L’eleganza si vede dalle scarpe?

19 Novembre 2021



L'eleganza si vede dalle scarpe?
L'eleganza si vede dalle scarpe?

Un tempo si diceva: la persona elegante si vede dalle scarpe. Potevi riuscire a vestire con un certo gusto, con abiti adatti al tuo tipo fisico, ma le scarpe belle erano un oggetto costoso che faceva la differenza.

Da qualche anno si sono diffuse ovunque, in sordina, uniformando il nostro abbigliamento, quelle che sino a poco tempo fa chiamavamo scarpe da ginnastica, o da tennis e confinavamo nell’ambito dello sport e del mondo giovanile. La tradizione ci dava delle scarpe che circondano il piede con  un materiale più duro, fatte per terreni irregolari che possono fare del male. Oppure per le donne, scarpe strette, con tacchi alti, talora a spillo, punte aguzze, per nulla comode. Invece qui non ci sono urti, traumi: sono calzature comode, avvolgenti, capaci di attutire il contatto con il suolo. Materiali in cui il piede entra come in un involucro morbido, come in un utero caldo, che attutisce i colpi  e non fa alcun rumore come una stanza insonorizzata.

Le sneakers rappresentano indubbiamente una grande rivoluzione nella moda delle calzature. E a a loro volta sono state il punto di partenza di una rivisitazione totale dell’idea di bellezza e di eleganza.

La domanda che può parere ovvia: perché si sono diffuse ovunque ? Certamente per la loro semplicità e duttilità, appunto per la comodità; per il basso costo di produzione. Ma anche perché promuovono un modello che ben si sposa con la globalizzazione. È la calzatura dei grandi centri urbanizzati dove ci si veste in modo sempre più uniforme, dove si cammina in continuazione e si usano i mezzi pubblici. E dunque non è solo una moda, ma una necessità. Proviene dal mondo dello sport, cioè dal mondo della competizione e del successo e non ha altra caratterizzazione ideologica; tutto il mondo condivide il modello competitivo e  partecipa alle competizioni sportive.

Da Zuckemberg alle persone comuni, dalle modelle alle nonne di età avanzata, persino i Talebani, tutti le indossano. Naturalmente sappiamo che la ricchezza si è eccezionalmente concentrata e che siamo meno” uguali” di qualche decennio fa, ma è facile dimenticarlo quando vediamo  che i multimiliardari vestono come noi.

Per questo le sneakers possono essere considerate il simbolo più immediato della globalizzazione che abbiamo vissuto negli ultimi trent’anni, perché rappresentano l’uguaglianza e il successo competitivo individuale. E quindi ben si sposa anche con l’ individualismo dell’ultimo trentennio.

 

La rottura del rapporto scarpe abbigliamento

In tutta la tradizione della moda si è sempre posta attenzione allo strettissimo rapporto tra scarpe e abbigliamento. Chanel ti vestiva costruendo una struttura riconoscibile, identificabile e armonica.  Il tutto è più della somma delle parti: è un insieme dosato di caratteristiche produce la donna Chanel.

Con il dominio delle sneakers sono divenuti naturali abbinamenti sino a poco tempo inconcepibili, per esempio, un abito da sera viene indossato con le  sneakers e si sono sfumate le differenze tra i contesti formali e quelli informali.

L’intero abbagliamento è più disomogeneo, si perde l’idea di creare uno stile, un tutto.

Radicamento al suolo

Un’altra caratteristica è che molti modelli hanno progressivamente aumentato le dimensioni della suola. Il risultato sono scarpe molto solide con un appoggio esteso che porta il piede ad assomigliare a una radice, a uno zoccolo, alla zampa di un elefante. Se eleganza per tradizione era slancio, elevazione, distinzione, queste scarpe grosse sembrano rispondere a un bisogno di sicurezza, per cui si cerca un appoggio molto stabile al terreno, e protetto da una specie di corazza, un rapporto con la terra in luogo del rapporto verso l’alto.

 

Le sneakers e la cura individuale del corpo

Una delle tendenze più comuni dell’uomo da sempre è il consumo mimetico. Indossare le scarpe di un  campione come Jordan è un po’ assorbirne anche le qualità. Così come per l’uomo antico indossare la pelle del leone era un po’ assorbirne la forza.

Oggi, è apprezzato il corpo scolpito, allenato, palestrato che ricorda i muscolosi guerrieri dell’antichità. Ma quelli affrontavano il vero combattimento e la morte. Noi frequentiamo le palestre perché coltiviamo l’estetica del corpo muscoloso, atletico.

Ecco alcune ipotesi che possono spiegare perché le sneakers si sono imposte: esse hanno risposto a molti bisogni fondamentali importanti, di oggi: l’identificazione con il vincitore sportivo, il modello muscoloso del corpo palestrato e anche la ricerca di  comodità e di  (apparente) salute, oltre al bisogno di sentirci uguali.

 

Il futuro

Le sneakers hanno continuano a vendere moltissimo. Negli ultimi 4 anni la vendita è cresciuta del 50%  e le città sono tappezzate dai  negozi specializzati, mentre i negozi tradizionali di calzature possono contare ormai su un mercato residuale.

Ora possiamo domandarci: questo tipo di calzatura con tutte le sue varianti diffusa in tute le parti del mondo è qualcosa che continuerà in tutto il mondo nei prossimi anni? È lo schema, l’archetipo di un modo di calzare e camminare destinato a durare, per cui tutte le innovazioni si faranno all’interno di questo frame, come un tempo si facevano all’interno delle scarpe, degli stivali, delle decolleté?  L’impressione è che in realtà lo schema anche, se dovesse essere destinato a durare, appare rigido.  Potrebbe bloccare la creatività: le aziende cercano di innovare ma si scontrano con il fatto che mille varianti non ne mutano fondamentalmente l’aspetto e che alla fine queste calzature danno all’intera nostra società un carattere uniforme ed egualitario.

 

Il mercato e l’ambiente

Vi è un dato che oggi potrebbe cambiare le cose. Le sneakers sono particolarmente inquinanti. E anche se i maggiori marchi sono europei o statunitensi, la maggior parte della produzione avviene in Asia: 2 paia su 3 sono fabbricate in Cina, Vietnam o aree limitrofe.

Le grandi imprese di calzature sono consapevoli del problema e stanno facendo ricerche straordinarie proprio per rispondere ai  problemi  di carattere ambientale ed ecologico. E i giovani,  che non se ne sono ancora resi conto, potrebbero a breve fare scelte di consumo più ecologiche.  Per intenderci, i giovani del sessantotto avevano rifiutato il mondo delle calzature tradizionali e con esse la scarpa da ginnastica, per indossare calzature molto semplici, come le clark o le espadrillas, gli zoccoli in legno.

Inoltre a  parte i marchi più attenti, anche se sembrano più salubri di altre calzature, le sneakers in realtà non lo sono.   Lo capiamo sol guardando le numerose pubblicità di prodotti per le micosi delle unghie dei piedi.

La tendenza ugualitaria continuerà?

Zuckerberg usa una maglietta e le scarpe da ginnastica come tutti. La scarpa è il simbolo più chiaro dell’uguaglianza e della globalizzazione. Eppure non è detto che la tendenza egualitaria nella modea continuerà. Probabilmente non saranno le differenze di denaro, che è sempre convertibile, a dare un colpo al monopolio delle sneakers: potrà farlo la ripresa dell’elogio della differenza. La tendenza a creare modelli universali, somiglianti gli uni agli altri,  potrebbe iniziare una fase calante, la creatività ha bisogno di nuovo e allora forse si inizierà a proporre modelli originali, che distinguono, che ti rendono meno uniforme e più riconoscibile.
Un tempo era così: le ragazze italiane in vacanza all’estero, venivano riconosciute immediatamente dalle scarpe che indossavano. Un certo desiderio di distinzione potrebbe  imporsi come tendenza della moda.

Moda e bellezza

Perchè dopo aver visto l’universo delle sneakers e la loro diffusione mondiale con i loro significati e il loro radicamento, ci domandiamo se resterà l’unico paradigma?  Perché per quanto ricchissimo  l’universo sneakers, resta sempre ai margini dell’universo della bellezza, dell’estetica, della differenziazione, dell’identità personale e di gruppo e quindi anche della moda.

La moda non è solo comodità.  Esprime moltissime esigenze, moltissime tendenze e in particolare un’idea di bellezza,  un’idea di gusto, fantasia, identità.

L’ipotesi è che vi sia molto spazio in questo momento particolare per inventarsi qualcosa di nuovo: Che vi sia  un reale bisogno di nuovi significati e di nuove forme più adatte ai nuovi tempi, che non conosciamo ancora, un nuovo bisogno di identità.

Come è scritto nel libro 1989 2019. Il rinnovamento del mondo, il desiderio di  omologazione, la filosofia dell’uno uguale a uno, sono parte di un’epoca già al tramonto. Il Covid, infatti, segna lo spartiacque tra due epoche storiche e iniziano a fare capolino profonde trasformazioni del modo di vivere, di pensare, di sentire e quindi anche dell’abbigliamento.

E la sneakerizzazione del mondo deve essere considerata già come l’ultima fase di un’epoca che sta tramontando. E’ solo un’ipotesi, ma potrebbe aprirsi un grande vuoto pronto a riempirsi di nuovi contenuti di nuovi significati nel campo dell’abbigliamento,  che interpretino la nuova ristrutturazione del mondo e della società e del rapporto con il genere.

Il rapporto più delicato è quello con la moda, dove prevale, come osservato non la comodità, ma l’identità, l’appartenenza, la riconoscibilità. La moda è stile.

L’identità rinasce anche come scelta differente, come fantasia, come capriccio, come estro, come eccentricità di alcuni che tracciano nuove tendenze e che poi verranno seguite.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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