, i quali quando tornano a casa spesso trovano un appartamento di 50 metri quadri in cui sono affollati con pochi brutti mobili costruiti su misura, in cui non possono ricevere gli amici , fare feste, in cui difficilmente può reggere un matrimonio e non c’è nemmeno lo spazio per un figlio.

Ma a dedicarsi ad amici amori e figli non hanno tempo perché devono andare a lavorare nei grandi grattacieli. E quando scendono dai loro treni vorrebbero già andare a dormire.

 

Questo modello di vita è arrivato anche nella vecchia Europa, che ha sempre avuto una tradizione di piccoli comuni e cittadine orgogliose. Pensiamo alle raffinate citta medioevali, rinascimentali piene di opere d’arte, dove la passeggiata in città è un bagno di bellezza quotidiano e tutto intorno la campagna, le piante da frutto , gli orti, i giardini. Infine i campi.

E non parliamo solo di bellezza. Sino al secolo scorso le case erano grandi ampie, comode, con l’orto, le galline, le stanze della dispensa e tanto spazio per vivere in tanti.

 

I nuovi grattacieli del lavoro impongono che ogni giorno per persone  lascino la loro città per prendere mezzi di trasporto e andare tutti al luogo di lavoro al centro, come Dubai o Milano o Parigi, Londra.

 

Ma le cose non restano mai le stesse.

Cambiano capricciosamente come se una divinità giocasse a dadi con gli uomini

 

Nel mondo unificato dove crescevano queste cattedrali di roccia prima sono arrivati una serie di disastri naturali, ovunque; poi improvvisa una pandemia e per la prima volta si è stati costretti a cambiare tutte le abitudini. Sono crollate delle strutture organizzative lavorative e sociali , delle forme pensiero rigide che escludevano qualunque idea divergente. Strutture organizzative che erano già da tempo obsolete, ma non si voleva cambiare.

D’un tratto il cambiamento è  avvenuto. Quasi tutte le aziende hanno adottato lo smartworking in cui la gente resta a casa e fa il lavoro su internet. Gli uffici restano chiusi. Gli immensi grattacieli vuoti.

 

E la gente a casa scopre quanto la casa sia un luogo importante, insostituibile. E tutti sentiamo il bisogno di circondarci degli amici, di avere vicino qualcuno a cui tieni veramente.

Era qualcosa che si diceva da molto tempo, ma nonostante l’inquinamento fosse arrivato alle stelle e la vita delle famiglie fosse stata distrutta da uno  stile di vita impazzito, nessuno osava decidere una nuova direzione da prendere .  Ora è l’occasione per ripensare tutto.

In questi giorni “tutti a casa” potremmo fare una profezia. Che il tempo dei giganti di acciaio e vetro rimarrà il segno del tempo che abbiamo alle spalle.

Signori architetti ritornate a progettare le case per la gente: case ampie, belle, di gusto, con grandi bagni per le nuove attrezzature sanitarie, con  la palestra l’angolo ufficio, con tanto spazio e la dispensa il giardino, l’orto. Come si faceva sino agli anni Ottanta.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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