L’amore ideale

10 Maggio 2019



L'amore ideale
L'amore ideale

La trappola dell’idealizzazione…

Quando iniziamo a frequentare una persona, abbiamo la convinzione che solo attraverso ripetuti incontri capiremo come è davvero. Pensiamo che all’inizio possiamo averne una percezione distorta dall’ebbrezza dell’innamoramento, che la stiamo idealizzando. Che sia un amore ideale.

In realtà, con il tempo, noi non sostituiamo le impressioni con la verità, ma ci limitiamo a modificare le nostre percezioni in funzione dei modelli cognitivi predominanti che abbiamo interiorizzato, sostiene lo psicologo Robert J. Sternberg . Ovvero, cerchiamo di eliminare o ridurre la “dissonanza cognitiva” (ossia le incoerenze) perché il nostro partner si adegui al nostro modello di amore ideale.

Ruoli complementari

Conosciamo coppie che viste dall’esterno sembrano sempre sul punto di separarsi, ma che in realtà vanno d’accordo perché ricoprono i “ruoli complementari” di una stessa narrazione dell’amore. In altre parole, le loro aspettative sull’amore sono molto simili e vengono soddisfatte dalla relazione.

Ne consegue che la storia d’amore reale sarà tanto più gratificante e completa tanto più rispecchierà il nostro “ideale di storia d’amore”, tanto più ricalcherà i modelli mentali nostri e del partner. Sarà dunque il nostro amore ideale.

 

Amore ideale e storia reale

Che cosa succede quando esiste uno scarto tra la nostra narrazione ideale dell’amore e la realtà? Se la storia o il ruolo che stiamo vivendo non corrispondono alle nostre aspettative? 

Vediamo un caso.

Emma è una donna emancipata intelligente e ambiziosa, con una laurea e un master. Durante gli anni dell’università ha un’intensa vita intellettuale. Conosce un uomo al di fuori dell’ambiente universitario, un po’ più grande, che ha già un lavoro che lo porta spesso lontano. Iniziano un’amicizia erotica molto appagante. Lui proviene da una ricca famiglia di campagna e, in un momento di fragilità, lei accetta di sposarlo perché lui è presente e protettivo mentre lei sta vivendo un grave lutto.

All’inizio lui sostiene di essere attratto proprio dalla sua mente brillante, dalla sua diversità rispetto alle ragazze del suo ambiente sociale, dalla sua indipendenza. Spesso porta Emma con sé durante i suoi viaggi e lei può nutrire in questo modo la sua fame di cultura. Ma è sufficiente l’arrivo di un figlio perché le idee dell’uomo di ciò che deve essere una moglie e una madre si conformino ai ruoli che la tradizione patriarcale prevede.

Così la donna si ritrova a vivere in una magione di campagna, isolata dall’ambiente intellettuale e stimolante a cui era abituata, senza amici né compagnia, se non quella delle due anziane sorelle nubili del marito e del figlioletto. Lui è spesso lontano e quando Emma cerca di spiegare al marito che si sente appassire e che vorrebbe fare un dottorato – che le lascerebbe comunque molto tempo per stare con il bambino – lui si irrigidisce e cerca di dissuaderla. In breve, lei resiste cinque anni, poi lo lascia e lo rivede solo in tribunale.

La verità

È in quella sede, ascoltando le arringhe dei loro avvocati, che si rende pienamente conto che il loro era un legame debole destinato a fallire, perché i loro ideali di amore erano inconciliabili. Ciò che li aveva uniti era un’infatuazione erotica molto forte, ma ognuno di loro aveva cercato di adeguare la relazione al proprio modello ideale. Desideravano dall’amore cose diverse: lei la possibilità di continuare a mantenere viva la sua mente brillante, di poter nutrire il suo desiderio di cultura; lui una moglie che si occupasse della sua casa e della sua famiglia, che fosse sì intelligente e colta, ma soprattutto “ornamentale e sottomessa”, disponibile a rivestire il ruolo che la sua posizione sociale prevedeva.

 

Le storie ideali

Spesso le persone non comprendono che le razionalizzazioni sulle “incompatibilità di carattere” che portano alla fine di un amore celano in realtà una “incompatibilità di narrazioni sull’amore”.

Alberoni e Cattaneo, in  Amore mio come sei cambiato, ci spiegano che: “Nelle coppie forti, che si amano profondamente, che hanno raggiunto l’intimità attraverso la verità, quando lui e lei raccontano la loro storia separatamente, fanno lo stesso racconto, ricordano gli stessi episodi, gli snodi cruciali del viaggio amoroso. I membri di coppie deboli, dove l’amore non è radicato in profondità invece, ci raccontano due storie differenti”. (p. 296)

L’amore che dura

È questo il punto. Nell’amore che dura i partner fin dall’inizio non hanno cercato di assecondare le fantasie dell’altro a discapito delle proprie, non si sono lasciati sedurre o plagiare da una narrazione ideale d’amore non condivisa, ma si sono detti la verità senza omissioni né abbellimenti, hanno creato un progetto sul futuro che teneva conto dei bisogni, delle aspettative, dei valori e dei sogni di entrambi. In altre parole, condividevano uno stesso “modello ideale d’amore”, e anche dopo anni continuano ad alimentare la relazione traendone gratificazione e felicità reciproca.

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Federica Fortunato

Sociologa e professional coach. Collabora dal 2000 con l’università IULM, ha tenuto corsi presso l’Università Statale degli Studi negli insegnamenti ad indirizzo sociologico e ha collaborato con il Politecnico di Milano. Nel corso degli anni ha partecipato a numerose ricerche universitarie, con l’ISTUR presso committenti privati e istituzionali, con il Centro Sperimentale di Cinematografia e presso realtà aziendali italiane nel settore del lusso.

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