Matisse, che invece di morire, rinacque

4 Giugno 2022



Matisse, che invece di morire, rinacque
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Rinascere

Un giovane di 20 anni durante la convalescenza da una peritonite prende in mano per la prima volta un pennello e si innamora della pittura. Questa esperienza di stato nascente decide la sua strada. Quel giovane è Matisse e la prima cosa che fa sarà allontanarsi dalla famiglia e cambiare città. Fa bene perché come osserva Sgarbi lo spirito dell’arte non è sempre nello stesso posto e all’inizio del ‘900 è decisamente a Parigi, è li che si nascono le avanguardie. Un crogiolo di incontri, di confronti, di sperimentazioni, di energia pulsante.

La prima opera con cui inaugura il nuovo, la corrente dei Fauves, (bestie feroci, selvagge) è La signora col cappello, nel 1905. I Fauves non hanno niente di aggressivo; si riconoscono nell’espressionismo accentuando però l’importanza del colore, vogliono celebrare la sua potenza.

L’artista insegue tutta la vita una creatività gioiosa, non la rispondenza alla realtà, non la prospettiva, non la cura del disegno, non l’espressione di emozioni violente o aggressive. Per tutta la vita, Matisse continuerà a dipingere la voluttà, la gioia di vivere, la danza, la calma, usando il colore, passando attraverso due guerre mondiali che la sua pittura sostanzialmente ignora.

L’incontro con Lydia Delectorskaya

Nel ‘32 Matisse conosce Lydia Delectorskaya, una giovane donna russa di origini aristocratiche che nella sua vita aveva perso tutto. Nata in Siberia nel 1910 era rimasta orfana a 12 anni.  Il padre, un rispettato pediatra, era morto di tifo. Dopo poco tempo muore anche la madre, per il colera. La rivoluzione la costringe a fuggire insieme alla zia ad Harbin in Cina. Poi va a Parigi e si iscrive a Medicina alla Sorbona. L'università la accetta ma la retta per gli stranieri è troppo alta e Lydia è costretta a rinunciare al suo sogno. Quando risponde a un’inserzione di Matisse, che cerca un’assistente per dipingere la seconda grande tela de La Danza, è a Nizza e vive di piccoli lavori saltuari. Non ha idea di chi sia. Finito il lavoro lui le chiede di restare, anche perché resta impressionato dal fatto che l’amante di lei ha sperperato tutto il suo guadagno in una notte.

Incontrarsi e riconoscersi

Il loro sodalizio diventa solidissimo si trasformerà in un'opera comune e in un grande amore, quello di due anime che si sono incontrate e riconosciute. All’inizio lei lo aiuta nel lavoro, poi nella gestione dell’atelier, a poco a poco per la sua estrema efficienza e dedizione  lui le affida la gestione di tutto. Dopo qualche anno inizia a ritrarla e per alcuni anni non dipingerà altro che lei. Sono novanta i quadri di Matisse in cui lei ha posato.

Uno sguardo nella vita creativa

Si cerca spesso con sguardo voyeuristico, di entrare nella vita delle persone creative. Nel caso di Matisse e Lydia il loro rapporto è confluito nelle opere del pittore. Il loro è stato un legame intenso ed esclusivo, di estrema fiducia reciproca, assai probabilmente non intimo. Eppure lei amava moltissimo quest’uomo, perché quando la moglie dopo alcuni anni chiede e ottiene che lui la allontani cercherà di uccidersi sparandosi. Sbaglia e sopravvive, poi il pittore e la moglie si separano e Lydia torna accanto a lui e vi resta sino alla fine.

Matisse certamente trova in Lydia una insostituibile collaboratrice in ogni aspetto della vita e della pittura. La chiamava "la mia principessa dagli occhi di ghiaccio, il mio angelo, il drago dagli occhi verdi".

Delectorskaya forse trova in Matisse un uomo per bene, un’anima affine, un grande artista. Ma soprattutto l’impressione è che Lydia abbia trovato nel gettarsi anima e corpo nella collaborazione con Matisse uno scopo elevato nella vita, la possibilità di dedicarsi a un’impresa che ha veramente valore, dopo che tutto ciò che per lei contava, le era stato sottratto.

La rinascita

Sono convinta che sia stato in gran parte grazie alla Delectorskaya se Matisse ha potuto contare su una rinascita negli ultimi dodici lunghi anni della sua vita. Nell’inverno del 1941 il pittore settantenne si ammala di cancro e contro il parere dei medici intraprende un viaggio in treno da Nizza a Lione per farsi operare. È sua figlia Marguerite a insistere perché si faccia operare, dopo aver trovato un bravo chirurgo. L’intervento lo lascia prostrato per lunghi mesi e soffre moltissimo, ma contro ogni previsione sopravvive.

Sopravvive non è il verbo giusto perché Matisse rinasce. Scrive all’amico Camion quando il calvario è finito: “sto così bene in questi giorni che ne ho paura”. Un anno dopo l’intervento dice all’amico pittore Albert Marquet: “è come ricevere in dono una seconda vita”. È raggiante di essere sopravvissuto e consapevole che ogni giorno può essere l’ultimo e non vuole perderlo.

Non ha più la forza di prima, si regge a stento in piedi e la sua salute è molto cagionevole. quindi non può pensare di utilizzare i pennelli; ma trabocca di energia creativa. Allora inventa una tecnica con la quale può creare le sue opere utilizzando le forbici e la carta colorata. Questo gli consente di poter lavorare seduto o addirittura dal letto. E dalle condizioni meno propizie inizia per il pittore un lungo periodo di straordinaria libertà artistica non meno importante delle precedenti. Lydia era le sue gambe, le sue braccia, i suoi colori, il suo agire, il suo rapporto col mondo.

La fine di Henri e Lydia

Nel '54 Matisse muore, Lydia Delectorskaya lascia immediatamente la casa. Ha appena 40 anni e vivrà a lungo, sempre sola,  dedicando la vita a far conoscere la sua opera. Organizza mostre, fa aprire un museo a lui dedicato, a Le Cateau-Cambrésis dove era nato. Dona le opere  ricevute in eredità, e quelle  che ha acquistato, al Museo dell'Ermitage di San Pietroburgo e al Museo Puskin di Mosca e contribuisce moltissimo a farlo conoscere. Scrive due libri sulla vita e sul lavoro di Matisse. "Apparente facilità" e "Contro venti e tempeste".

A 84 anni muore suicida e chiede che le venga messa accanto una maglietta di Matisse.

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L'amore e il tempo (Aracne 2020).

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