In una scala di valori: la spia

26 Giugno 2021



In una scala di valori: la spia
In una scala di valori: la spia

In una scala di valori, la spia, lo spionaggio, l’intelligence.

Prima parte: LA SPIA

Come nel refrain della canzone sanremese di Achille Lauro “ Ci son cascato di nuovo”, anch’io, pur nella consapevolezza che l’origliare è una  pratica sconveniente e riprovevole, non ho saputo resistere alla curiosità di ascoltare  una accesa discussione  fra alcuni  sconosciuti  ad un tavolo del  bar che frequento saltuariamente.

Si sosteneva che, troppo  spesso, le Istituzioni italiane si accaniscono con severità con i propri concittadini  mentre sono più indulgenti e comprensive con gli stranieri soprattutto se  appartenenti a paesi più forti o minacciosi di qualche possibile forma di ritorsione.

La discussione traeva spunto dall’arresto di un ufficiale della Marina Militare per aver fotografato  e sottratto documenti segreti  per la consegna, in cambio di denaro, a un colonnello russo che,  grazie alla  copertura diplomatica,  veniva espulso dall’Italia senza ulteriori conseguenze.

Se fossero stati conosciuti i trattati internazionali che regolano status e trattamento del personale diplomatico  (Convenzione di Vienna 1961),  il cliché della stato forte con i deboli e debole con i forti sarebbe apparso  palesemente inappropriato per il caso in questione.

Ciò nonostante, nell’accesa discussione,  le diverse posizioni meritavano attenzione perché dimostravano che nella percezione comune del mondo opaco delle Spie, dello Spionaggio, dell’ Intelligence esiste una oggettiva  confusione  che ne sfuma  il significato, le  differenze, gli aspetti comuni ed  i ruoli che, al contrario, sono ben definiti negli ambienti specialistici ed istituzionali oltre che nei dizionari della lingua italiana.

 

la spia e lo spying

Nel tentare di capire l’origine di  questa discrasia fra semantica e percezione,. mi sono ritornati in mente i tempi delle scuole elementari quando, nell’unico intervallo consentito,  si consumava  il primo rito trasgressivo di quella  età.

Appena lontani dagli occhi vigili dell’insegnante, in modo molto più perentorio del “Al mio ordine scatenate l’inferno” del generale Massimo Decimo Meridio nel film il Gladiatore, il più veloce e determinato della classe,  lanciava uno strano segnale di carica:  “Chi non piscia in compagnia o è un ladro o  una  spia “.

Era il segnale  per  una corsa sfrenata  per accaparrarsi  il primo bagno disponibile e poi prendere in giro, con spirito fanciullesco,  i più lenti ed impacciati che non riuscivano a farlo.

Era anche un modo per assaporare il gusto della trasgressione per aver usato un verbo ritenuto volgare e  sconveniente.

Qualche tempo dopo,  avendo scovato quella frase nel dizionario italiano,  ci era sembrato che  la nostra maleducazione ne fosse stata riabilitata e  formalizzata l’ammissibilità linguistica del nostro particolare  rito scatologico.

Non avremmo però mai pensato, che molti anni dopo, ne sarebbe perfino avvenuta la spettacolarizzazione  nel film di Mario Monicelli “Cari fottutissimi amici” nel quale la scenetta si ripeteva con la partecipazione, a zampa alzata, anche del fedele cagnone della sgangherata compagine di bontemponi.

 

Banali giochi di bambini destinati nel tempo ad essere messi da parte proprio come si legge nella lettera di San Paolo ai Corinzi (13-11): “Quando ero bambino, parlavo da bambino, pensavo da bambino, ragionavo da bambino; ma quando sono diventato un uomo ho messo da parte le cose da bambino“.

In realtà certe cose provate, assimilate o subite da bambino  non si mettono mai completamente da parte e

la psicologia, la psicanalisi, la psichiatria, con sfumature e posizioni diverse, ce ne danno conferma.

Quello strano ordine di battaglia avrebbe inciso permanentemente nelle nostre coscienze una profonda ripulsa e condanna dei ladri e delle spie accomunati in una equipollenza a forte carica negativa di immoralità e asocialità.

Un lontano sentire personale che tuttavia trova coerente riscontro nella generalità delle definizioni di Spia riportate nei vari dizionari della lingua italiana:

Colui che subdolamente, con l’inganno ed il sotterfugio, cerca di venire in possesso di dati, notizie, informazioni e qualunque altra cosa appartenente alla propria comunità (stato,  azienda, …) allo scopo di riferirle, per denaro, invidia, insoddisfazione, ricatto e ideologia, ad altri (Nemici, avversari, concorrenti) che ne possono trarre  vantaggio.”

 

Secondo l’accezione comune, quindi, l’azione della spia  è un furto aggravato dal tradimento alla comunità di appartenenza, dal modo subdolo dell’agire, dalla meschinità delle motivazioni.

E lo spionaggio e l’intelligence? nella prossima puntata

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In una scala di valori: la spia

Luigi Vellone

Ha frequentato la Scuola Militare Nunziatella, l’Accademia Militare e la Scuola di Applicazione. Da ufficiale ha svolto per alcuni anni attività di comando nei reparti operativi dell’Arma della Trasmissioni. Terminati gli studi di Ingegneria e transitato nel Corpo degli Ingegneri E.I., ha svolto e diretto varie attività tecniche e successivamente, nel Servizio Informazioni e Sicurezza, è stato responsabile dello sviluppo, certificazione ed impiego di apparati e sistemi cifranti. E’ stato rappresentante nazionale presso Agenzie di sicurezza alleate e nei principali programmi internazionali sulla security concludendo la sua carriera come Direttore della Divisione Intelligence tecnologica con il grado di Maggior Generale. Nei successivi 15 anni è stato Consulente per la Cybersecurity delle maggiori Aziende italiane delle Telecomunicazioni, dell’Informatica e della Advanced Technology Consultants ltd. di Macau (China).

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