Il grande ciclo collettivo

11 Aprile 2019



Il grande ciclo collettivo
Il grande ciclo collettivo

Nella società occidentale cui appartiene anche l’Italia, da molto tempo è in atto una continua trasformazione scientifico-economica che crea nuovi tipi di lavori e di lavoratori, nuove agglomerazioni urbane, nuovi modelli di vita. Le incessanti trasformazioni creano conflitti, confusione, incertezza e, di conseguenza, anche reazioni emotive, malcontenti, rivendicazioni e disordine politico. Il disordine e il disagio crescono finché non raggiungono una soglia oltre la quale esplodono dei movimenti che cercano di ricreare ordine e nuove istituzioni.

Questo processo può essere descritto come un ciclo, il grande ciclo collettivo. È  un succedersi di stati di disordine a cui segue lo stato nascente di uno o più movimenti che ricompongono la solidarietà, creano un progetto e combattono contro un nemico. In questo modo creano un nuovo tipo di ordine che poi si irrigidirà, non riuscirà più a far fronte al mutamento e sarà seguito da nuovi movimenti.

Le grandi democrazie bipartitiche anglosassoni durano da secoli perché sono modellate proprio sul grande ciclo collettivo. Esse hanno inventato un meccanismo elettorale che evita le pericolose crisi periodiche in cui esplodono i movimenti, creando istituzioni politiche democratiche che costituiscono artificialmente un ciclo collettivo e vi incanalano le forze sociali. Negli USA le elezioni presidenziali che si tengono ogni quattro anni sono caratterizzate da frenetiche campagne elettorali equivalenti ad un vero e proprio movimento collettivo

Chi vince diventa il presidente di tutti ma, dopo quattro anni deve affrontare una nuova terribile campagna elettorale, Comunque, dopo due mandati non può più ripresentarsi e si ha una nuova campagna elettorale per scegliere un nuovo leader che sappia meglio affrontare i nuovi problemi. Non c’è quindi il pericolo che il leader politico perda i contatti col popolo, non capisca i nuovi disagi e quindi questi si debbano manifestare attraverso un nuovo movimento.

 

In Italia, invece, la Costituzione non prevede un meccanismo obbligatorio per cambiare periodicamente la leadership politica. Non solo i parlamentari possono essere rieletti cento volte, ma anche lo stesso politico può diventare più volte presidente del consiglio, ministro e quindi un Paese può essere governato per un lungo periodo di tempo dallo stesso gruppo politico, dagli stessi uomini. Così, col mutare della vita economica e sociale, la classe politica si trova sempre più distaccata dalla sua base popolare. Ma non ci sono elezioni, come quelle americane, che impongono di scegliere un nuovo leader più adatto ai tempi ed il disagio, la frustrazione popolare crescono finché non esplodono nuovi movimenti. Questi fanno emergere nuovi partiti, nuovi leader e inizia un altro ciclo politico.

È questo il motivo per cui la vita politica italiana è caratterizzata da crisi periodiche e periodi di movimenti che si succedono ogni venti anni circa. L’intero sistema va in pezzi e sono i movimenti che creano dei soggetti politici nuovi e nuovi leader. Vediamo cosa è accaduto dal dopoguerra ad oggi.

Finito il fascismo, durato circa vent’anni, sono sorti i movimenti nazionali di liberazione che hanno portato al potere i partiti che esistevano prima del fascismo e messi al bando da questi. Il partito popolare, ora Democrazia Cristiana, il partito Socialista, quello Comunista, quello Liberale, quello Repubblicano e quello Monarchico. Era l’epoca della “guerra fredda” tra USA e URSS e si fece una costituzione parlamentare pura dove i governi sono fatti e disfatti dal parlamento.

Nei successivi vent’anni vi fu un grande cambiamento economico (miracolo economico) e politico finché, nella seconda meta degli anni Sessanta, entrarono in scena una nuova potente classe operaia e gli studenti diventati numerosissimi. Di nuovo la classe dirigente si trovava arretrata rispetto al cambiamento sociale. Fu quella la base del secondo periodo di movimenti, genericamente indicato come il Sessantotto, fra cui i più importanti sono stati il movimento studentesco e il movimento sindacale. Essi non hanno prodotto nuovi partiti, ma hanno: 1) unificato e rafforzato il sindacato;  2) creato lo statuto dei lavoratori;  3) collocato al centro della cultura il Partito Comunista.

La terza fase di movimenti appare vent’ anni dopo quando, nel 1989, finisce la guerra fredda, scompare l’Unione Sovietica e non c’è più bisogno di un argine contro il Partito Comunista. Allora nascono diversi movimenti: la Lega di Umberto Bossi, il Movimento Referendario di Segni e Mani Pulite di Di Pietro. La vecchia classe politica viene eliminata per via giudiziaria ma, quando il Partito Comunista sta per andare al potere, nasce il movimento di Forza Italia – sotto la guida di Berlusconi – e vince le elezioni.

Anche l’assetto politico nato nel 1994 con l’alternanza di governi di Berlusconi e di governi di sinistra (Prodi) durerà una ventina di anni, finché non è avvenuta la grande trasformazione indicata come mondializzazione.

Questa ha provocato in tutto il mondo e soprattutto nei Paesi più sviluppati uno stato di disagio, di inquietudine, di incertezza, di malcontento, che nelle zone o nelle categorie più colpite è diventato un vero stato di rivolta. Lo stato di insoddisfazione si è espresso in modo diverso a seconda del tipo di problemi in gioco e delle soluzioni politiche proposte. Per esempio, in Inghilterra come Brexit, in Catalogna come Separatismo Catalano, in Francia come Gilet Jaunes, in Italia come Movimento Cinque Stelle – un movimento anarco-comunista creato da Gianroberto Casaleggio e mobilitato da Grillo. Il movimento, che vuole l’uguaglianza assoluta e la democrazia diretta attraverso il web, ha ottenuto la maggioranza dei voti seguito dalla Lega guidata da Salvini. Questi due partiti, anche se hanno ideologie opposte, avendo la maggioranza assoluta, sono andati al governo insieme.

 

Durante il dopoguerra, perciò, si sono succeduti quattro periodi di movimenti e di mutamento radicale: nel 1945-46 , poi nel 1968- 69, di nuovo nel 1992-93 e, infine, nel 2007-2008. Negli Usa ci sono stati undici presidenti: Truman, Eisenhower, Kennedy, Johnson, Nixon, Ford, Carter, Reagan, Bush, Obama e Trump con una ventina di campagne elettorali.

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Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

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