Il nomadismo sociale del nuovo Millennio – 1

22 Gennaio 2021



Il nomadismo sociale del nuovo Millennio - 1
Il nomadismo sociale del nuovo Millennio - 1

Alla signora Elda hanno cambiato il postino. Per la terza volta in un anno.  Dato che trascorre molto tempo in casa, è quasi sempre lei, nel condomino, che risponde al citofono e apre il portone alla voce: "Postino".

Il penultimo, un ragazzo molto giovane, è durato appena tre mesi. L'ha incontrato all'altro capo della città, bardato con la divisa giallo evidenziatore, mentre saliva assieme a sua figlia nell'ambulatorio del cardiologo. Le ricorda un nipote che se ne è andato all'estero, stessi occhi un po' orientali. Il ragazzo l'ha subito riconosciuta le ha spiegato che la direzione delle poste da qualche anno fa ruotare il più possibile i postini, perché non si leghino troppo all'ambiente, al circondario e perché la rotazione è più produttiva.  Il ragazzo si era affezionato alle sue "nonnine", aveva imparato bene il giro, ed era diventato anche più veloce. La signora scuote la testa e gli parla della postina del suo paese d'origine, la stessa per trent'anni, a cui aveva chiesto aiuto quando le erano venute le doglie. Si commuove persino a parlarne.

Si lamenta anche perché il giorno prima, in banca, la banca che da trent'anni le accredita la pensione!, le hanno chiesto la carta d'identità per identificarla e farle l'estratto conto allo sportello. "Ma io c'ero quando avete aperto la filiale, abito qui davanti, sono stata una delle vostre prime correntiste, lo saprete bene chi sono!" Ma la nuova addetta allo sportello ("nuova" non nel senso giovane, sui sessanta), imperterrita le ha richiesto i documenti perché a lei ignota. La signora Elda è sbottata ma non ha trovato alleati perché anche gli altri impiegati presenti sono cambiati.

Ormai è la stessa cosa anche al supermercato, dove ruotano le commesse tra le varie sedi. Le è rimasto, come persona di riferimento, quando fa il suo giretto di spese e commissioni, solo l'edicolante che però ha sessantadue anni, forse con la quota cento ce la fa e chiude.

Tanti provano un senso di smarrimento quando nella loro vita quotidiana si trovano di fronte persone sempre diverse o comunque che cambiano spesso.

Nella società precedente a quella attuale i postini, per tornare alla storia della signora Elda, oltre che ad adempiere il loro ruolo lavorativo svolgevano un ruolo sociale di controllo, di compagnia, di confidenza, di coesione. Gli impiegati di banca, quelli fissi da tanti anni, conoscevano bene i loro clienti, agevolavano gli anziani, spesso suggerivano loro le scadenze, se c'era un lutto aiutavano i figli a fare le pratiche di subentro.

Ora, come ci spiegano Alberoni e Cattaneo nel loro saggio "L'amore e il tempo", siamo nel periodo della società nomadica, dove lo sradicamento è uno degli effetti più evidenti. L'estensione mondiale del mercato del lavoro comporta lo spostamento continuo di capitali e lavoratori alla ricerca di migliori situazioni commerciali e di posti di lavoro più remunerativi. Lo spostamento implica la fine del posto di lavoro stanziale, della residenza abiturale, e quindi dei rapporti umani continuativi.

Se un giorno si lavora a Torino e dopo due mesi ci si trasferisce a Enna, com'è possibile costruire amicizie o anche semplici cordiali conoscenze. Per non parlare della difficolta di tenere unita una coppia o una famiglia?  Poi, come nel caso della signora Elda, anche se una persona è stanziale perché anziana, capita che le cambi tutto il piccolo mondo attorno.  Il negoziante si sposta dove gli affitti dei locali sono meno alti, le ditte di pulizie che l'amministratore di condominio prende in appalto magari provengono da un'altra città e cambiano continuamente personale perché lo pagano poco.

Per non parlare poi delle commissioni che si facevano di persona; soppresse a favore  della procedura telefonica o on line. Si parla con la Francia per aver assistenza per una lavastoviglie, con la Romania per un cellulare.  In un giorno si fa il giro del mondo.

Il concetto di nomadismo sociale entra ormai ovunque;  persino nelle Poste e nella banca della signora Elda. E non è tanto per vera e propria necessità, ma come estensione di una mentalità che si è radicata nella società. Bisogna spostarsi continuamente, non affezionarsi, non "dormire sugli allori", non impigrirsi, rinnovarsi, facendo ogni volta rabula rasa, come se il vissuto, il passato non contasse più nulla.

Il nomadismo è penetrato anche nella mente. Dove ci sentiamo? E chi siamo noi, alla fine, in questo divenire amplificato e frenetico? (continua)

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Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico, caporedattrice (email), laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pavia, è studiosa di geopolitica e di cambiamenti nella società. Collabora come sceneggiatrice con una casa cinematografica di Roma, è regista di documentari e scrive testi per il teatro. Una sua pièce: “Amaldi l’Italiano” è stata rappresentata al Globe del CERN di Ginevra, con l’introduzione di Fabiola Gianotti. Scrittrice e poetessa, è direttrice di una collana editoriale di poesia e giurata di premi letterari internazionali. Il suo ultimo romanzo è “La fidanzata d’America” ( Castelvecchi, 2020).

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