Quoziente in caduta libera: perché?

12 Aprile 2022



Quoziente in caduta libera: perché?
Quoziente in caduta libera: perché?

Articolo di Federica Mormando  (psichiatra e psicoterapeuta)

Il quoziente intellettivo continua a calare, dai primi del secolo. Infatti da un po’ di anni noto, nei bambini e negli adolescenti, una diminuzione della curiosità, della capacità di astrazione, della logica. E della capacità di progettare e comprendere, prevedere le conseguenze a medio e lungo termine delle proprie e altrui azioni.

Responsabili sono più fattori. Innanzitutto la diffusione della rapida comunicazione visiva, in particolare quella digitale. Le connessioni del sistema nervoso si sviluppano principalmente nel secondo e terzo anno di vita, e, benché la loro dinamica duri per tutta la vita, si ritiene che in adolescenza termini la costruzione delle vie principali.  Per quanto riguarda le caratteristiche temporali, il sistema nervoso ha almeno due modalità di funzionamento e di reazione all’ambiente, una a tempi relativamente rapidi e una a tempi molto più lenti. Le reazioni rapide sono deputate alla sopravvivenza e alla risposta immediata a un pericolo o a uno stimolo improvviso. Le risposte lente sono quelle del pensiero, della logica, che permette previsione e scelte consapevoli. Le emozioni come rabbia, paura, gioia procurano risposte immediate, mentre i circuiti del pensiero sono complessi e richiedono tempo: ore, anche giorni.

I bambini esposti a lungo e fin da molto piccoli alle informazioni dell’Ipad non sviluppano le caratteristiche cerebrali che permettono il pensiero lento perché gli stimoli digitali sono rapidi, frammentati: contrastano e impediscono il pensiero lento.

Le immagini che si susseguono rapidamente impediscono la riflessione e l’immaginazione, a differenza delle illustrazioni di un libro, delle parole legate l’una all’altra di un racconto.

 

Inoltre nella prima infanzia la formazione della mente avviene per via sensoriale. La realtà virtuale impedisce l’uso dei cinque sensi, limitando l’esperienza e con essa l’empatia, la capacità di relazione, lo sviluppo del pensiero e del linguaggio, divenuto sempre più approssimativo. Linguaggio approssimativo coincide con pensiero limitato.

Oggi bambini e ragazzi e purtroppo molti adulti non chiedono neppure il significato di parole che non conoscono, inventandolo o saltandole.

Ed ecco la “non comprensione del testo”, l’esclusione del dizionario. È rara anche la conversazione pacata, lo scambio di opinioni che si possono contrastare ragionando.

I talk show televisivi sono risse, incitamenti a vincere con la forza dell’urlo e dell’insulto, non certo con il lume della ragione.

Sono esempi potenti, come i videogiochi che forniscono ai neuroni specchio kit ben forniti di aggressioni ripetute e immotivate.

Quanto alla curiosità, essa nasce dall’impreciso, dalla penombra, dall’abitudine a ricercare ciò che non si vede con chiarezza. Oggi le informazioni sono nette, vere o false che siano, e non danno di per sé adito a domande.

 

La scuola ha una grande responsabilità.

Programmi minimali, studio superficiale della storia, viene ignorata la mancanza di struttura dei temi, gli studenti utilizzano schede con risposte predefinite che escludono l’espansione del pensiero. E non ultimo l’azzeramento delle differenze: tutti promossi, dalla primaria alla secondaria di primo grado.

Manca lo stimolo del riconoscimento dello sforzo “in più”, che motiva i migliori invece di mortificarli e convince i meno dotati a sforzarsi per migliorare.

 

Rimedi? Una rivoluzione culturale e concreta importante, che si scontra con moltissimi business, con la cultura e l’economia del consumismo, che pretende l’immediata soddisfazione di desideri non ragionati.

Una rivoluzione della scuola, oggi afflitta da molti guai, fra cui la scarsa formazione di molti insegnanti, in alcuni casi reduci dal post-sessantotto. Una rivoluzione che oggi pare impossibile.

 

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