Il dogma dell’Immacolata concezione

27 Dicembre 2023



Il dogma dell'Immacolata concezione
Il dogma dell'Immacolata concezione

Mi sono spesso interrogato, come immagino tutti, sul significato di questa festività della Immacolata concezione che, in qualche modo, rimanda ad un ossimoro: come poter essere, in altri termini, “vergine” e “madre”. Se la insostenibilità del dogma a livello razionale (salvo il “tutto è possibile” nella logica del miracolo a cui rimanda il Vangelo di S. Luca) è troppo evidente, stupsce il fatto che lo stesso sia stato confermato in piena cultura razionalistico-scientista di fine ‘800 tenendo conto che il dogma è stato proclamato dal papa Pio IX l'8 dicembre 1854.. Con la bolla Ineffabilis Deus, viene sancito infatti che la Vergine Maria sia stata preservata immune dal peccato originale fin dal primo istante del suo concepimento.

Va notato come tale dogma non va confuso con il concepimento verginale di Gesù da parte di Maria. Il dogma dell'Immacolata Concezione riguarda il peccato originale. Solo la Madre di Cristo ne sarebbe stata esente in vista della missione sulla terra del Messia. A Dio dunque piacque che la Vergine dovesse essere la dimora senza peccato per custodire in grembo in modo degno e perfetto il Figlio divino fattosi uomo.

I fondamenti biblici a sostegno di tale ipotesi sono in realtà piuttosto deboli dal momento che l’espressione «Quando non esistevano gli abissi, io fui generata quando ancora non vi erano le sorgenti cariche d'acqua.” (Proverbi 8,24) si riferisce a Hokma, la Sapienza divina mentre «Tutta bella tu sei, amica mia,

in te nessuna macchia» del Cantico dei cantici (4,7) si riferisce alla pastorella amata da re Salomone.

Non ci addentriamo su disquisizioni teologiche sul cosiddetto Protovangelo di Giacomo, composto tra il 140 e il 170 8(e quindi tardivamente rispetto ai vangeli canonici), contiene l'idea che Maria fosse una persona "speciale" sin dal concepimento sottolineando come la definizione di Παναγία, (Panaghìa), "tutta santa" divenne una acquisizione consolidata dalla liturgia e dalla devozione della Chiesa greco orientale come ben sa chi ha viaggiato in Grecia.

Una tradizione rinforzata  da Agostino d'Ippona (354 - 430) che si schiera a sostegno di questa tesi in opposizione a Pelagio che viene dichiarato eretico nel suo tentativo di ridimensionare il ruolo del peccato originale nella condotta morale dell'uomo. Nel Medio Evo sarà Duns Scoto (m. 1308), poi detto "Dottore dell'Immacolata" a riprendere il tema della "redenzione anticipata" sostenendo che il Cristo non avrebbe potuto nascere da una madre che non fosse essa stessa “senza peccato”.

Interessante notare come questo culto “approdò” in Italia attraverso la Sicilia dove la Vergine venne dichiarata Patrona della Città e dell'Arcidiocesi di Palermo, divenuta patrona massima della Regione Siciliana. Dal meridione il culto per l'Immacolata si propagò poi a tutto l'Occidente, soprattutto su iniziativa degli ordini religiosi benedettini e carmelitani.

Il dubbio circa la “eccezionalità” delle Vergine in quanto immune dal peccato originale riemerge con Tommaso d’Aquino da cui ebbe inizio la corrente dei “Tomisti” in contrapposizione agli “Scotisti” con una diatriba molto vivace e che portò il Magistero della Chiesa a pronunciarsi con il dogma che sappiamo. Certo … ci sembrano cose inconcepibili queste accanite divergenze teologiche a meno di non considerare le ripercussioni che possono aver avuto sul piano dei valori e quindi dei comportamenti nella storia dell’Occidente

La condizione “immacolata concezione” di Maria si intreccia tuttavia inestricabilmente con il tema del “concepimento” di Gesù che, sappiamo, avvenne senza congiungimento carnale. Al saluto dell’angelo alla Vergine con «Rallegrati, piena di grazia»   (Luca 1,28) segue infatti la nota annunciazione “concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell’Altissimo”. Alla domanda di Maria su «Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?» l’angelo risponde: «Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio”.

Viene da chiederci, ovviamente, se tale evento non debba interpretarsi come se la Vergine avesse perso la sua “verginità”, appunto, se avesse avuto il suo Figlio divino per via “naturale”. Appare ovvio come il “primato” del celibato religioso si imponga sulla condizione di chi segue una via che non esclude la procreazione, se non addirittura un esercizio della sessualità anche a scopo non procreativo.

In ogni caso, merita ricordare come la nascita di un Eroe da una Vergine, come ci ricorda Joseph Campbell nel suo Il cammino dell’eroe rappresenta un archetipo che si presenta in molti racconti delle origini. Anche Romolo e Remo nacquero da una vestale (vergine e custode del fuoco sacro) da Marte come anche Dioniso da Zeus e da Semele, figlia di Cadmo, seppure coloro che non onoravano il Dio dubitassero della sua divina origine. Per essere figlio-emanazione diretta di un dio … non resta all’Eroe che avere una madre (mater semper certa) ed un dio … incerto (pater numquam).

Ma, per tornare all’ossimoro Madre-Vergine merita cogliere il significato anche psicologico di questa apparente contraddizione. Ci sono donne, infatti, che divenute madri … perdono la loro caratteristica di “Chore” di fanciulla (avvenenza, leggiadria, seduzione, leggerezza …) e altre … che, in qualche modo, riescono a mantenerla.  Una sfida non da poco che richiama la possibilità di tener vivo il Puer, come ci ricorda Jung e Hillman, anche con il passare degli anni, senza arrendersi alle caratteristiche del Senex che fatalmente si irrigidiscono nell’atteggiamento “saturnino” improntato a conservazione, diffidenza per il nuovo, tirchieria e pessimismo.

In un viaggio in Argolide, dove Era veniva venerata come Era argiva, ci siamo tutti (io e i compagni di viaggio) immersi (parzialmente perché in un convento di suore) un una vasca nella quale la tradizione vuole che la Dea si fosse immersa per “rinverginirsi” dopo aver partorito. Una pratica puntualmente rievocata dalle donne in tempi antichi … ma non solo.

Con l’augurio a tutte le donne che hanno la fortuna di diventare madri di non perdere con questo anche una “verginità del cuore” che certo conta ben più di quella anatomica.

Sul tema poi della vergine che appare a Lourdes e nell’Apocalisse “coronata di stelle” e “schiacciando la testa al drago-serpente” torneremo forse più avanti nel riecheggiare un prossimo appuntamento con le “stagioni dello spirito”

 

 

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Riccardo Zerbetto

Riccardo Zerbetto è psichiatra e direttore del Centro Studi di Terapia della Gestalt (www.psicoterapia.it/cstg). Già presidente della European Association for Psychotherapy (EAP) e della Federazione Italiana delle Associazioni di Psicoterapia (FIAP.). Co-fondatore di Alea-Associazione per lo studio del gioco d’azzardo e dei comportamenti a rischio. Direttore scientifico di Orthos, associazione per lo studio e il trattamento dei giocatori d’azzardo.

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