Il mio amico robot

18 Agosto 2019



Il mio amico robot
Il mio amico robot

Oggi quello che Steven Spielberg aveva presagito sarebbe avvenuto nel 2125, è già in parte realtà. Nel suo film A.I.-Intelligenza artificiale del 2001, infatti, narra le vicende di David, un robot-bambino adottato da una famiglia come sostituto di un figlio e individua l’ambiguità e le difficoltà del rapporto affettivo tra esseri umani e macchina.

Oggi, in un momento in cui molti anziani sono soli e bisognosi di cure, i pazienti negli ospedali si trovano spesso poco assistiti per carenza di personale e le madri lavoratrici hanno difficoltà a seguire i figli, si pone sempre più attenzione alla ricerca nel campo della robotica e abbiamo così almeno in parte già raggiunto i progressi che Spielberg collocava nel 2125. In effetti, sono già in commercio degli umanoidi in grado di fornire assistenza e aiuto nella vita quotidiana. Anzi, non solo sono già in commercio, ma sono già presenti in varie strutture ospedaliere, case di riposo, alberghi, e in case private. In Italia, li hanno introdotti il reparto pediatrico dell’ospedale di Padova e la “Casa Sollievo della Sofferenza” di San Giovanni Rotondo, solo per citare due esempi.

Ma che cosa sono e che funzioni svolgono questi umanoidi definiti “sociali” in quanto in grado di comprendere e rispondere alle emozioni? 

Per esempio Pepper, grazie alle tecnologie avanzate di riconoscimento vocale, sa analizzare i toni della voce del suo interlocutore umano e la postura che assume,  è pertanto in grado di stabilire se questi è felice o triste, sorpreso o arrabbiato. In risposta, simula le emozioni più appropriate tramite i movimenti, le parole e il colore dei suoi occhi. Con il tempo, impara a riconoscere le persone e familiarizza con loro.

Pepper non è molto alto, ha un aspetto simpatico e un display sul petto che fornisce immagini e informazioni così intrattiene i bambini e gli anziani. A seconda dei casi, li assiste al loro risveglio, fa da supporto all’apprendimento, ricorda loro gli orari della somministrazione dei farmaci, li intrattiene fornendo informazioni sul tempo o sulle ultime notizie, raccontando barzellette o scattando selfie di gruppo. Aiuta i bambini ricoverati a superare l’ansia e la paura prima di interventi invasivi e viene considerato da questi non come un robot, ma come un amico a tutti gli effetti.

Oltre a Pepper, ci sono NAO, uno dei robot più evoluti che vorrebbe diventare un family robot, connesso a persone e oggetti; I CUB un robot bambino, capace di parlare e dotato di vista, udito e tatto. Per mezzo della pelle artificiale, può tastare le persone e avvertire gli stimoli esterni. Percepisce e riconosce la sua posizione nello spazio e sa gattonare, camminare, sedersi e manipolare oggetti. Romeo, invece, ideato per fornire assistenza agli anziani e alle persone non autosufficienti, salirà le scale, fornirà sostegno e andrà a recuperare oggetti in altri ambienti. Sarà in grado di conversare e anche di cucinare. Infine, Sophia, uno dei robot più simili all’essere umano, dalle sembianze di Audrey Hepburn, fatta di una speciale gomma siliconica, capace di simulare ben 65 espressioni facciali, collegate a emozioni diverse, è abile nel dialogare e, attraverso la comunicazione, migliora le sue capacità dialettiche e riesce a ricordare i discorsi sostenuti in precedenza.

Questo è ciò che già oggi i robot umanoidi possono fare, ma nel futuro? In un prossimo articolo (Comanderanno i robot? ) illustreremo i progressi che si stanno facendo.

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Rosantonietta Scramaglia

Laureata in Architettura e in Lingue e Letterature Straniere, ha conseguito il Dottorato in Sociologia e Metodologia della Ricerca Sociale. Ha compiuto studi e svolto ricerche in Italia e in vari Paesi. Attualmente è Professore Associato in Sociologia presso l’Università IULM di Milano. È socia fondatrice di Istur – Istituto di Ricerche Francesco Alberoni. È autrice di oltre settanta pubblicazioni fra cui parecchie monografie.

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