Amori a distanza di sicurezza

2 Novembre 2020



Amori a distanza di sicurezza
Amori a distanza di sicurezza

Diceva Emily Dickinson: «È strano come in ciò che è più intangibile, è anche ciò che è più tenacemente vicino». Dunque, la distanza fisica uccide l’amore o lo preserva dall’usura del tempo? È vero, come dice il motto popolare, che “lontano dagli occhi è lontano dal cuore”, oppure la lontananza costituisce una sorta di riparo nel quale si conserva l’incanto amoroso?

La distanza “difende” da un incontro troppo ravvicinato, il corpo è al sicuro, non è coinvolto da emozioni troppo intense. Il controllo è possibile “da remoto” molto più che dal vivo. O forse è un’illusione, e il fantasma della relazione, così come si forma a distanza, finisce per essere molto più ingombrante della realtà?

In un amore “da lontano” si è separati dallo spazio e dal tempo. Non si condivide apparentemente nulla, quindi non è necessario adattarsi l’uno all’altro. Tutto sembra più libero e semplice. Ma è proprio così? Non è forse più pervasivo che mai un pensiero che non trova realizzazione?

“Incapace di percepire la forma di te, ti trovo ovunque intorno a me”così diceva un poeta sufi.

Questo verso spiega bene la sensazione di essere in presenza costante di qualcuno che non c’è. L’amore tenuto a distanza non subisce l’onta di ciò che può logorarlo, è intatto rispetto alle abitudini dell’altro che non vengono condivise, non vive il degrado dei corpi nel tempo, non conosce la noia, il rifiuto. È inaccessibile, come inaccessibile è il corpo dell’altro.

L’assenza del corpo sembra alimentare il desiderio, ma è veramente dell’altro che si avverte il desiderio, o di quell’altro che rappresenta anche una parte di sé?

Ricordo il caso dell’amore unilaterale di una paziente sposata da più di trent’anni, con figli, che mi aveva raccontato  un pensiero  ricorrente legato a un uomo, in seguito non più rivisto, con cui aveva avuto nel passato solo qualche “fuggevole incontro”, ma a cui “non aveva mai smesso di pensare neppure per un giorno”.

Quando le chiesi cosa le suscitava questo pensiero/ricordo mi rispose che il pensiero di lui, anche per pochi minuti, aveva il potere di renderla “metamorfosata”, trasformata, facendola entrare  in uno stato di benessere anche fisico: “mi sentivo più viva e con un profondo senso di compiutezza e di completezza”. Come se si trattasse di un amore corrisposto.

Il ricordo dell’amato aveva un effetto simile a una droga. Il che significa un effetto narcotico, rilassante, ma anche esaltante come forse accade nella dipendenza da sostanze psicotrope. L’assenza può in fondo realizzare il sogno segreto degli amanti: un amore eterno. Amare un fantasma può essere per sempre e l’incontro virtuale può essere totalizzante, quasi come in una esperienza mistica.

La poesia e la letteratura rappresentano spesso l’amore corrisposto  ma lontano e irraggiungibile, anche attraverso straordinari epistolari amorosi. Le lettere, infatti, sono uno strumento per mettere a nudo i propri pensieri e riflessioni in un perenne rinnovarsi che sublima il desiderio in un gioco mentale e spirituale.

Ma più di tutto ai nostri tempi la lontananza che avvicina è costituita dai legami nati attraverso i social. Il “non luogo” dove ci si incontra e ci si conosce senza incontrarsi di persona, dove è facile fingersi ciò che non si è, oppure si riesce a essere finalmente se stessi.

Nei social si possono sognare amori esotici in terre lontane. Si costruisce  e si ricostruisce continuamente l’idea dell’altro che “non   c’è”, ma che può essere così presente come e quando ci piace immaginarlo.

È la nuova frontiera dell’amore a distanza di sicurezza, un amore virtuale, tipo “smartworking”, quindi non umanizzante. Perfetto in questo periodo di emergenza sanitaria.

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Amori a distanza di sicurezza

Claretta Ajmone

Clara Ajmone, psicologa clinica e psicoterapeuta, ha lavorato per più di trent’anni in ambito psichiatrico, nelle Strutture Territoriali e Ospedaliere del Servizio Sanitario Nazionale. Fino al 2009 è stata Responsabile della Struttura di Psicologia dell’Ospedale di Niguarda, dove ha svolto attività di Psicoterapia individuale, familiare, di coppia e di gruppo. È stata didatta e tutor per psicologi allievi di varie scuole di psicoterapia.

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