Il nudo e l’arte

29 Giugno 2018



Il nudo e l'arte
Il nudo e l'arte

Anche nel sacro mondo cristiano dove la sessualità era proibita ed il corpo doveva essere pudicamente coperto nell’arte, il corpo nudo è sempre stato mostrato nella divinità (Gesù Cristo), nei martiri e nei santi oggetto di torture. Quindi come corpo bello, ammirevole, benedetto, sacro in quanto tale. Mentre la morale condannava il corpo e i suoi piaceri, e imponeva a tutti di nasconderlo come fonte di pensieri e desideri peccaminosi, l’arte ne prevedeva la contemplazione ed anche sia pur tacitamente, nascostamente, il godimento estetico ed erotico. È con l’umanesimo che è avvenuta una rivoluzione ulteriore. Al posto delle divinità e dei martiri cristiani, sono state rappresentate le divinità e le figure mitologiche pagane con una predilezione per Venere che la tradizione classica ha sempre presentato nuda e che nella nostra pittura viene mostrata con i suoi amanti (Marte, Adone, etc) e le altre donne amate da Giove, in particolare Danae o Leda che si accoppia col cigno. Per secoli l’oggetto preferito dell’arte italiana è stato la donna nuda, normalmente sdraiata su un letto o circondata da altre bellezze nude in una festa olimpica o più semplicemente in un bagno collettivo. La nostra pittura non faceva che trasferire sulla tela i costumi reali della nostra aristocrazia dando loro nomi pagani. Mentre al popolo veniva insegnato che il corpo va nascosto perché è una sentina di vizi, che il seno femminile va pudicamente coperto, come le gambe, che l’atto sessuale deve essere limitato al conseguimento della riproduzione, che i genitali sono “le parti vergognose”, la morale aristocratica rappresentata dall’arte mostrava al contrario un modello di vita erotica senza inibizioni. La riforma protestante bloccherà la diffusione del nudo latino per alcuni secoli nel nord Europa fino a quando con la rivoluzione francese non verrà contestata la morale cristiana. Allora il nudo e l’erotismo si presenteranno come figure trasgressive nel mondo dei libertini, degli anarchici. Ma nel fondo della cultura borghese nordeuropea e americana restava spasmodico il desiderio erotico, la bramosia sessuale ma anche la antica oscura proibizione che solo l’illuminata aristocrazia italiana era riuscita a sconfiggere. E quindi era ancora nel vivo il convincimento del sesso come malvagità, turpitudine.

Lo dimostra la concezione dell’erotismo di George Bataille, l’autore più letto in occidente. Secondo Bataille, l’erotismo è trasgressione e colpa, infrazione del tabù, ricomparsa dell’animale nell’umano, degradazione, svilimento della donna e della sua bellezza. Ricordiamo le sue parole in “Un uomo, una donna”, egli scrive: “sono di regola giudicati belli nella misura in cui le loro forme si discostano dall’animalità”. Il valore erotico delle forme femminili è legato […] alla scomparsa di quella pesantezza naturale che ricorda l’impiego materiale delle membra e la necessità di un’ossatura: più le forme sono eteree meglio esse rispondono all’immagine della donna desiderabile, [… Ma] essa è desiderata al fine di corromperla. Non [è desiderata] in sé per sé, bensì per la gioia gustata nella certezza di profanarla. La bellezza della donna desiderabile, preannuncia le sue parti vergognose: ossia le sue parti pelose, le sue parti animali…” L’erotismo nella sua essenza “è profanare quel volto, la sua bellezza […] mettendo a nudo le parti segrete di una donna, poi introducendovi l’organo virile. Nessuno dubita della laidezza dell’atto sessuale.”

Questa immagine è scomparsa o sta scomparendo con la scomparsa della proibizione cristiana e soprattutto protestante del sesso, con la rivoluzione sessuale degli anni ‘60 di cui ricordiamo come momenti esemplari la nascita della rivista Playboy, il movimento hippy e il diffondersi dei film erotici e della pornografia in cui il corpo femminile e i suoi genitali sono totalmente depilati e dove l’atto sessuale non ha proprio nulla di laido ma viene mostrato come un fatto semplice e naturale.

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Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

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