La scoperta dell’infanzia

27 Febbraio 2022



La scoperta dell'infanzia
La scoperta dell'infanzia

Il bambino accoccolato tra le braccia della mamma, tenuto nel lettone tra i genitori, stretto vicino al seno e non affidato a una balia in campagna perché si rafforzi e nel frattempo venga svezzato.

Il mondo dell’infanzia, scoperto da Freud, è stato investito da una rivoluzione totale che ha influenzato la sensibilità successiva, provocando un vero cambio di paradigma.

Prima di Freud le persone non immaginavano che il primo periodo di vita fosse così importante: solo i più semplici sentivano istintivamente che il rapporto madre bambino era un legame forte. Lo sentivano le donne perché soffrivano moltissimo la separazione dal loro bambino.

Ma il mondo culturale ignorava quanto la vicinanza amorevole influisse sullo sviluppo fisico, psichico, sull’intelligenza del figlio e tanto meno immaginavano che durante l’allattamento si sviluppassero i semi di un sano sviluppo fisico ed emotivo.

I grandi nemici del bambino erano il freddo, le malattie, la carenza di cibo adeguato: si temeva la mortalità infantile perché era una minaccia reale, elevatissima. Tanto che uscire dall’infanzia era soprattutto uscire da un periodo critico, di fragilità, essersi fatti forti abbastanza per affrontare la vita. Forse si cercava anche di non affezionarsi troppo a un bambino appena nato per non soffrirne la perdita.

Neppure esistevano gli abiti per l’infanzia. Come osserva Aries i bambini venivano vestiti come piccoli adulti, con la giacca e l’unica differenza erano i calzoni corti e i calzettoni al ginocchio. La preoccupazione maggiore dei genitori, dopo quella delle malattie era di farli crescere bene, cioè dritti e ubbidienti.

Il bambino veniva guardato in proiezione dell’adulto che doveva diventare, del posto che avrebbe occupato in società. Non c’era scelta ma necessità di essere adeguati ad esso.

La rivoluzione di Freud

Ma arriva Freud che non è un educatore infantile, e nemmeno un pedagogo. Non è il bambino l’oggetto della sua curiosità scientifica. Se l’infanzia balza in primo piano è per un interesse secondario, perché egli intravede il bambino nelle profondità dell’adulto che soffre e si rivolge a lui.

Il nevrotico si svela a Freud per il bambino che è stato, per i traumi che ha avuto, che siano reali o immaginari.

La scoperta dell’infanzia

Da quel momento l’infanzia viene scoperta come la fase più importante della vita, studiata con fervore, con eccitazione, con stupore da uno stuolo immenso di psichiatri, psicologi, psicoanalisti, biologi.

E si comprende quanto sia fondamentale il ruolo della madre. Si scopre quanto ogni gesto di affetto, di cura, di apertura di comprensione abbia rilevanza nell’educazione e nella felicità futura, nel successo. Si scandagliano senza sosta le relazioni madre figlio per cercare di dare dei modelli da seguire. Persino, e non di rado, di fronte a malattie di cui non si sa nulla, come l’autismo, si colpevolizzano ignobilmente le madri.

Una madre sufficientemente buona

Winnicott darà quella formula che tutti coloro che hanno studiato un po’ di psicologia conservano dentro di sé, con un po’ di incertezza: ovvero che al bambino occorre una  madre “sufficientemente buona”. Come dosare la bontà? In modo che non sia troppa e non scarseggi -come il sale nell’acqua della pasta?-

Tanta attenzione porta nel corso del Novecento a sviluppare uno sguardo a tratti sentimentale ed edulcorato, a tratti preoccupato.

Ma nel frattempo il mondo dei consumi scopre che esistono i bambini ed è un business incredibile: viene inventato il bambino che non c’era, nasce tutto l’abbigliamento, un abbigliamento divertente, colorato, comodo, variegato, seduttivo. Poi vi sono le creme, i cibi, e l’immenso mondo dei giocattoli. Tutta l’attenzione viene rivolta a costruire il bambino sano, felice, intelligente. E a stimolarlo.

L’intelligenza del bambino diventa il business più perseguito negli anni ottanta. Non ci ricordiamo più il dibattito che si era acceso sui bimbi sovrastimolati che a 3, 4 anni già studiavano inglese, musica, e facevano vari tipi di sport.

Qualche creativo aveva avuto successo costruendo libri di stoffa o di plastica per favorire il futuro interesse alla lettura. Tali prodromi di libretti venivano offerti a bambini di sei mesi che li mordicchiavano per trovar sollievo durante la dentizione. Ma ricordo quante madri erano convinte di nutrire la futura predisposizione allo studio.

Ma poi anche questa fase, soprattutto con l’aumentare del lavoro delle donne è stata superata.

Amorevoli cure

Ed è rimasta l’idea che l’educazione sia fatta solo di vicinanza fisica, di amorevolezza, di complicità, riducendo via via la parte di insegnamento, di conoscenza del mondo reale nella sua asprezza, nella sua aggressività, nella sua necessita di lotta, nella frustrazione.

Tramettere?

E quasi senza accorgercene abbiamo finito per avere un tale rispetto dell’infanzia, per il bambino naturale, da pensare che non vi fosse trasmettere quasi nulla, da prepararli quasi a nulla.

Nella realtà  dai bambini sovrastimolati degli anni Ottanta non è emersa una generazione di leader in quasi nessun campo. La generazione dei sessantenni è proprio il tassello mancante, a parte casi sporadici, nel passaggio delle generazioni. Ma neppure nella generazione successiva dei figli di internet, cresciuti all’ombra dell’albero dell’amorevolezza è emersa una generazione forte, capace di sfidare le avversità. Quasi avessimo pensato che tutto si risolve solo in una pacata competizione.

Indubbiamente non è di secondaria importanza l’osservazione dello psicologo Nardone, sul fatto che aver cercato di togliere ai bambini tutte le vere prove, le frustrazioni, la sofferenza, ha prodotto adulti più deboli incapaci di lottare, di reggere lo sforzo e la frustrazione.

Ma è  mancata anche, un’altra trasmissione essenziale, quella dei valori portanti della nostra cultura. Ed è questa la grande colpa di cui molti (intellettuali che decisero per noi con le loro riforme) ora si stanno rendendo conto e che ora, pressati in modo violento dalle mutate geografie del mondo la nostra cultura e  suoi fondamenti essenziali, saremo chiamati a riscoprire e trasmettere.

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La scoperta dell'infanzia

Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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