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L’Odio

23 Marzo 2026



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La svolta che caratterizza l’uomo nell’epoca dell’intelligenza artificiale porta con sé un sentimento antico: l’odio. Nella storia dell’umanità esso è stato causa di conflitti, lotte e guerre, dalle fratricide alle mondiali. È un sentimento coltivato con rabbia e che produce distruzione. Basta leggere le cronache o seguire i talk show televisivi per accorgersi che il nuovo sistema della comunicazione elettronica amplifica storie di odio. Omicidi, aggressioni, violenze quotidiane, rancori personali e collettivi che si tramandano nel tempo. A questo si aggiunge il desiderio di umiliare e di imporre la paura a chi viene percepito come nemico. Gli obiettivi dell’odio sono molti e difficili da classificare. Ciò che manca è una esaustiva comprensione di questa perversione umana, che ritorna ciclicamente e che talvolta segna la nascita di una civiltà e la fine di un’altra. Abele e Caino, Romolo e Remo ne sono esempi archetipici.

È interessante ricordare John Kenneth Galbraith che, nella Storia dell’economia, riflette sullo sviluppo economico come necessità di sopravvivenza. Alle origini, esso si fonda anche sullo schiavismo, indispensabile alle città-Stato e agli imperi. L’odio è un sentimento perverso che, in alcuni momenti storici, ha persino accompagnato il progresso umano. Senza il lavoro degli schiavi chi avrebbe costruito le piramidi? Ciò che interessa maggiormente è però l’odio personale, da cui nasce quello collettivo. L’etimologia della parola “odio” rimanda alla radice indoeuropea vadh, che significa colpire o ferire. Dal latino odium si collega anche al greco othéō, respingere. Il termine indica dunque rifiuto e allontanamento. Altre ipotesi lo legano all’idea di “rodere”, cioè consumarsi interiormente. La parola ha affinità con l’inglese hate e il tedesco hassen. Contro
l’odio sentiamo tante buone intenzioni, ma come combatterlo veramente ? Per Baruch Spinoza, l’odio è una passione triste che deriva da una diminuzione della potenza di agire dell’uomo. Nella sua opera principale, l’Etica, egli lo definisce come “tristezza accompagnata dall’idea di una causa esterna”.

Quindi l’odio nasce quando immaginiamo qualcosa come causa di un nostro dolore o di una limitazione della nostra gioia. Poiché ogni essere tende per natura a perseverare nel proprio essere, ciò che ostacola questa spinta viene percepito come nemico. Spinoza osserva ancora che l’odio tende a generare altro odio. Chi si sente odiato proverà a sua volta odio, creando una catena di conflitti che destabilizza la convivenza sociale. Spinoza specifica che l’odio non è mai un bene. Essendo una forma di impotenza della mente, non può essere guidato dalla ragione. L’unico modo per vincerlo non è opporre un odio maggiore, ma usare l’amore e la generosità. Spinoza nell’Etica è tassativo: “L’odio deve essere vinto dall’amore e dalla generosità, e non ripagato con l’odio”. Il filosofo in questo caso offre un insegnamento alla politica. Non a caso nel Trattato Teologico-Politico, Spinoza sottolinea come una società dominata dall’odio e dalla paura sia destinata alla tirannia. Solo uno Stato democratico che garantisce la libertà di pensiero permette ai cittadini di vivere secondo ragione, minimizzando le passioni distruttive come appunto l’odio. E questo è un insegnamento fondamentale per le attuali classi dirigenti del mondo di oggi in pieno caos, nel mezzo di una “guerra mondiale a pezzettini”, come ha detto Papa Francesco, e allo spirito di potenza che ha soppiantato ogni forma di diritto. C’è poi un grande scrittore che dedica le sue riflessioni all’odio. Si tratta di Fèdor Dostoevskij. Nel suo ultimo romanzo “I fratelli Karamazov”, l’odio si manifesta come una forza fisica e invincibile che accomuna i quattro fratelli nel loro rancore verso il padre, Fèdor Pavlovic. Il romanzo è tutta una esplorazione delle conseguenze morali e spirituali di questo sentimento. Ma il romanzo dove Dostoevskij approfondisce i suoi studi sull’odio è “Memorie del sottosuolo”. E’ cruciale questo
libro per la sua svolta artistica e filosofica. L’autore traccia il ritratto del protagonista: un ipocondriaco che vive ai margini della società, scruta il mondo con sospetto e odio, macerandosi nella solitudine. Lo scrittore identifica il “sottosuolo” come la quintessenza di ciò che imprigiona l’uomo nell’odio, contrapponendosi all’amore e a Cristo come uniche vie d’uscita. Anche ne “L’idiota” l’odio ha un ruolo rilevante: un dei personaggi principali del romanzo, Nastasya Filippovna, porta in sé un odio rivolto sia verso il suo oppressore sia verso se stessa a causa degli abusi subiti.

Come pensa Dostoevskij di vincere l’odio ? Con l’amore attivo. Non un sentimento astratto, ma un impegno concreto e costante verso il prossimo, anche quando è difficile e ingrato. Poi l’umiltà. Quindi la “nonviolenza”. E infine la compassione universale: riconoscere la dignità e la sofferenza dell’altro, superando la divisione tra “noi” e “loro”.
Ma tutto questo è possibile per combattere o almeno controllare l’odio ? Il problema è talmente complesso alla luce della storia e degli attuali avvenimenti storici, che sembra impossibile. Il dubbio di cancellare o di contenere l’odio, con i mezzi che l’uomo ha a disposizione, viene da un grande filosofo di estetica, Gyorgy Lukacs, che rispose nel 1970, in una intervista, se, nel romanzo di Thomas Mann “La montagna incantata” che tanto amava, lui si sentiva come Naphta (nichilista radicale, reazionario e totalizzante, gesuita spretato) oppure come il suo oppositore Settembrini (umanista progressista e liberale, massone italiano). Lukacs che era quasi alla fine della vita, steso su un letto, ci pensò qualche minuto, poi sorrise e disse: “Forse sono stato l’uno e l’altro”.

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Claretta Ajmone

Clara Ajmone, psicologa clinica e psicoterapeuta, ha lavorato per più di trent'anni in ambito psichiatrico, nelle Strutture Territoriali e Ospedaliere del Servizio Sanitario Nazionale. Fino al 2009 è stata Responsabile della Struttura di Psicologia dell'Ospedale di Niguarda, dove ha svolto attività di Psicoterapia individuale, familiare, di coppia e di gruppo. È stata didatta e tutor per psicologi allievi di varie scuole di psicoterapia.

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