Stili di vita

26 Marzo 2022



Stili di vita
Stili di vita

Da dove prende origine, cosa mette in luce e cosa si nasconde in questa espressione?

A introdurre nel nostro vocabolario il concetto stile di vita è stato lo psicologo  Afred Adler  nel 1897.

Per inquadrare Adler ricordiamo che L’interpretazione dei sogni di Freud è del 1899. Anche se Adler è entrato in contatto con Freud,  è rimasto un pensatore originale. Infatti  pur avendo conosciuto la psicoanalisi, ha mantenuto una sua indipendenza teorica: la sua teoria veniva considerata al tempo, un po’ semplicistica, perché si diceva “risolve tutto in termini di complesso di inferiorità superiorità”.

Ma la sua espressione stile di vita è stata ripresa continuamente. Per Adler  lo stile di vita è un principio individuale, molto importante, anzi fondamentale. È  il modo in cui una persona persegue la sua meta. Se vuoi capire una persona, osserva il modo in cui si dirige verso la sua meta.

Come Seneca anche Adler sembra dirci: “non esiste vento a favore per chi non conosce il porto”. Ecco Adler vede la vita come un viaggio.

l’individuo conosce il suo viaggio? Si è posto la sua meta?

Ci va con coraggio, con fermezza, con esitazione, va avanti e indietro? Come cerca di perseguirla?

Oppure a un certo punto si ferma esita e poi non la persegue perché dubbia o è  attratto da altro? Divaga come  Pinocchio quando incontra dei nuovi amici? Trova delle scuse per evitare quello che sarebbe il suo destino?

Il modo in cui una persona va verso la sua meta, o meglio il movimento verso la meta costituisce il suo stile di vita. La meta è sempre un percorso dall’inferiorità verso la superiorità. Lo stile di vita, dunque non lo cambi facilmente. (Da un’intervista a Kurt Adler, negli archivi AAINW / ATP.)

Anche se la psicoterapia oggi sembra essere incentrata sui sintomi, uno dei più importanti lavori in psicoterapia, è riconoscere il proprio stile di vita nei suoi tre assi portanti: affetti, relazioni sociali, lavoro, e se è inadatto, cambiarlo.

La classe agiata americana

Qualche anno dopo Adler  Il sociologo Thorstein Veblen, ha utilizzato la stessa espressione, per indicare ben altro. Veblen studia la classe agiata americana. E vedendo le abitudini che la caratterizzano, osserva che costituiscono uno stile di vita. Non più un rapporto tra nave e porto da raggiungere, ma  uno stile di consumo,  un indicatore di ricchezza. Lo stile di vista ha a che fare col denaro. Non basta averlo, ma devi anche mostrare che lo hai. Veblen parla di agiatezza vistosa e di consumo vistoso.

Sono questi i fattori che compongono lo stile di vita, cioè le modalità attraverso le quali  le classi agiate americane si differenziavano dalle classi meno abbienti.

Nella società americana vi è un collegamento strettissimo, tra ricchezza e vita che conduci. Una promozione o un declassamento lavorativo si traduce immediatamente in cambiamenti di quartiere, casa, macchina, scuola dei figli, tipo di vacanze….

Ma non così in Europa dove lo stile di vita fa riferimento a un più ampio ordine di valori che tendono a mantenersi.

La discontinuità tra il modello americano molto legato all’economia, dove l’economia è il bene primario che non si deve mai inceppare, e l’Europa è sempre stata molto forte.

Lo stile di vita europeo ha a che fare con la qualità della vita, con gli interessi, la cultura, l’arte. Camminando per i piccoli borghi in tutt’Europa e in particolare in Italia, siamo immersi in un contesto storico artistico che ha un valore in sé non traducibile immediatamente in valore economico. Anzi il più delle volte mantenere questi contesti costituisce un costo economico. La grande casa non è acquistata per esibirla, ma è per lo più tramandata dal passato familiare che si vorrebbe perpetuare con il suo repertorio di valori. E cerchi di mantenerla anche se il tuo stile di vita non te lo consente più.

La bellezza del nostro paese fa parte integrante del nostro stile di vita, come la  qualità del nostro cibo, del nostro abbigliamento, come l’antica cultura del vino.  Come il perpetuarsi dell’interesse verso le nostre radici culturali, radici umanistiche non traducibili spesso in un valore economico.

Ma cultura, arte, storia, musica, manifattura pregiata, sono  allora disvalori da tralasciare? Questo è stato il brano cantato negli ultimi trent’anni, anni di globalizzazione in cui aveva valore solo ciò che era traducibile in denaro.

D’altronde il problema è reale e ha una sua drammaticità. Niente può sopravvivere come reperto del passato che non generi più valore nel presente.

Ma tra coloro che consumano i beni accantonati dai genitori  senza fare nulla(Ricolfi, La società signorile di massa), vi sono anche coloro che pagano personalmente i loro studi culturali.  Che studiano, approfondiscono, acquisiscono conoscenza, pur sapendo che la società odierna non richiede e non valorizza l’arte, la cultura,  le professioni intellettuali, cioè non le paga. Essi hanno continuato in molti casi perché sorretti dalle famiglie o a prezzo del generale tenore di vita.

Possiamo vedere a costoro come dei difensori della nostra cultura in tempi difficili.

Dove guardano costoro per il loro stile di vita? guardano indietro, alla grandezza del passato.

Mao Tze Tung a lungo aveva cercato di distruggere il passato e rendere se stesso il mito fondatore. Ma oggi la Cina sta riscoprendo e proteggendo il suo passato. le ricerche archeologiche portano alla luce le radici e l’identità. Esse sono nel passato.

Oggi il nostro stile di vita è minacciato con ancora maggior forza: è necessaria una grande determinazione per non “lasciarsi diminuire”. Un orgoglio e una determinazione che gli Europei ma soprattutto gli italiani devono far presente ai loro governi così schiacciati sulle emergenze del momento.

E difendere con determinazione inesausta quel nostro stile di vita che lega indissolubilmente l’economia alla cultura della tradizione.

In rete: Union sign Made in italy, Stile di vita

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Cristina Cattaneo Beretta

Cristina Cattaneo Beretta (ha aggiunto il nome della mamma al suo) (email) Laureata in filosofia ed in psicologia a Pavia, psicoterapeuta, dottore di ricerca in filosofia delle scienze sociali e comunicazione simbolica, ha condotto studi sul linguaggio simbolico e il suo uso terapeutico (Cristina Cattaneo Il pozzo e la luna ed Aracne). Studia le esperienze di rinnovamento creativo e i processi amorosi, approfondendo in particolare il tema della dipendenza affettiva. Ha pubblicato con Francesco Alberoni: L’universo amoroso (Milano, 2017 ed. Jouvence), Amore mi come sei cambiato (2019 Milano, ed. Piemme Mondadori), L’amore e il tempo (Aracne 2020).

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