Perché lei ha un uomo e io no?

18 Ottobre 2019



Perché lei ha un uomo e io no?
Lei ha un uomo e io no

Nel film americano Wedding Party, in un gruppo di amiche quasi tutte bellocce e brillanti, la prima a sposarsi è l’obesa e simpatica Becky. Questo avvenimento manda in crisi la protagonista, Regan, la più bella, che evidentemente non conosce le possibilità delle bruttine. Regan non accetta di avere una vita sentimentale insoddisfacente, si considera “zitella”. E trova ingiusto che altre possano essere più felici di lei, provando una grande invidia.

Il film non è un capolavoro, e si perde poi in qualche caduta di stile, ma riflette le frustrazioni di una generazione di donne che non sopporta il fatto di non essere “accompagnate” e che si sente infelice rapportandosi a quelle che lo sono.

È un atteggiamento che sembrava superato negli anni Settanta, ma ora tornato in auge: la paura di rimanere zitella. Il significato, tuttavia, in tempi in cui il matrimonio è passato di moda, si traduce oggi nel non avere un compagno stabile. Ma il principio non cambia.

Flavia, ad esempio, è una gran bella donna ma si definisce una zitella. Bionda, avvocato ha passato da poco i quaranta. Si lamenta sempre con le sue amiche per la sua vita sentimentale disastrosa e invidia sua sorella, obiettivamente meno bella e intelligente, che invece ha un fidanzato molto presente.
Il suo ultimo uomo la tratta malissimo: dopo un incontro erotico sparisce per una settimana e risponde a malapena ai suoi messaggini. È sfuggente e non la porta mai al mare o in luoghi che a lei piacciono, ma la costringe a partecipare a cene interminabili con amici frivoli.  Non è nemmeno bello, simpatico o particolarmente colto. Anche sessualmente Flavia non lo trova irresistibile.

Perché Flavia insiste a frequentare quest’uomo? O tutti gli uomini precedenti, tutti evidentemente non adatti a lei?

Finalmente un giorno la donna riesce a confidarsi con un’amica.

Flavia ammette che non riesce e non vuole rimanere da sola.

Non lo trova giusto anche mettendosi a confronto con altre donne secondo lei più fortunate. Per questo non appena conosce qualcuno, esce subito con lui e inizia quasi subito una relazione erotica, meglio se comporta anche una vita sociale comune insieme.
“Non sopporto di fare da tappezzeria durante le cene, di essere sempre quella spaiata, quella da compatire. Piuttosto rimango con uno che non mi piace”
La bellezza di Flavia agevola questo suo proposito e dopo ogni relazione andata male se ne susseguono sempre delle altre.

Quello che sfugge a Flavia è che il suo proposito di essere sempre “accompagnata” non la rende affatto felice. Infatti piange spesso e si lamenta sempre delle sue storie. Si ritiene sfortunata.
La ricerca ossessiva di un uomo la sta rendendo una collezionista di relazioni. Non è interessata veramente agli uomini che frequenta, ma solo al loro ruolo di accompagnatori.

Inoltre in ognuno cerca quello che gli altri non le hanno saputo dare, li carica di aspettative che ogni volta loro deludono e va alla ricerca del prossimo.

Nelle lamentele di Flavia, tuttavia, mancano sempre due parole: innamoramento e amore.

È da tanto che Flavia non si innamora, nelle sue relazioni non c’è mai il vero brivido dell’attesa, manca totalmente l’idealizzazione del partner. Flavia non perde mai la testa, non diventa timida davanti a un uomo che le piace, non si innamora. Soffre solo per narcisismo.

I suoi partner inconsciamente avvertono di essere scelti per colmare un vuoto sociale e affettivo e nemmeno loro si innamorano, anzi finiscono per trattarla male.

È un circolo vizioso che non può che essere interrotto da Flavia, che deve cambiare.

Non occorre nemmeno che decida di passare un periodo di solitudine, anche se non guasterebbe, se non altro per schiarirsi le idee.
Dovrebbe proprio cambiare il modo in cui guarda gli uomini, potrebbe iniziare a uscire con loro con curiosità, senza vederli per forza come potenziali principi azzurri che possano salvarla.

Al limite potrebbe dichiarare loro che non ama fare da tappezzeria e che le piacerebbe un compagno maschio di avventure, con cui condividere una passione, un hobby. La società è abbastanza avanti per poter dichiarare a priori una tale esigenza.

Dovrebbe smettere di lamentarsi, di provare invidia, di concentrare la sua vita solo su un obiettivo, perdendo di vista la possibilità di sviluppare le qualità che indubbiamente ha, rilassarsi, divertirsi fuori dal lavoro in tutti i modi che può. È evidente che questa vita d’attesa di un grande amore non le piace, non la soddisfa.

Cambiando, potrebbe facilitare quello stato nascente che favorisce l’innamoramento.

E magari, attivandosi, finalmente, potrebbe trovare un’altra persona nel medesimo stato. Provare finalmente un amore vero, disinteressato, non solo per sfuggire a una condizione di “zitella”, quale sta effettivamente diventando, intendendo con questo termine non una persona single, ma una donna frustrata e rancorosa perché ancora senza un compagno.

In ogni caso, poi, il suo mutato atteggiamento mentale non potrà che arricchire una vita appiattita solo su una ricerca velleitaria e sterile. E solo questa azione le farà un gran bene.

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Perché lei ha un uomo e io no?

Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico (email), laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pavia, è studiosa di geopolitica e di cambiamenti nella società. Collabora come sceneggiatrice con una casa cinematografica di Roma, è regista di documentari e scrive testi per il teatro. Una sua pièce: “Amaldi l’Italiano” è stata rappresentata al Globe del CERN di Ginevra, con l’introduzione di Fabiola Gianotti. Scrittrice e poetessa, è direttrice di una collana editoriale di poesia e giurata di premi letterari internazionali. Il suo ultimo romanzo è “La fidanzata d’America” ( Castelvecchi, 2020).

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