Sibilla Aleramo: un amore insolito

18 Novembre 2020



Sibilla Aleramo: un amore insolito
Sibilla Aleramo: un amore insolito

Un amore insolito

La poetessa Sibilla Aleramo ha superato i sessant’anni quando inizia la sua relazione con il poeta Franco Matacotta. Franco sarà l’ultimo grande amore di Sibilla, la cui vita sentimentale era stata costellata di passioni amorose con alcuni dei personaggi più noti negli ambienti artistico-letterari del suo tempo. Boccioni, Cascella, Campana, Quasimodo. Tanto che ella dirà di sé: «Ho fatto della mia vita, come amante indomita, il capolavoro che non ho avuto modo di creare in poesia».

I due si conoscono nel gennaio del 1936, a Roma. Sibilla è reduce dalla breve e sofferta relazione con Quasimodo, Franco è appena giunto nella capitale da Fermo, sua città natale. Il giovane marchigiano le ha inviato i suoi versi, vuole conoscerla. «I vostri versi sono giovani come i miei anni», le scrive. E Sibilla non attende altro che poter rispondere con tutta se stessa al richiamo febbrile del suo cuore fanciullo che ancora vuole amare ed essere amato.

La loro relazione, complessa e tormentata, durerà dieci anni

Il distacco finale sarà difficile e doloroso per entrambi e il rapporto di amore-fusione che li aveva uniti verrà sublimato in un profondo affetto anche dopo che Franco si sarà sposato con un’altra donna per decretare la fine di quell’amore insolito.

Sibilla Aleramo nei primi tempi della relazione con Franco è felice, appagata, vive per quel giovane ventenne che ora le riempie la vita. Nei suoi diari, accurati, meticolosi, annota tutte le gioie, i pensieri, le sofferenze che la convivenza con Franco le procura. E nei versi delle sue poesie, passionali, laceranti, si riflette la sua anima inquieta e tutto quel ventaglio di emozioni contrastanti che la divorano.

Nel 1941 Sibilla annota nei suoi diari

«Franco. […] Egli è nella mia vita, è vero, in modo indicibile. Non già che sia divenuto una cosa stessa con me, […] ma, restando differentissimo, domina tanto, riempie tanto di sé ogni mia ora […]. L’ho veduto, il mutamento, effettuarsi quasi direi ora per ora, mentr’egli mi respirava e si nutriva di me, della mia anima, della mia esperienza enorme, ed io intanto era come se vivessi per sortilegio con i suoi gracili anni, godessi e soffrissi con l’età di lui, in uno sdoppiamento continuo, formidabile. […]». Si avverte nelle sue parole la consapevolezza che la differenza di età che li separa appare come un canale biunivoco che arricchisce entrambi: al giovane trasfonde l’esperienza di vita di cui la matura poetessa si fa portatrice, mentre i “gracili anni” di Franco portano la donna a rivivere le gioie e i dolori della gioventù.

Il nido del loro amore è Villa Falconara a Capri, dove Sibilla e Franco vivono i primi mesi di passione bruciante, un periodo di beatitudine fatto di lunghe passeggiate romantiche, disquisizioni poetiche, incontri al Caffè Morgano. Poi seguono brevi rientri nella soffitta romana della poetessa, traboccante di libri e di carte, e ancora, nuovi viaggi in Italia e in Grecia, durante i quali le anime dei due amanti sembrano vibrare all’unisono.

Ma l’idillio non è destinato a durare in eterno

La guerra, la partenza di Franco chiamato alle armi, le lunghe lontananze allentano quel legame che ormai aveva esaurito l’ardore delle premesse, soprattutto in Franco, che, terminata la guerra, proseguirà la propria vita lontano da lei. Ancora innamorata, Sibilla, sente l’imminenza del loro distacco, ma non si vuole arrendere. Continuerà a pensare a lui, a ricordare i momenti felici vissuti insieme, riprenderà a scrivere poesie per lui, su di lui.

Dopo il loro definitivo distacco, la scrittrice si comporrà nell’accettazione e nel silenzio. E tutta l’energia, la sete di vita che ancora cercano di emergere dal profondo della sua anima convoglieranno in una ennesima passione. Ma questa volta si tratterà di una fede politica. Diverrà un’attivista del partito comunista e compirà numerosi viaggi in Russia, dedicando tutta se stessa a quest’ultimo, fedele, conforto.

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Sibilla Aleramo: un amore insolito

Federica Fortunato

Sociologa e professional coach. Collabora dal 2000 con l’università IULM, ha tenuto corsi presso l’Università Statale degli Studi negli insegnamenti ad indirizzo sociologico e ha collaborato con il Politecnico di Milano. Nel corso degli anni ha partecipato a numerose ricerche universitarie, con l’ISTUR presso committenti privati e istituzionali, con il Centro Sperimentale di Cinematografia e presso realtà aziendali italiane nel settore del lusso.

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