Come uscire dalla crisi della mondializzazione 2. La rivolta e una nuova elite

1 Marzo 2019



Come uscire dalla crisi della mondializzazione 2. La rivolta e una nuova elite
Come uscire dalla crisi della mondializzazione 2. La rivolta e una nuova elite

Si tratta del secondo di un insieme di tre articoli, il cui titolo generale è: Come uscire dalla crisi della mondializzazione.  Il primo si intitolava: I problemi della mondializzazione. Farà seguito il terzo: Una soluzione federale.

2)   LA RIVOLTA E UNA NUOVA ÉLITE

 

I movimenti di rivolta

L’insieme di fattori descritti ne I problemi della mondializzazione ha provocato in tutto il mondo e soprattutto nei paesi più sviluppati uno stato di disagio, di inquietudine, di  incertezza, di malcontento che nelle zone o nelle categorie più colpite è diventato un vero stato di rivolta. Questo stato di insoddisfazione si è espresso in modo diverso a seconda del tipo di problemi  in gioco e delle soluzioni politiche proposte. E’ mia impressione che uno stato di disagio sostanzialmente simile si sia espresso in modo radicalmente diverso nei diversi paesi. Per esempio in Inghilterra come Brexit, in Catalogna come separatismo catalano, in Spagna come Podemos, in Francia come Gilet Jaunes, in Venezuela ha portato al potere prima Chavez e poi Maduro con un programma socialista dagli effetti catastrofici. in Italia come grillismo, un movimento anarchico-comunista creato da Gianroberto Casaleggio e mobilitato da Beppe Grillo. Il movimento, che vuole l’uguaglianza assoluta e la democrazia diretta attraverso il web, è andato al governo con un programma contraddittorio.

 

E’ necessaria una nuova élite

Questi sussulti di protesta non avevano né hanno un piano economico politico di ristrutturazione nazionale e sovranazionale   per affrontare la mondializzazione. Di qui l’impressione che lo stato di disordine, di protesta e di rivolta che ha caratterizzato questi ultimi anni sia ormai privo di respiro, stia raggiungendo il suo apice, dopo di che verrà violenta la reazione in senso opposto. Non so se avverrà in modo brusco come è accaduto col Termidoro dopo il periodo di Terrore nella rivoluzione francese. Forse si tratta più di uno slittamento culturale in cui vengono rivalutate le élite culturali e del sapere che in questo periodo sono state condannate e vilipese. In ogni caso non può però trattarsi della restituzione del potere alle vecchie élite politiche che non hanno capito cosa stavano provocando.

La gente si sta stancando dell’ignoranza, della disoccupazione, delle promesse economiche che non vengono mantenute, del disordine emotivo, degli amori che non durano, della musica senza armonia, dei no global, dei black block, dei dibattiti televisivi in cui i protagonisti urlano e ripetono slogan. La gente ha capito che non basta mandare al potere gente nuova,  giovani, persone ignoranti, dar la voce al popolo in modo caotico e confuso. Cresce il bisogno di persone competenti che spieghino i fenomeni, che facciano proposte razionali.

Ma poiché le cause profonde del disagio non sono cambiate e non sono stati fatti interventi adeguati, la vecchia classe politica potrà fare poco e continueranno le rivolte ed i fermenti. C’è perciò  il pericolo reale che essa non si dimostri di nuovo all’altezza e che inizi un doloroso e difficile processo di formazione di una nuova élite. Detto in termini molto generali dopo la classe politica del primo decennio che ha ignorato il problema e dopo quella ribellista del secondo decennio che ha sbagliato completamente la strada, deve necessariamente formarsi una nuova classe politica di cui per ora non sappiamo nulla, salvo che deve essere in condizione di affrontare il problema della mondializzazione a livello planetario, cioè a livello delle grandi potenze.

Leggi il precedente I problemi della mondializzazione

 

Leggi il successivo Una soluzione federale

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Francesco Alberoni

Laureato in medicina, ordinario di Sociologia a Milano. Ha studiato il divismo L’elite senza potere (1963) ed è stato il fondatore della sociologia dei consumi in Europa: Consumi e società (1964). È il maggior studioso dei movimenti collettivi Movimento e istituzione (1977) e Genesi (1989), è il pioniere degli studi sull’amore: Innamoramento e amore (1979) tradotto in trenta lingue, un tema che ha continuato ad approfondire con L’amicizia (1984) l’Erotismo 1986) Ti amo (1996) Sesso e amore (2006) L’arte di amare (2012) Amore e amori (Edizioni Leima, Palermo, 2016). Con Cristina Cattaneo ha pubblicato L’universo amoroso (2017), Amore mio come sei cambiato (2019) e L’amore e il tempo (2020).

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