Un amore

28 Dicembre 2019



Un amore
Un amore

Il passaggio dallo stato quotidiano allo stato incantato dell’innamoramento spesso si esprime attraverso simboli e visioni fugaci, simili a presagi, oltre che in poesia e in musica. Ma perché questo avviene? E come avviene il passaggio tra i due piani. Riporto il resoconto di una donna.

“Già da qualche anno avevo conosciuto un uomo bello, gentile, sensibile che era fidanzato con una mia amica per cui non lo avevo visto come un potenziale amore. Quindi non lasciai indugiare la mia fantasia su di lui.

Diversi mesi dopo però feci una terribile esperienza. Ero uscita di casa per andare al lavoro e guidavo distrattamente, pensando a un problema che mi angustiava. Improvvisamente mi trovai davanti  una bicicletta e sterzai per evitare la persona che stava tagliandomi la strada finendo contro un albero. Uscii illesa dall’incidente  e anche il ciclista, ma se non ci fosse stata quella pianta io sarei finita in un dirupo: avevo rischiato la vita. Quell’evento che era avvenuto in un istante causò una rottura della mia percezione del tempo. Mi accorsi, infatti, già pochi minuti dopo, che la mia percezione del tempo era mutata. D’improvviso sentivo sulla pelle quanto tempo era già passato e ora sapevo che il tempo a mia disposizione, quello che doveva ancora passare  era contato. Dopo questa esperienza di vicinanza con la morte mi accorsi che stavo rimandando  quello che era indispensabile: la realizzazione della mia vita.

Iniziai a pensare in modo ossessivo a una cosa sola, mi chiedevo: se dovessi morire oggi la mia vita avrebbe avuto  significato? Potrei dire ho vissuto? La risposta che mi davo era incerta. Si, avevo fatto quello che gli altri mi chiedevano, mi ero adattata;  avevo fatto cose buone o normali, ma non potevo dire certo che avevo vissuto. Per paura di non essere normale mi ero adattata a una vita che ora non riconoscevo. Da un certo punto di vista avevo vissuto ma non come io avevo desiderato intensamente fare a quindici, sedici anni. Non solo non avevo seguito la mia vocazione, ma non avevo vissuto l’amore, l’amore reciproco, almeno come io immaginavo dovesse essere possibile. Avevo provato l’intensità dell’innamoramento ma mai un mio innamoramento profondo era avvenuto in coincidenza con colui che amavo. Avevo amato qualcuno che non mi amava,  poi ero stata  amata da due uomini che non avevo amato. E anche ora… l’uomo che stava con me  aveva tante qualità, ma non lo amavo. Ma lo stesso era accaduto a me quando mi ero innamorata: più volte avevo pensato: è lui, è lui che aspettavo e poi scoprivo che ero io ad avergli attribuito caratteristiche che non possedeva. Oppure lui non le attribuiva a me.

Di un fatto però mi ero accorta che era tanto più bello amare che essere amati, ma tanto più drammatico. Ti trovavi di colpo come una stupenda tavola imbandita a cui la persona per cui l’avevi preparata non voleva sedere. Ma eri così ricca e piena di cose da dare e questo era in sé un piacere incredibile. Essere amata invece era qualcosa di ovvio e noioso. Solo ora mi accorgevo che non avevo mai provato l’amore bilaterale.

Solo ora, sfiorata dalla morte mi ponevo domande essenziali. E di fronte a queste domande, non potevo che rispondere che avevo accettato il meno, l’ordinario, il quotidiano. Avevo accettato di vivere nella pianura, di fare come tutti, di stare nel gregge. Ero rimasta a un livello che non aveva alcun collegamento con quella dimensione, con quelle altezze elevate, le uniche nelle quali io mi sentivo risplendente, riunita all’assoluto, sempre vivente, accanto allo spirito infinito. La mia mente ordinaria, la mia vita ordinaria avevano vinto, perché sentivo il pericolo di penetrare da sola in quei mondi che da luminosi potevano d’un tratto diventare oscuri, senza l’anima di colui che amavo per mano.  Avevo accettato l’ordinario per evitare rischi,  mi dicevo, perché avevo pensato che non sarebbe mai stato possibile il vero incontro col destino.

E se invece lo fosse stato, possibile? …

(Il seguito verrà pubblicato sul magazine, domani)

 

 

 

 

 

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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