Corri cavallo, corri ti prego. Il potere delle immagini simboliche

23 Giugno 2022



Corri cavallo, corri ti prego. Il potere delle immagini simboliche
Corri cavallo, corri ti prego. Il potere delle immagini simboliche

L’immaginazione è una tendenza umana universale, fatta di sfaccettature diverse, ma è anche  la facoltà  che da il via allo sviluppo dell’intelligenza del bambino, quando verso i due anni con il gioco di finzione apre la sua mente e diventa capace di entrare in mondi più ampi riorganizzando e accrescendo le sue capacità.

Ecco Giovanni che corre per la casa cavalcando una scopa  “come se fosse un cavallo” seguito da Margherita che lo incita: corri, corri cavallo: dai Giovanni ora scendi tocca a me.” Infiniti sono gli esempi dei giochi del “come se” dei bambini e ogni volta stupefacenti. Dove ha visto infatti Giovanni qualcuno che utilizzava una scopa come un cavallo e come fa Margherita a entrare nel suo gioco e condividerlo con la stessa naturalezza? Da nessuna parte. E’ lui che se lo inventa e lei che vi entra.

I primi a focalizzare l’attenzione sulla  valenza simbolica del gioco del bambino sono stati Freud e Piaget. Piaget però si occupava in modo specifico dell’intelligenza e osservando i suoi figli che giocavano si è accorto che lo sviluppo non avviene come un flusso, ma a salti, a stadi. A ogni stadio la mente acquisisce schemi più complessi e man mano che cresce il bambino li  riadatta, riorganizzando le sue conoscenze.  Il risultato è un avanzamento cognitivo.

Gli schemi sono inizialmente molto semplici; ma cambiano quando appaiono inadatti a spiegare nuovi fatti, quando emergono nuovi elementi che contrastano con quello che il bambino crede e sa. Così la crescita non  è solo il prodotto di un accumulo di conoscenze, di mattoncini, ma l’effetto di uno squilibrio cognitivo, una dissonanza che si placa solo quando il bambino riesce a modificare lo schema precedente adattandolo alle nuove informazioni.  Un bell’esempio lo fornisce Karmilloff Smith.  Nelle prime fasi dell’apprendimento del linguaggio i bambini  imparano a usare facilmente i verbi irregolari.  Ma dopo qualche anno  inspiegabilmente iniziano a fare errori che prima non facevano. Dicono per esempio “ho corruto” e non più  “ho corso”. Sembrerebbe un balzo indietro e invece nota la studiosa è un balzo in avanti. Il bambino sbaglia perché non parla più per imitazione, ma ha scoperto l’esistenza di una regola che riguarda la coniugazione dei verbi. E ora applica il suo nuovo schema anche ai verbi irregolari! Ecco che l’errore è in realtà il prodotto di un passo avanti.  Ci vorrà del tempo perché riesca ad accorgersi che alcuni verbi sono diversi, speciali e  a integrarli correttamente.

In fondo è quello che fa anche l’adulto, persino lo scienziato: quello ad esempio che fece Keplero che misurò e rimisurò per 15 lunghi anni le orbite dei pianeti ed era molto frustrato: non erano per niente come lui se le aspettava e come avrebbero dovute essere. Sembravano ovoidi, avevano cioè una traiettoria irregolare. Una cosa impossibile da accettarsi. Ma improvvisamente una mattina gettando uno sguardo al suo ultimo disegno, vide un’altra cosa:  il disegno che aveva davanti era un’ellissi, Non un ovoide. Eureka! Questo risolveva le contraddizioni !  Il problema era stato risolto perché lui aveva modificato lo schema.

Il pensiero simbolico è la base su cui, in continuità funzionale, si sviluppa il pensiero concettuale. Ma ho l’impressione che ogni nuova scoperta sia simbolica, solo dopo diventa concetto. Per questo la scuola fallisce sempre quando parte dal concetto, dalla regola! Deve ritrovare il simbolo. E’ il simbolo che la mente decodifica e riesce a comprendere.

L’elaborazione dell’assenza 

Quello che fa Giovanni non è solo integrare nuove conoscenze, giocando al “come se”. Giovanni  immagina un oggetto assente, il cavallo,  e lo rende presente utilizzando un simbolo al suo posto, un manico di scopa. E’ importante? E se sì perché è così importante? Perché il gioco di finzione (dei bambini ma anche il nostro) non imita il mondo ma lo costruisce, lo inventa a partire da immagini interne.

Il simbolo non è solo un oggetto che rivela una qualche somiglianza con ciò che il bambino vuole rappresentare, ma contiene anche sentimenti ed esperienze vissute, contiene l’esperienza emotiva e tante volte anche un problema da risolvere. Immaginandosi di essere un grande cavaliere che cavalca il suo destriero e combatte con un mestolo contro nemici immaginari,  Giovanni esprime i suoi sentimenti e i suoi desideri più profondi. Quello ad esempio di diventare grande, forte e di entrare  nel mondo coraggiosamente, affermandosi e vincendo sugli altri…. e ora siamo tutti liberi di pensare a quella grande opera letteraria che è il Don Chisciotte e alle frustrazioni del suo autore che si prese la rivincita scrivendo un capolavoro letterario per il quale è diventato immortale.

Il pensiero simbolico, dunque ci permette di rendere presente qualcosa che è assente ma che vorremmo avere. Si basa sull’accettazione della perdita di qualcosa che originariamente sentivamo come nostro e sulla sua sostituzione con qualcosa d’altro che ci rende accettabile la perdita. Per questo una donna che ha un lutto grave può restare incinta subito dopo senza volerlo consciamente. E’ il suo essere profondo che cerca una strada per superare il dolore. Mettere al mondo una nuova vita è un modo per ritornare a vivere.  Oppure sente l’impulso di prendere un cane,  da amare, da abbracciare, di cui prendersi cura, per risentire il calore e l’affetto.

Il simbolo allora nella nostra vita, non solo quando siamo bambini, serve a  risolvere l’impossibile problema di conservare ciò perdiamo, oppure di rivivere sotto un’altra forma quello che abbiamo perduto. Persino di sostituire un insieme di bisogni materiali e ideali che non riusciamo più a soddisfare nella vita reale.  E’ chiaro che un figlio che perde la madre, una persona che viene lasciata dal partner  un’altra che viene licenziata, devono trovare il modo di uscire nel mondo e fare un “gioco” nuovo. Ma possono farlo solo con un simbolo,  che ha una parte materiale e una spirituale, ed è una guida per elaborare le perdite e i dolori, prepararsi a rinascere.

Per esempio il papà ieri ha sgridato Giovanni e lui si è sentito piccolo e impotente, ma ora alla guida del suo cavallo- scopa, senza averne consapevolezza sa di essere forte e invincibile. Ecco il gioco che cura la sua frustrazione, che ti allontana dalla sensazione angosciosa della tua debolezza, che ti apre una nuova strada.  Quell’immagine di cavaliere invincibile è un simbolo potente che gli sarà di aiuto ogni volta che nella vita cadrà e vorrà rialzarsi, quando dovrà decidere se buttarsi in avanti e competere o ritrarsi e subire.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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