Amore di carta

1 Dicembre 2023



Amore di carta
Amore di carta

Ci si può innamorare di un cartone animato?  Forse sì. In fondo anche Jaufré Rudel, il romantico trovatore dell’omonima poesia di Carducci si innamora perdutamente, e fino alla morte, di una contessa che non ha mai incontrato.  Allo stesso modo, nel periodo d’oro degli anime giapponesi tra la fine degli anni settanta e l’inizio degli anni novanta, tante ragazzine si sono innamorate dei protagonisti disegnati dagli straordinari illustratori di quegli anni, in quello che il prof. Alberoni ha definito “il volo nuziale”, ovvero le prime esperienze amorose legate a personaggi famosi, idealizzati e conosciuti solo tramite la televisione e il cinema.

Uno dei “voli nuziali” più conosciuti, nell’ambito dei cartoni, è stato quello legato all’iconica serie “Candy Candy”, nata nel 1976, trasmessa in Italia dal 1981.  Addirittura, il “volo nuziale” delle spettatrici, innamorate follemente del protagonista maschile, ha portato prima  gli adattatori italiani, poi la scrittrice del romanzo da cui è tratta la serie a modificarne il finale. .

Il plot, originariamente ispirato al celebre “Papà Gambalunga”, romanzo per ragazzi e film con Fred Astaire, doveva essere semplice. La storia narra infatti le vicende di Candy White Andrew, un'orfana cresciuta nella Casa di Pony, in Michigan, sulla cui collina incontra un misterioso ragazzo che suona la cornamusa, e che cercherà per tutta la vita. Viene adottata da un benefattore che non si fa mai vedere: il misterioso zio William. Dopo moltissime peripezie, tra cui la morte di Anthony, suo primo amore di ragazzina, per un incidente a cavallo,  scoprirà nell’ultima puntata che il giovane vagabondo che l’ha sempre aiutata, Albert,  è sia il fantomatico zio William, sia il ragazzo con la cornamusa. E che probabilmente sarà con lui che deciderà di trascorrere la vita. Come in Papà Gambalunga.

I sentimenti, tuttavia, cambiano sempre le carte in tavola, persino quando si tratta di cartoni animati.  La scrittrice, Keiko Nagita,  che negli anni settanta era ventenne, aveva deciso, nel corso del passaggio dal romanzo al manga, e poi al cartone, di sviluppare meglio il personaggio che, nelle sue intenzioni, doveva rappresentare un amore di passaggio, la classica cotta dei banchi di scuola, prima del sentimento adulto che la protagonista avrebbe provato per il suo benefattore.

Dalla sua penna, e poi dalla matita dell’illustratrice Yumiko Igarashi, nacque inaspettatamente il  personaggio più riuscito dell’intera vicenda. Terence, duca di Granchester, sembra uscito da un romanzo di Jane Austen o delle sorelle Brönte e, contemporaneamente, è anche molto moderno, complesso. La scrittrice gli cuce addosso la bellezza e i tormenti di Heathcliff, l’aria sprezzante di Mister Darcy, il senso del dovere di Mr. Rochester, la fragilità e la ribellione di un James Dean. I dialoghi tra i due protagonisti, inoltre, sono stuzzicanti, pepati, degni di una sceneggiatura di Nora Ephron.  Troppo perché il pubblico femminile, spesso adolescenziale e non ancora smaliziato dalla lettura dei grandi classici, per di più incantato anche dai capelli fluenti e dalle camicie slacciate, possa resistere a Terence.

Il personaggio, completamente slegato dal plot principale, sfugge di mano alla Nagita, completamente. La trama esige che la sua vicenda prosegua anche dopo la fine della loro permanenza a scuola, i due protagonisti poi li ha rappresentati come troppo presi l'uno dall'altra, non sa come liberarsi di questo amore e di Terence. Prova a farlo, facendogli cadere addosso un un riflettore teatrale mentre recita Shakespeare e  salvandolo grazie a un’attrice che perde una gamba per lui. Per puro senso del dovere, Terence rimane con lei e rinuncia a Candy per sempre. La storia dovrebbe finire così.

In Italia, con il solito machiavellismo, ci si rende subito conto che la storia tra Terence e Candy ha un indotto enorme tra gadget e giornalini venduti con la loro immagine e si decide di portarla avanti nonostante tutto. I responsabili televisivi decidono di falsare il doppiaggio e di lasciare intendere, mentendo, che un giorno torneranno insieme.  Nel manga originale, tuttavia, l’illustratrice Igarashi, coautrice di Candy, la disegna esplicitamente al fianco dell'altro, Albert.

Passano decine di anni.  Nel frattempo la disegnatrice e la scrittrice si fanno causa per i diritti d’autore, e il cartone scompare per questo da tutte le televisioni del mondo.

Qualche anno fa, tuttavia, approda in libreria un volume di più di quattrocento pagine, senza illustrazioni, dal titolo Candy Candy. E' successo che Kyoko Nagita, settantennte e  a quasi cinquant’anni dalla prima stesura, ha ripreso in mano il romanzo, aggiungendo alcune parti.  In breve, la novità più eclatante è che ha inserito un nuovo finale, stavolta definitivo, anche se alquanto misterioso.

Agli inizi degli anni trenta troviamo una Candy trentenne che vive felicemente nel Regno Unito  con un marito che chiama con il nome “Lui”, senza specificare chi sia, lasciano solo indizi qua e là, indizi che riportano in parte ad Albert, il benefattore, in parte a Terence, l’attore. Nel romanzo, una grande novità: la notizia della morte della nuova compagna di Terence e la lettera in cui lui scrive a Candy che i suoi sentimenti sono immutati. Non c’è una risposta, ma si apre una speranza per questo James Dean che sembrava prima completamente fuori gioco. Nelle interviste, la scrittrice ha specificato che comunque manterrà sempre il mistero su chi sia il marito di Candy perché ogni lettrice possa immaginarsi il suo “Lui”. Anche se aver descritto una libreria colma di opere di Shakespeare nella nuova casa della coppia, e facendo affacciare Candy sul fiume Avon (quello di Strattford on Avon, patria del Bardo?) aiuta a figurarsi il fatidico "Lui",  proprio con le sembianze dell'irresistibile Terence, come tantissime avrebbero voluto.

È innegabile che questo inaudito epilogo sia dovuto alla forza di un amore, che, seppure inventato, ha cambiato la storia.  Il ribollire dei sentimenti, infatti, crea una frattura tra un prima e un dopo, travolge tutto, è una rivoluzione, crea un altro mondo, come ci ha insegnato Francesco Alberoni nella sua teoria. Persino in una finzione. Persino in un mondo di carta.

A tutt’oggi, sui social, esistono due agguerritissime schiere di sostenitrici di Terence e di Albert, ma le prime sono in netta maggioranza. Il loro numero è impressionante, specialmente in Europa. Sono le bambine degli anni ottanta, ora cinquantenni, che stanno ricordando i loro antichi sentimenti, il loro “volo nuziale”, con un altrettanto antico entusiasmo. L’adolescenziale innamoramento per Terence rivive così a distanza di tempo,  nella nostalgia di emozioni forti e pulite,  di un’epoca che sembra sempre più lontana.

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Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico, caporedattrice (email), laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pavia, è studiosa di geopolitica e di cambiamenti nella società. Collabora come sceneggiatrice con una casa cinematografica di Roma, è regista di documentari e scrive testi per il teatro. Una sua pièce: “Amaldi l’Italiano” è stata rappresentata al Globe del CERN di Ginevra, con l’introduzione di Fabiola Gianotti. Scrittrice e poetessa, è direttrice di una collana editoriale di poesia e giurata di premi letterari internazionali. Il suo ultimo romanzo è “La fidanzata d’America” ( Castelvecchi, 2020).

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