Una bruttina stagionata

27 Settembre 2019



Una bruttina stagionata
Bruttina che vince

Drusilla Tanzi, piccola di statura, obiettivamente bruttina tipo Marcie dei Peanuts, miope a tal punto che sembrava indossare dei bicchieri anziché degli occhiali, spesso malata, è stata la musa principale del grande poeta Eugenio Montale. Il premio Nobel  l’ha anche sposata quando entrambi erano avanti con gli anni, nonostante il poeta avesse avuto in tutta la sua vita amanti giovani, belle e colte.

Ha tuttavia sempre preferito lei, fino in ultimo.

Come mai?

Molti sottovalutano le potenzialità seduttive di certe donne obiettivamente non belle, ma dotate di altri talenti. Così come molte donne, guardandosi allo specchio e non ritrovandosi nei canoni di bellezza della propria epoca, si scoraggiano e si rassegnano, non considerando che una bruttina stagionata –  si legga il simpaticissimo libro di Carmen Covito – , come ad esempio Drusilla, può avere  una vita sentimentale più movimentata di tante donne bellissime.

“Ho conosciuto una simpatica e intelligente sua ammiratrice … porta il bizzarro nome di Drusilla…” con questa lettera di Montale a Svevo, facciamo conoscenza con questa donna, diversamente bella, in uno scritto datato 1927.

Drusilla ha quarantadue anni e Montale  trentuno. Lei, inoltre, è sposata e con un figlio. Nonostante tutto tra i due sboccia un sentimento molto forte, che resisterà a molte intemperie. Montale le dà il nomignolo di “Mosca”, per via della grande miopia, ma si innamora di lei nonostante sia sposata con un altro, Matteo Marangoni, celebre critico d’arte, e madre di un figlio.

Il poeta però è giovane e sensibilissimo, nonostante l’apparenza seria e quasi scontrosa, al fascino femminile. Libero da impegni matrimoniali con Drusilla, si lascerà affascinare da molte donne, fino alla fine dei suoi giorni, ciclicamente.

La prima donna rilevante nella storia sentimentale di Montale era davvero irresistibile, una giovane americana dagli occhi azzurri,  pettinata alla maschietta, Irma Brandeis, da lui immortalata nelle poesie di quel periodo come Clizia.  Irma, innamoratissima, vorrebbe che Montale la seguisse in America negli anni trenta, tra l’altro gli anni del fascismo e delle leggi razziali (“Clizia” era ebrea), ma Drusilla, con cui porta avanti una storia parallela, minaccia due volte il suicidio. Il poeta non parte.  Vince Drusilla, la bruttina.

La seconda donna è celeberrima, è la grande poetessa italiana Maria Luisa Spaziani che incontra quando lei ha ventisei anni e lui cinquantadue, lei bella e talentata, lui goffo ma già intellettuale acclamato dal pubblico. Si daranno nelle lettere i nomignoli di Volpe e Orso. Lei non è ancora sposata ma sta per farlo, lui in realtà non riesce a darle più di un’affettuosa amicizia, secondo le parole della Spaziani, o probabilmente di un’ amicizia erotica, secondo il lessico amoroso di Francesco Alberoni. Lei si sposa. Si frequentano anche successivamente, ma a livello soprattutto intellettuale. Torna a vincere Drusilla, la bruttina.

Come ha potuto sbaragliare una simile concorrenza? Perché Montale era così legato a questa donna?

La risposta, ancora una volta quando si tratta delle storie d’amore dei poeti di cui trattiamo spesso nel magazine,  si può leggere nelle poesie più belle del Montale della maturità: la raccolta denominata Xenia, che nasconde la sua Drusilla in ben ventotto liriche, tutte dedicate a lei, da poco scomparsa.

È a lei e solo a lei che egli dedica una delle più belle poesie d’amore del novecento:

 

Ho sceso, dandoti il braccio, almeno un milione di scale
e ora che non ci sei è il vuoto ad ogni gradino.
Anche così è stato breve il nostro lungo viaggio.
Il mio dura tuttora, nè più mi occorrono
le coincidenze, le prenotazioni,
le trappole, gli scorni di chi crede
che la realtà sia quella che si vede.

Ho sceso milioni di scale dandoti il braccio
non già perché con quattr’occhi forse si vede di più.
Con te le ho scese perché sapevo che di noi due
le sole vere pupille, sebbene tanto offuscate,
erano le tue.

Il dolore del poeta per la sua perdita è inestinguibile.

Dopo la sua morte Montale capisce perché amava Drusilla e solo Drusilla

 

Drusilla, nonostante le “distrazioni” del suo uomo, è stata sempre la sua guida, il suo punto di riferimento e il loro rapporto ha il sapore della quotidianità affettuosa e partecipe, dell’amore consolidato e irrinunciabile.

È commovente come lui la cerchi ovunque, come desideri che ancora lo consigli, gli parli, come aveva sempre fatto nelle loro vita insieme, da donna moderna, coraggiosa, combattiva qual era, ed estremamente intelligente.Drusilla, infatti, è una donna piena di sorprese: è persino un personaggio letterario. Infatti è la zia Drusilla: “colei che rompeva sempre gli occhiali” in “Lessico famigliare” di Natalia Ginsburg, di cui era veramente la zia nella vita. E anche Montale appare in un breve cameo nel libro, come suo compagno, assieme a lei anche in quell’occasione.

Se all’inizio il loro rapporto ha risentito del ricatto emotivo della “Mosca”, nel momento della minaccia del suicidio, e ha forse suscitato in Montale lo stimolo di quello che Alberoni definisce “amore generoso”, nel corso degli anni questo sentimento si è stabilizzato , diventando fortissimo.

Non si può tuttavia parlare in questo caso di amore esclusivo.

Montale ha sempre avuto anche altre relazioni, ma il poeta nel dilemma di lasciare Drusilla o scegliere una nuova, più giovane e bella partner per condividere un nuovo progetto di vita, sceglierà sempre Drusilla, la sua “Mosca”.

Continuerà a voler bene e a stare sempre con lei, fino a sposarla quando lei rimarrà formalmente vedova dal suo primo marito. La  cerimonia ufficiale avverrà quando Drusilla  sarà ultra settantenne, ancora accanto al suo uomo  che l’ha scelta ancora una volta. Come sua moglie.

Niente male per una bruttina stagionata.

 

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Una bruttina stagionata

Giusy Cafari Panico

Giusy Cafari Panico (email), laureata in Scienze Politiche a indirizzo politico internazionale presso l’Università di Pavia, è studiosa di geopolitica e di cambiamenti nella società. Collabora come sceneggiatrice con una casa cinematografica di Roma, è regista di documentari e scrive testi per il teatro. Una sua pièce: “Amaldi l’Italiano” è stata rappresentata al Globe del CERN di Ginevra, con l’introduzione di Fabiola Gianotti. Scrittrice e poetessa, è direttrice di una collana editoriale di poesia e giurata di premi letterari internazionali. Il suo ultimo romanzo è “La fidanzata d’America” ( Castelvecchi, 2020).

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